Iran, risoluzione Onu preoccupa la Cina

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9 Maggio 2006

PECHINO: La Cina ha espresso ieri la sua preoccupazione circa la risoluzione proposta dall’Onu per frenare il programma nucleare iraniano che, a suo parere, potrebbe condurre ad una nuova guerra e ha perciò spinto Gran Bretagna e Francia ad eliminare qualsiasi riferimento a possibili sanzioni future o azioni militari contro Tehran.

L’ambasciatore cinese, Wang Guangya è rimasto fermo sulla sua posizione di agire ai sensi del Capitolo Settimo della Carta dell’Onu, che stabilisce l’avvio di azioni risolutive solo in risposta a minacce alla pace e sicurezza internazionale, dalla rottura delle relazioni diplomatiche all’embargo delle armi, dalle sanzioni economiche all’uso della forza.

Gran Bretagna e Francia, che appunto sono a favore della risoluzione, peraltro fortemente appoggiata dagli Stati Uniti, insistono affinché tutto si svolga ai sensi del Capitolo Settimo per rendere legalmente vincolante la sua richiesta che Tehran sospenda l’arricchimento dell’uranio.

Ma Wang non è d’accordo, affermando che tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sono già legalmente vincolanti e non c’è bisogno di un riferimento al Capitolo Settimo, poiché quest’ultimo riguarda le misure di rafforzamento.

L’ambasciatore americano, John Bolton ha dichiarato, dopo un incontro informale del Consiglio sabato scorso, che gli Stati Uniti non intendono "estendere queste negoziazioni all’infinito" e vogliono un voto entro questa settimana, "con o senza il sostegno della Cina e della Russia".

Wang ha riferito che la Cina spera che i suoi collaboratori, ovvero gli altri Stati membri, possano rivedere la loro risoluzione e delinearne un’altra che abbia il sostegno dell’intero Consiglio. L’Osservatorio nucleare delle Nazioni Unite, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), ha dichiarato nel 2002 che l’Iran ormai da anni conduce delle attività nucleari segrete, sebbene non abbia mai affermato il suo possesso di un programma di armi nucleari.

L’Iran, da parte sua, rivendica il diritto dell’arricchimento dell’uranio in base ad un programma nucleare civile pacifico per produrre energia, ai sensi del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), e ha rifiutato di conformarsi alle richieste avanzate dal Consiglio lo scorso marzo per la sospensione dell’arricchimento.

Ylenia Rosati