India, dove investire: istruzione ed educazione

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21 Maggio 2007

NEW DELHI: Lo ha ammesso anche il governo indiano: il "sogno" di poter fornire a tutti i bambini della nazione un’educazione di buon livello rischia di diventare un sogno irrealizzabile. Troppi i punti deboli da coprire, troppo vasto il gap da colmare con le sole forze nazionali. Nonostante si possa contare su diverse eccellenze locali, in India il sistema educativo ha un estremo bisogno di nuove infrastrutture, di nuovo personale, di nuove regole. Difficile, ad esempio, prevedere un roseo futuro per le scuole dell’Uttar Pradesh, del Bengala occidentale, o ancora dell’Orissa, in cui molto spesso mancano anche gli edifici da adibire a sede scolastica.

E dire che il governo indiano si era prefissato anche un obiettivo molto preciso: portare la quota di analfabeti del Paese al di sotto del 15-20% nel medio periodo, spingendo soprattutto nella copertura della vistosa crisi nelle zone rurali. Obiettivo, quello anticipato dalle autorità nazionali, che ci sentiamo di giudicare abbastanza impegnativo, soprattutto se — come sembra — si ha in mente di realizzarlo prima dell’avvento della prossima generazione. Portare la quota di analfabeti al di sotto del 20% significa dedicarsi non solamente ai giovani (che comunque costituiscono grossa parte del gigantesco popolo indiano), ma rivolgere l’attenzione anche a coloro che hanno più di 35 anni, e coinvolgendo nel processo almeno l’80% delle donne, molto spesso relegate lontano dalle possibilità di istruzione.

L’India dovrà poi incrementare le risorse destinate alla scuola, negli ultimi anni sì in aumento ma non quanto basta per recuperare il distacco con il proprio budget professionale, concentrando la maggior parte degli investimenti sui grandi gruppi meno agiati, sulle caste inferiori, sui villaggi e sulle minoranze.

In questo contesto non certo sereno — sebbene, lo si ricorda ancora, il sistema educativo indiano possa contare su vere punte di eccellenza a livello internazionale — non può che prefigurarsi una ghiotta opportunità di investimento per le imprese europee e americane, considerata anche l’apertura sancita nelle scorse settimane da esponenti di spicco del mondo imprenditoriale del subcontinente.

Un esempio su tutti l’hanno offerto nei passati giorni diversi industriali indiani, riuniti come partecipanti al Summit "Educazione, Innovazione ed Eccellenza" organizzato proprio dalla Confederazione delle Industrie Indiane. Sunil Bharti Mittal (Bharti Enterprises) si è dimostrato particolarmente sensibile all’argomento, dichiarando come l’India abbia bisogno di investimenti diretti esteri nel settore dell’istruzione, che sappiano innanzitutto migliorare la qualità delle infrastrutture adibite all’educazione dei più giovani.

Poco importa se i finanziamenti proverranno dall’aldilà dei confini nazionali: lo stesso Mittal ha dichiarato che "l’educazione indiana ha bisogno di rupie così come ha bisogno di dollari". Una semplice frase, ma che in un Paese dove il "made in India" viene difeso fermamente in tutti i campi della vita sociale, ha il sapore della consapevole apertura all’estero.

Mittal ha anche aggiunto che l’India dovrà mettersi al più presto al passo degli altri Paesi asiatici orientali. In Corea del Sud, ad esempio, accedono ai livelli superiori di istruzione più di 4 persone su 10, mentre in India il livello si ferma a un solo fortunato su dieci. Per non parlare degli standards europei o americani: negli Stati Uniti la percentuale delle persone che arrivano a studiare ai livelli superiori di formazione sono l’85%.

Parole chiare sono state spese anche nei confronti degli insegnanti, per i quali appare scontata una decisione del governo sul ritocco dei loro salari, sensibilmente più bassi rispetto a quelli dei loro colleghi stranieri. Probabilmente si procederà anche con una nuova serie di assunzioni nei prossimi anni, che vadano a formare quello che è stato definito come un nuovo "team di insegnanti", che, sulla base di una nuova struttura salariale e un nuovo background formativo, possano dare una notevole spinta al sistema educativo indiano.

Sistema educativo indiano che potrebbe essere riformulato sulla base di esempi internazionali e, perché no, europei. "L’educazione indiana ha bisogno di rupie così come ha bisogno di dollari", ha detto Mittal. E di Euro?

Roberto Rais