Le isole della discordia

a cura di:

Archiviato in: in
21 Febbraio 2007

TOKYO: Le Senkaku-Diaoyutai, 7 chilometri quadrati e zero abitanti, sono un arcipelago composto di piccole isole, o meglio da grandi rocce. Dipende dai punti di vista. Sono situate a metà strada tra Okinawa e Taiwan, non lontane dalla costa cinese. L’isola principale, Uotsori Jima, è abitata da circa trecento capre, qualche talpa, da formiche di una razza endemica di Okinawa e ogni tanto dagli albatri.

Da una quarantina d’anni però, anche gli uomini sono interessati alle Senkaku. A dire la verità, sono interessati a quello che sta sotto di loro, perché pare che il sottosuolo sia ricco di petrolio e gas naturale. Ora Giappone, Cina e Taiwan ne rivendicano il controllo, ma la situazione diplomatica e quella territoriale non facilitano la risoluzione della disputa.

Nel 1895, il governo giapponese le fece marcare e le annesse alle isole Ryukyu, che non facevano parte di Taiwan, né delle isole Pescadores, che il Giappone dovette restituire alla Cina alla fine della guerra. Al termine del conflitto, gli Stati Uniti occuparono le Ryukyu, per controllare Okinawa, e le restituirono poi al Giappone nel 1971. Secondo Tokyo quindi, anche le Senkaku sono tornate giapponesi.

I cinesi le chiamano isole Diaoyutai. Secondo Pechino invece, sono sempre state un avamposto di pescatori cinesi, e la loro esistenza è documentata in Cina dal XV secolo. Al momento della conquista giapponese di Taiwan, le Diaoyutai erano controllate da Taipei quindi, con la restituzione alla Cina, anche loro sono entrate nell’accordo. Taiwan è solo una provincia ribelle e fa parte della Repubblica Popolare, dunque le Diaoyutai sono cinesi.

Il Giappone detiene, di fatto, il controllo dell’arcipelago. Secondo il diritto internazionale, le acque entro 370 chilometri dalla costa sono "zona economica esclusiva" (EEZ) dello stato d’appartenenza, ma il Mar Cinese orientale non è abbastanza grande da evitare sovrapposizioni. Il limite territoriale è molto stretto. Le controversie e gli incidenti diplomatici sono continui.

Dal 1996 ad oggi, cittadini cinesi hanno continuamente manifestato davanti alle rappresentanze diplomatiche giapponesi, tentato l’occupazione delle isole, sconfinato con imbarcazioni commerciali e da ricognizione. La guardia costiera giapponese è in continua allerta e gli Stati Uniti hanno assunto una posizione defilata. La Cina ha avviato da un anno lo sfruttamento del gas naturale in un giacimento a soli 4 chilometri dal "confine" giapponese.

L’ultimo incidente risale al 4 febbraio scorso, quando una nave da ricerca cinese ha sconfinato senza avvisare la guardia costiera nipponica. Le autorità giapponesi hanno protestato formalmente.

II ministro degli esteri cinese Li Zhaoxing, ha terminato la visita ufficiale in Giappone il 17 febbraio e l’incidente è stato menzionato dal Premier Abe. Le due parti si sono accordate per discutere la questione in un meeting il prossimo marzo.

Riccardo Cristiani

Siamo a lavoro sul nuovo Corriere Asia!

Ricevi una notifica quando sarà Online
Ok voglio ricevere la notifica :) 
close-link