India, settori su cui investire: costruzioni

12 Giugno 2007

NEW DELHI: Continuano le nostre analisi sui singoli settori dell’economia indiana. Dopo aver passato in rassegna il settore dell’istruzione (Corriere Asia del 21 Maggio 2007) e quello dell’energia (Corriere Asia del 4 Giugno 2007), oggi vediamo quali sono le caratteristiche e le potenzialità del settore delle costruzioni.

Come molti altri aspetti dell’economia del subcontinente, anche l’industria nazionale delle costruzioni sta conoscendo un vero e proprio boom, in gran parte auto-alimentato dal bisogno di infrastrutture che il Paese manifesta cronicamente dall’inizio dello sviluppo. Quello delle costruzioni è un settore attualmente valutato intorno alla rilevante cifra di 70 miliardi di dollari, con un incremento talmente vertiginoso da poter prevedere per il 2010 un ammontare globale di circa 120 miliardi. Una differenza di ben 50 miliardi che le stime attribuiscono al valore aggiunto di competenza del quadriennio 2007 — 2010.

Non solo: è un settore in cui oggi lavorano circa 30 milioni di persone. Una fetta importante della gigantesca popolazione nazionale, che però si dimostra totalmente insufficiente per rispettare i piani di sviluppo, secondo i quali occorrerà che almeno 1 indiano su 15 sia occupato nella costruzione di infrastrutture entro pochi anni.

Gap vistosi, quindi, sia dal punto di vista delle risorse materiali che da quelle delle risorse umani, che non potranno che essere coperti grazie anche all’aiuto delle aziende americane ed europee, le quali potrebbero concorrere almeno parzialmente agli investimenti infrastrutturali. D’altronde, se in India quello delle infrastrutture ha la fama di essere un settore finanziariamente insaziabile un motivo c’è: stando ai dati riferibili agli studi dell’Assocham, l’Associazione delle Camere di Commercio e Industria dell’India (cui ci si deve riferire anche per le informazioni e le stime di cui sopra), l’intervento statale potrebbe non bastare per coprire il fabbisogno necessario.

Qualche esempio renderà più chiara la situazione: il governo indiano ha promesso per i prossimi 5-6 anni investimenti nelle costruzioni per un importo che non dovrebbe discostarsi troppo dai 150 miliardi di dollari. Di questi, almeno 60-70 serviranno a sistemare le strade urbane ed extraurbane del Paese, compresi i collegamenti promessi dalla storia recente, come le grandi opere autostradali e l’oramai mitico "quadrilatero" nazionale. Inoltre, si stima che almeno altri 10 — 12 miliardi dovranno essere investiti nelle infrastrutture di supporto alle telecomunicazioni.

A questi vanno ad aggiungersi una lunga serie di investimenti collaterali, come dicono, ad esempio, le stime sulle costruzioni per l’aviazione civile, che prevedono entro i prossimi 10 anni almeno altri 5 miliardi di investimenti.

Ci si domanda se, in questo vorticoso elenco di numeri, vi sia spazio per investimenti dall’Italia o dall’Europa. La risposta, se si considera quanto sopra detto, si aggiunge che il settore dovrebbe crescere del 15% l’anno e che pare oramai di imminente opportunità la possibilità concessa dal governo di permettere investimenti stranieri al completo, non può che essere positiva.

Roberto Rais