India, settori su cui investire: energia

4 Giugno 2007

NEW DELHI: Dopo aver analizzato la domanda di investimenti del settore della formazione (vedi articolo apparso sul Corriere Asia del 21 maggio 2007, "Settori su cui investire, educazione"), passiamo ora in rassegna un altro settore che — come tanti altri segmenti di mercato — necessita di ingenti investimenti, gran parte dei quali non potranno che essere di provenienza estera.

Il tema energetico è argomento di enorme complessità, specialmente in un Paese come l’India, in cui l’energia rappresenta una gigantesca forza motrice dell’economia nazionale, e che ancora evidenzia vistosi gap in termini quantitativi e qualitativi. Appare chiaro, da qualsiasi parte si voglia osservare il fenomeno, che per sostenere una crescita economica così rapida, l’India dovrà investire diverse decine di miliardi di dollari nel settore energetico: investimenti per il carbone, oramai conclamato vero perno di tutto il movimento energetico nazionale, per il petrolio, le cui stime sulla data di esaurimento si fanno ogni giorno sempre più preoccupanti, ma anche per il gas, per il nucleare e per le fonti energetiche rinnovabili, sulle quali il governo indiano sta spendendo tempo e risorse come non mai.

Ad essere particolarmente incerto è l’ammontare degli investimenti necessari al subcontinente. La Kpmg, una delle società leader mondiali nella consulenza, ci viene in aiuto fornendo una previsione relativamente allarmante: entro i prossimi cinque anni il Paese avrà bisogno di investimenti pari a una cifra compresa tra i 120 e i 150 miliardi di dollari.

Numeri da capogiro, che non possono che aggiungersi agli altri elementi che dovranno caratterizzare il mercato energetico indiano del prossimo lustro: si parla in questo contesto soprattutto delle riforme tanto attese, che dovranno riformulare alcuni dei fattori fondamentali del settore, dalle tariffe energetiche alla distribuzione lungo la rete nazionale.

Il consumo di energia pro capite, in India, è infatti più basso degli standard mondiali, e la robusta crescita che sta attraversando il Paese rischia di non trovare una valida controparte se tali livelli medi verranno — come pare — innalzati dallo sviluppo e dal benessere sociale. Controparte energetica che, se si dovesse tradurre in una generalizzata inefficienza, non potrà che inficiare il raggiungimento degli obiettivi di crescita del Prodotto Interno Lordo del subcontinente.

Secondo le più recenti pubblicazioni la produzione di energia nel Paese dovrà crescere di almeno il 6,4% l’anno. La ricerca da cui è stato tratto questo dato — sempre a cura della Kpmg — evidenzia come il campo più interessante del recinto energetico sarà probabilmente quello dell’energia nucleare. Ma per sfruttare adeguatamente la produzione nucleare occorrerà investire miliardi di dollari nello sviluppo delle fasi iniziali e finali del ciclo, dalla produzione alla distribuzione, riformulando l’attuale sistema di generazione e di erogazione energetica.

Investimenti enormi, quindi, che non nascondono un certo grado di aleatorietà. Sulla scia di queste previsioni si lavora per sviluppare un accordo nucleare con gli Stati Uniti, sempre molto attenti alle questioni nucleari internazionali. L’accordo — che alcune voci danno come più vicino di quanto si possa pensare — potrebbe dare nuova "energia" alla stessa "energia", anche grazie alla partecipazione privata nel settore, nel quale le imprese europee sembrano per il momento non particolarmente coinvolte.

Secondo la ricerca, infine, un’altra fonte di grande interesse sarà quella di natura idroelettrica: pare che, del potenziale complessivo presente nel subcontinente, solamente il 17% sarebbe sfruttato adeguatamente.

Ciò che appare evidente è che l’India non può più reggersi sul carbone, sul quale tra breve non potrà più contare con queste proporzioni: il carbone andrà ad esaurirsi entro mezzo secolo, e il petrolio non pare certo un’alternativa più valida, almeno in termini di longevità.

Il governo dovrà inoltre coinvolgere in maniera più decisa il settore privato durante la fase degli investimenti (Reliance Industries poche settimane fa, ad esempio, ha scoperto due nuove riserve di gas naturale), migliorando la propria gestione: le perdite derivanti da sprechi e furti energetici ammontano a 6 miliardi di dollari annui.

Roberto Rais

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