Inquinamento globale: la Cina rifiuta la proposta inglese e rilancia la critica

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6 Luglio 2007

PECHINO: Cina e inquinamento, Cina e Global Warming, Cina e menzogne sulla diffusione di dati attendibili inerenti alle emissioni di gas tossici. Una serie di temi che la stampa italiana e internazionale ci ripropone con grande enfasi nell’ultimo periodo. Anche Corriere Asia si è più volte occupato della "questione ambientale", con riferimento all’implicazione cinese e indiana fra la schiera di Paesi ad alta pericolosità per l’aumento del tasso d’emissione di "gas serra" dalla combustione del carbone.

La ricerca di una soluzione alla problematica del riscaldamento globale si è fatta continua dall’ultimo G8 ad oggi e vede principalmente il susseguirsi di proposte concrete da parte dei Paesi europei, apparentemente ansiosi nel fornire una risposta valida entro il termine all’applicabilità del trattato di Kyoto sui regimi contenutivi dei tassi d’anidride carbonica, previsto per il prossimo 2012.

L’ennesimo tentativo ha avuto luogo ieri e l’interlocutore principale, ancora una volta, è stato proprio la Cina. Il risultato? L’ennesimo stallo. Il direttore generale dell’ufficio cinese per gli Affari ambientali, Lu Xuedu, ha dichiarato ieri, riguardo all’ultima proposta di salvaguardia ambientale messa a punto dalla commissione parlamentare inglese, che "la Cina non può permettersi di sottoscrivere alcun trattato vincolante nella riduzione delle emissioni di carbonio". Il responsabile dell’ufficio per gli affari ambientali cinese, difatti, ha proseguito spiegando come una tale proposta debba essere immediatamente rilanciata con sinergia politicamente vincolante ai quei Paesi economicamente più sviluppati, di storica solidità economica e di lunga tradizione industriale, che pur sedendo al tavolo delle grandi trattative internazionali si trattiene del sottoscrivere accordi vincolanti sul settore del consumo energetico.

Ancora una volta la Cina fa riferimento al proprio ruolo di "new entry" sullo scenario internazionale del dialogo economico fra i potenti, mettendo in luce come una politica di regolamentazione così ferrea, come quella proposta dal parlamento inglese, non farebbe nient’altro che "azzoppare un’economia sì in ascesa, ma pur sempre nella sua fase iniziale come quella cinese" specifica Lu Xuedu.

Il portavoce di Pechino ha fatto riferimento al profilo globale della società cinese in termini di parziale benessere e di come questa sia ancora per la maggior parte caratterizzata da grandi sintomi di povertà, improponibile nel confronto alle solide economie della maggior parte dei Paesi occidentali.

Un discorso di tal genere risuona capzioso soprattutto se consideriamo la portata notevole dei tagli previsti ieri dal programma di salvaguardia ambientale proposto dal Parlamento inglese: si parla di una diminuzione delle emissioni del 60% da raggiungere entro il 2050, con uno stadio intermedio di taglio previsto entro il 2020 con una percentuale di riduzione del 32%. Valori che fanno realmente pensare a una diminuzione consistente del tasso di anidride carbonica liberata nell’atmosfera, ma che, parallelamente, rappresentano per la Rep. Popolare un cappio all’implemento della produttività interna in risposta alla richiesta sempre crescente fabbisogno del mercato.

Se dal nostro punto di vista può realmente risultare sconcertante, poi, per portata di coerenza politica e d’informazione, prendere atto solo attraverso una rivelazione trapelata in incognito dei dati reali sull’emissione cinese di gas serra, censurati da Pechino, e raccontato giorni fa dal corrispondente Fabio Cavalera, in un’inchiesta pubblicata sul Corriere della Sera, sibillina risulta un’ affermazione provocatoria di Lu Xuedu ai "governi nostrani". Il chiaro riferimento è rivolto a quei Paesi che vivono di legislatura in legislatura gli effetti della democrazia e il cambiamento di coalizioni al potere, talvolta lontane dall’intenzione di portare avanti programmi di legge o trattati di varia natura, così come quelli ambientali, sottoscritti da governi precedenti e di differente natura politica. Il direttore degli affari ambientali dichiara così in maniera quasi critica "saremo più lenti nel sottoscrivere certi piani, ma il nostro Paese quando inizia qualcosa lo prosegue fino in fondo. Da altre parti del mondo, invece, i trattati si abbozzano, approvano e disfano come fossero giochi di un bambino. E’ troppo facile sentirsi dire dal governo successivo: è qualcosa che non abbiamo voluto noi e non la proseguiamo. In Cina queste cose non succedono. "

Paolo Cacciato

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