India, per il Ministro a Delhi la migrazione non è un problema

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24 Luglio 2007

NEW DELHI: "Lasciate che le persone vengano a Delhi", ha dichiarato il Ministro di Stato per lo Sviluppo Urbano Ajay Maken, alla faccia dei problemi quasi insormontabili che la grande metropoli del subcontinente si trascina dietro da tempi remoti e che per i cittadini della capitale sono da ricondursi prevalentemente al numero di immigrati che ogni giorno varcano i confini dello spazio urbano, il quale ha oramai raggiunto proporzioni da record.

Oltre che alla comunità di Delhi il Ministro pare voler rispondere così anche al pensar comune dell’intera nazione, secondo cui le grandi metropoli dell’India sarebbero presto destinate a svuotarsi a causa delle enormi carenze delle periferie, costrette a far fronte a inefficienze di erogazione dell’acqua e dell’energia, a una viabilità inefficiente, a un sistema di condizioni sanitarie altrettanto scarso. La previsione, che riportammo qualche settimana fa sulle pagine del Corriere Asia, proprio non piace al Ministro, il quale non crede che le metropoli indiane subiranno alcuna emorragia demografica.

Ajay Maken si esprime infatti in senso opposto alla teoria generalizzata secondo cui sarebbero le migrazioni la determinante principale delle cattive condizioni di vita delle periferie, asserendo che i problemi che gran parte dei residenti delle metropoli della nazione incontrano ogni giorno — in questo caso, della capitale Delhi — sono per lo più dovuti a una carente programmazione dello spazio urbano, e non al continuo arrivo di famiglie provenienti dalle campagne e dai centri urbani di minore dimensione.

"Lasciate che le persone vengano a Delhi", quindi. D’altronde "è la capitale" del Paese, ha aggiunto Maken, rispondendo proprio a chi, all’interno della megalopoli, vede di cattivo occhio l’enorme afflusso di "provinciali" alla ricerca di urbana fortuna. E per sostenere la sua opinione Ajay Maken tira in ballo altre due città indiane, Mumbai e Kolkata, che per il Ministro stanno vivendo una situazione ancor più delicata e complessa a livello migratorio, e che nonostante ciò possono vantare un quadro globale della qualità della vita (soprattutto la prima) spesso migliore di quella di gran parte delle periferie di Delhi.

Il Ministro fa inoltre notare che a Delhi vivono "solo" 9.900 persone per chilometro quadrato, contro le 23.000 di Kolkata e le 27.000 di Mumbai, mentre del tutto inadeguato pare, per conformazione urbana delle due metropoli, un confronto con l’europea Londra, dove in ogni chilometro quadrato vivono e lavorano fino a 125.000 abitanti.

La causa citata da Ajay Maken si rivela quindi una forte critica per chi ha sviluppato i primi piani di sviluppo urbano per Delhi, considerati dei veri e propri fallimenti (delle aree commerciali da sviluppare, solamente il 16% è stato realmente oggetto di considerazione). Il Ministro ora ci riprova con un proprio piano urbano che guarda fino al 2021 e che tuttavia, ci sentiamo di dire, non contiene grosse novità rispetto ai precedenti, quanto una nuova dichiarazione di impegni che, si spera, possa avere un riscontro più positivo.

A caratterizzare principalmente il nuovo piano di sviluppo è la costruzione di nuovi spazi commerciali per gli ambulanti, al fine di evitare gli oramai ordinari contrasti sui diritti di occupazione temporanea del suolo pubblico e qualche innovazione in diverse zone della metropoli. A contraddistinguere tutto il progetto è quella tendenza alla "crescita verticale" che per Ajay Maken risulta essere l’unica via da percorrere per sviluppare in maniera efficiente un sistema di viabilità e una riduzione dell’estensione degli interventi per permettere una migliore gestione della rete idrica ed energetica, in contrapposizione a quella "crescita orizzontale" che fin ora ha fatto sviluppare Delhi fin oltre l’orizzonte.

Strade, energia e acqua, quindi, sono per il Ministro i tre punti fondamentali da perseguire nel breve periodo. Perché il governo non crede nello spopolamento di Delhi e, anzi, si prepara per l’anno 2021, quando, secondo le stime a disposizione dello stesso Ministero, nella capitale indiana ci saranno addirittura 25 milioni di persone, contro gli attuali 16 milioni di abitanti.

Roberto Rais