Indonesia: nucleare in Iran. Domani la decisione , comunità internazionale col fiato sospeso.

4 Giugno 2007

JAKARTA: E’ stata finalmente fissata per il 5 Giugno la sessione plenaria del Parlamento indonesiano (DRP, o Dewan Perwakilan Rakyat) durante la quale il Governo di Susilo Bambang Yudhuyono sara’ tenuto ad esporre la sua posizione ufficiale a riguardo della decisione, presa lo scorso Marzo, di votare a favore della Risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Vexata quaestio, quella aperta dalla scelta del Governo di sostenere una piu’ rigida posizione nei confronti delle ambizioni nucleari dell’Iran, che si e’ di recente proposta come fulcro del dibattito interno sul ruolo internazionale e sull’indirizzo geopolitico dell’Indonesia.

In molti, sia all’interno che all’esterno del paese, si aspettavano che sulla questione del nucleare iraniano l’Indonesia, membro non-permanente del Consiglio di Sicurezza, si sarebbe attenuta alla linea astensionista precedentemente adottata dal Governo nell’ambito del rinvio alle Nazioni Unite del caso Myanmar. Alla vigilia del voto, il Presidente aveva inoltre invitato le Nazioni Unite ad astenersi dall’imporre sanzioni onerose nei confronti dell’Iran, adducendo come motivazione il rischio di un ulteriore aggravamento della gia’ molto precaria situazione medio-orientale.

La reazione negativa alla scelta finale del Governo di sostenere una risoluzione stilata da paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non ha tardato a farsi sentire, promossa inizialmente da gruppi islamici piu’ conservatori e promotori di una convergenza politica fra Indonesia e Iran, ma gradualmente ampliatasi fino ad inglobare le principali fazioni parlamentari, come i partiti del Golkar e PDI-P. Un processo che e’ sfociato la settimana scorsa nella richiesta formale, presentata da 280 deputati, di indire una interpellanza ufficiale del Governo al cospetto del DPR. La Costituzione, e la riforma istituzionale del Luglio 2003, garantiscono il diritto del DPR (con la condizione che la mozione sia sostenuta da una maggioranza dei suoi 550 membri) di interpellare il Presidente su decisioni e iniziative politiche prese da quest’ultimo e ritenute potenzialmente anticostituzionali e/o lesive dell’interesse nazionale. A nome dei 280 legislatori che hanno indetto l’interpellanza, il deputato del PAN (Partito del Mandato Nazionale) Abdillah Toha ha giustificato la necessita’ di una sessione plenaria dichiarando infatti che la scelta del governo contraddice l’interesse nazionale, oltre che la Costituzione, la filosofia del ‘non-allineamento’ (e’ nella citta’ di Bandung, Java occidentale, che si tenne nel 1955 la prima conferenza del Movimento dei Non-Allineati), e lo spirito di solidarita’ fra paesi musulmani. In linea di principio, il processo messo in atto dal DPR puo’ portare fino all’impeachment del Presidente.

L’esito finale di questo confronto parlamentare che avverra’ il 5 Giugno e’ ancora aperto, ed e’ di pochi giorni fa l’annuncio, proferito dal portavoce di Susilo Bambang Yudhuyono, Andi Mallarangeng, che il Presidente non comparira’ alla sessione, ma inviera’ piuttosto in sua vece un rappresentante o un Ministro, come gia’ fece durante la crisi della febbre aviaria nel 2005, per esempio. Tuttavia, come testimoniano anche una serie di avvenimenti paralleli, come ad esempio il crescente impegno dell’Indonesia all’interno della Organizzazione della Conferenza Islamica, e le parole del Presidente al recente World Islamic Economic Forum sull’importanza dell’unita’ fra paesi musulmani, la forza con la quale la questione iraniana si e’ imposta sul discorso politico interno appare sintomatica del piu’ generale processo di ridefinizione della concezione di "interesse nazionale" succeduta alla transizione a governo civile. Una enfasi piu’ marcata, riscontrabile anche a livello della popolazione, sulla identita’ musulmana di quello che in effetti e’ la nazione con la piu’ grande popolazione musulmana al mondo che e’ in netto contrasto con l’approccio piu’ nazionalista e filo-americano che aveva dominato la politica internazionale del paese durante i trent’anni precendenti a quella transizione.

Crescente e’ pero’ anche la speculazione sul fatto che l’interpellanza possa esser stata ispirata parzialmente dagli scontenti scaturiti dal recente rimpasto ministeriale attuato dal Presidente, ma anche da una strategia politica messa in campo dalle principali fazioni del DPR intesa ad iniziare a coltivare il voto musulmano, con lo sguardo rivolto verso le elezioni presidenziali del 2009.

Carlo Argenton