Indonesian Petroleum Association: produzione di greggio a rischio

28 Maggio 2007

JAKARTA: "Promuovere gli Investimenti attraverso Partnership" : questo il tema della 31a Conferenza della Indonesian Petroleum Association (IPA), la piu’ importante associazione di individui e compagnie del settore, svoltasi a Jakarta, Indonesia, fra il 14 e il 16 Maggio. Un appuntamento annuale, quello organizzato dalla IPA, che da oltre trent’anni ha come fine precipuo quello di creare un forum per promuovere il flusso di informazioni fra tutti i maggiori protagonisti dell’economia petrolifera in Indonesia, essenzialmente agendo da "ponte" per il dialogo fra Governo e industria. Ed e’ ad una conferenza integralmente improntata su questo concetto di dialogo e cooperazione, dunque di "partnership", che i colpi del gong della cerimonia d’apertura, quest’anno presieduta dal Presidente dell’Indonesia, Susilo Bambang Yudhuyono, hanno dato il via. Partnership fra pubblico e privato unanimamente ritenute dai leader del governo e dell’industria alternatisi ai microfoni delle sessioni plenarie, come il piu’ efficiente strumento per affrontare il dato che ha essenzialmente fatto da cornice all’evento: ossia, il drastico calo degli investimenti sia nell’Esplorazione che Produzione di idrocarburi, succeduto alla transizione a governo civile alla fine degli anni ’90, e il conseguente declino progressivo dei livelli di produzione di greggio e condensati. Stando ai dati forniti da Chris Newton, ex-presidente dell’IPA, dal picco del 1995 (circa 1.4 millioni di barili al giorno) ad oggi, il paese ha visto una diminuzione del 40% della sua produzione di greggio (uguale a 3.7% declino su base annuale) e del 31% della produzione di condensati (declino del 3.1% su base annuale), un processo decennale e progressivo che ha portato l’Indonesia, membro dell’OPEC dal 1962, a trasformarsi nel 2004-5 in un importatore netto di greggio. L’assenza di significativi segnali di ripresa negli ultimi anni ha inoltre probabilmente compromesso irrimediabilmente il raggiungimento dell’obiettivo del governo, formulato proprio nel 2005, di raggiungere una produzione di 1.3 milioni di barili al giorno entro il 2009. La produzione di gas naturale si e’ per ora parzialmente sottratta a questa dinamica, consentendo all’Indonesia di mantenere il primato mondiale nell’esportazione di Gas Naturale Liquefatto (GNL), sebbene anche in questo ambito vi sia da rilevare il relativo declino dell’importanza dell’Indonesia sul mercato globale di questo idrocarburo. E’ attorno all’evidenza di una relativa diminuzione dell’importanza dell’Indonesia nel panorama petrolifero globale, sia nel campo degli investimenti che della produzione, che si e’ coaugulato un consenso da parte dei partecipanti, indonesiani e stranieri, intenti a cercare le cause prime di questo processo di declino. Un parametro considerato emblematico della volonta’ di capitali stranieri di assumersi rischi e’ il tasso di perforazione a scopi puramente esplorativi (‘wildcat’), campo nel quale in una prospettiva globale l’Indonesia ha visto un progressivo scemare della sua posizione. Parallelamente, i dati presentati hanno anche tradito una crescente riluttanza da parte degli investitori di incrementare l’applicazione di nuove tecnologie, unico strumento per aumentare riserve e produzione in aree gia’ mature, dal quale proviene oltre il 70% della produzione corrente. L’effetto combinato di attivita’ a basso rischio e’ stato quello di provocare anche una riduzione del 16% delle riserve dal 1999 al 2006. Evidenza di questo processo e’ anche la crescente presenza di compagnie petrolifere asiatiche, tendenzialmente meno propense dei colossi petroliferi occidentali ad impegnare capitali in attivita’ puramente esplorative, soprattutto in aree di frontiera come l’Indonesia orientale. Il superamento di varii ostacoli istituzionali, generalmente riconducibili alla ristrutturazione dell’industria ispirata dalla Legge 22 promulgata nel 2001 dal governo Megawati Soekarnoputri, ha costituito il nerbo della discussione attorno alla ricerca di soluzioni per i problemi di un’industria che tutt’ora contribuisce ad circa un terzo del budget della nazione. Scopo principale della legge 22/2001 e’ stato quello di ridefinire la cornice istituzionale del settore, superando il monopolio della compagnia statale, Pertamina, e dunque introducendo una politica di liberalizazzione, creando nuovi organismi ‘regolatori’ (BPMIGAS nel settore dell’Upstream, e BPHMIGAS nel Downstream), e decentralizzando potere amministrativo e fiscale a favore delle regioni. Una rottura col passato, quella sancita da questa legge, che ha aperto una fase di transizione e assestamento che non si e’ ancora conclusa e la cui incompiutezza molti hanno identificato come la radice dei problemi che si trova ora l’industria ad affrontare. L’incertezza che scaturisce da sovrapposizioni di responsabilita’ fra i varii enti statali (governo centrale, ministeri, governi regionali, organismi regolatori) e dalle contraddizioni contrattuali a cui queste danno vita hanno giocato un ruolo fondamentale nell’innalzare il livello generale di ‘rischio’, specialmente dal punto di vista fiscale, per gli investitori. Inoltre, la rapidita’ con la quale si e’ passati da un sistema fortemente centralizzato e monopolistico a un sistema piu’ decentralizzato e competitivo non ha consentito lo sviluppo organico di competenze tecniche e amministrative sia al livello delle amministrazioni regioni che all’interno della Pertamina. Emblematica, in questo frangente, l’esperienza della Pertamina, la quale, come ricordato dal suo attuale Presidente e CEO, Ari Soemarno, era stata instruita dal governo fin dagli anni ’70 a non intraprendere attivita’ ad alto rischio minerario, delegandole interamente alle compagnie con le quali la Pertamina firmava contratti. Sotto il controllo della Pertamina vi sono ora circa 141,000 km2 di concessioni, una vasta area che copre alcuni dei bacini piu’ prospettivi dell’Indonesia, e che dunque tramite ‘partnership’ potrebbero contribuire a risollevare i livelli di produzione. Sono d’ottimo auspicio per il futuro, tuttavia, il recente intensificarsi di comunicazione e dialogo fra governo e industria, anche grazie a forum come quelli dell’IPA, in un’atmosfera di apertura, comprensione e rispetto reciproco. Segnali positivi sono inoltre di recente giunti anche da un aumento di licenze esplorative rilasciate dal governo nel 2006 e da importanti nuove scoperte, come ad esempio quella appena rilevata dall’ENI nel bacino del Tarakhan, nel Kalimantan orientale.

Carlo Argenton