India, si accendono le luci sugli aeroporti minori

17 Luglio 2007

NEW DELHI: Con una recente disposizione il governo indiano ha ordinato che tutti gli scali del Paese siano dotati di adeguate attrezzature per assicurare delle efficienti operazioni di atterraggio e di partenza, specialmente in condizioni di scarsa visibilità. Il provvedimento, in realtà, è nato per allineare la qualità degli scali del subcontinente a quelli internazionali, in particolar modo per quanto concerne gli arrivi e le partenze in notturna.

I nuovi precetti non sarebbero poi tanto clamorosi, se non fosse che in India ci sono esattamente 80 aeroporti, e che degli 80 scali quelli già in regola con le prossime procedure si conterebbero sulle dita di una mano, o forse due.

Il provvedimento, annunciato negli scorsi giorni dal Ministro per l’Aviazione Civile Praful Patel, mette dunque alle strette la stragrande maggioranza degli aeroporti indiani, già ampiamente accusati di inefficienza dai media nazionali, i quali — sulla scia del malcontento popolare — non perdono occasione per ribadire l’arretratezza nella quale vive la quasi totalità della rete aerea nazionale.

Ma la regolamentazione — dal contenuto peraltro ampiamente condivisibile — voluta dal Ministero per l’Aviazione Civile, assume una connotazione più profonda se accompagnata dalle ulteriori dichiarazioni che Praful Pratel ha concesso nelle scorse settimane. Intenzione del governo è infatti migliorare quella che è divenuta una situazione insostenibile nei cieli indiani, oramai troppo affollati e concentrati su una manciata di aeroporti.

Il Ministro aveva annunciato un mese fa che il governo aveva vagliato diverse soluzioni per decongestionare il traffico aereo: una delle poche alternative a disposizione è quella di indirizzare parte dei voli su degli scali oggi considerati secondari, ragion per la quale ora vi sarebbe necessità di un provvedimento urgente — quale quello in via di formalizzazione — che spinga gli aeroporti di minore importanza ad attrezzarsi adeguatamente in termini di sicurezza.

La via dell’efficienza del settore dell’aviazione civile dovrebbe tuttavia passare anche attraverso altri espedienti. Voci vicine alle autorità istituzionali suggeriscono l’idea di liberalizzare gli investimenti diretti esteri nel settore, consentendo quindi agli stranieri di operare in uno dei mercati dall’espansione più rapida nel Paese. Principalmente a beneficiare dei nuovi provvedimenti saranno i due scali principali del subcontinente: Mumbai e Delhi saranno quasi "costrette" a cedere parte del proprio traffico aereo ad altri aeroporti di secondaria o terziaria grandezza, per permettere uno sviluppo più equilibrato dei due terminal fondamentali per l’India.

Detto questo, si sa che nel contesto indiano ad utilizzare in una stessa frase la parola "investimento" e la parola "estero" si corre il rischio di generare nuova europea euforia. Dalle parti del Vecchio Continente qualcuno si era già accorto che gli aeroporti indiani avrebbero prima o poi avuto bisogno di importanti implementazioni, e alcuni investitori stranieri sarebbero interessati a fornire le più moderne infrastrutture necessarie per permettere le operazioni di atterraggio e di partenza senza l’ausilio della luce solare.

I lavori dovrebbero prevedere un ammontare complessivo di spesa interessante per le imprese europee e, tra di esse, anche per alcuni fornitori italiani. Altra notizia che potrà riguardare eventuali investitori è che l’India ha in mente di aggiungere circa 400 nuovi aeromobili da oggi al 2014, per un valore di circa 80 miliardi di dollari, cui andranno aggiunti i 30 miliardi di dollari necessari per gli aggiustamenti infrastrutturali aeroportuali. In tutto, 110 miliardi di dollari che il Paese dovrà spendere nel breve — medio periodo, a beneficio della sicurezza e della qualità dell’aviazione civile del Paese e, forse, anche di coloro che si aggiudicheranno parte dei lavori.

Roberto Rais