India e tendenze urbane: addio alle metropoli?

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3 Luglio 2007

NEW DELHI: Un fenomeno dalle mille sfaccettature sta colpendo alcune metropoli indiane. Un avvenimento di non facile valutazione, che tuttavia sembra accomunare l’India ai Paesi più sviluppati del mondo. La circostanza di cui si parla è uno spopolamento di diverse grandi città del subcontinente, colpite da una lenta emorragia che consuma il numero — spesso a sei zeri — degli abitanti dei centri urbani.

Ad essere al centro dell’attenzione è in particolare la metropoli di Kolkata (l’ex Calcutta), il cui spazio cittadino si sta progressivamente svuotando a favore di centri urbani medio — piccoli. Una tendenza, quella in atto nella megalopoli indiana, che ricorda quanto successo nei principali Paesi sviluppati del mondo, dove la popolazione urbana è distribuita soprattutto nelle realtà di medie dimensioni, e che la allontana dalle sembianze terzomondiste in cui troppo spesso ci si trova di fronte a città-stato di proporzioni smisurate e dalle contraddizioni altrettanto esorbitanti.

Le previsioni sull’andamento demografico di Kolkata vecchie di cinque — dieci anni fa devono quindi essere ribaltate. La crescita non sarà più smisurata come una volta, e il rischio di uno spopolamento massiccio appare all’orizzonte: segno del cambiamento dei tempi? Di un’India oramai "emersa" o dell’invivibilità di una delle città più contraddittorie e povere del globo? Probabilmente la risposta è da ricercarsi in un concorso di cause, anche perché quella che abbiamo definito "emorragia" demografica non riguarda certamente la sola Kolkata. Per rimanere in India potremmo citare l’esempio di Mumbai, che continua a crescere con ritmi elevati ma che dimostra al suo interno diverse manifestazioni di insofferenza, o Seoul, per trattenerci nel continente asiatico.

Il dato dello spopolamento di alcune metropoli asiatiche va però analizzato di fianco al dato dell’incremento dell’inurbamento indiano e mondiale, il quale ci rivela che oggi sulla faccia della Terra più di una persona su due vive oramai nelle città. Per l’India, in particolare, è previsto un raddoppio del numero di cittadini nei prossimi anni, a parziale danno della popolazione rurale. La popolazione cittadina del mondo sviluppato invece, dovrebbe crescere sempre più lentamente raggiungendo un livello elevato di stabilità.

Al giorno d’oggi in realtà meno di un indiano su tre (appena il 28%) vive nei centri urbani. Di questi, la maggioranza (il 55%) risiede in quartieri estremamente poveri, che si fa fatica a definire poco più che delle modeste baracche: il 40% dei cittadini indiani, ad esempio, non ha accesso costante a fonti di acqua pulita. I dati sull’energia elettrica e su altri standards delle dotazioni abitative lasciano ancora meno spazio all’ottimismo.

Altro dato contrastante: Mumbai dovrebbe diventare entro il 2020 la seconda città più grande del mondo, con oltre 25 milioni di abitanti. Tuttavia il merito non sarebbe tanto di migrazioni provenienti dalle campagne (come se si trattasse di una nuova industrializzazione urbana), quanto alla crescita naturale dovuta alla differenza tra il numero di nati e quello dei morti, dato accentuato dalla bassa età media degli indiani.

Roberto Rais