Italia e Cina sempre più vicine nel campo delle Energie Rinnovabili

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26 Novembre 2008

SHANGHAI: L’Italia crede nella corsa alle energie rinnovabili. Mentre il Governo e le pubbliche amministrazioni progettano grandi impianti eolici e fotovoltaici, i privati e le aziende si adeguano, spinti dal desiderio di sganciarsi da sistemi di approvvigionamento energetico ‘imposti’, e garantirsi una fonte di reddito futura. Vero che si tratta di investimenti impegnativi, per i quali sono indispensabili cospicui finanziamenti, da richiedere a banche mai come ora schierate in difesa. Vero anche che l’ammortamento dei costi di un impianto sono lunghi. Tuttavia, la mano russa sui rubinetti del gas pesa, così come le oscillazioni del prezzo del greggio, rafforzando l’idea che "cambiare si può". Aggiungiamo poi la prospettiva di garantirsi una fonte di reddito sicura e pulita, resa più accessibile dallo Stato Italiano, promotore del Conto Energia, programma di incentivi che dovrebbe agevolare la diffusione delle fonti rinnovabili, nonché mantenere gli impegni presi con il trattato di Kyoto e abbattere le emissioni di CO2, evitando così scomode penali.

Con queste premesse, l’Italia si è trasformata in un mercato di sbocco interessante, in particolare per il fotovoltaico, innescando un flusso di offerta ben superiore alla domanda, che vede la Cina in prima fila. Per soddisfare le esigenze di Germania e Spagna, dove già si guarda oltre il solare, poi di Stati Uniti, Giappone e Corea, a Shanghai e dintorni sono sorte centinaia di industrie dedicate, capaci di proiettare la produttività annua a 1500 megawatt nel 2007, rispetto ai 350 del 2005. Parte di questa iper concentrazione produttiva guarda al Bel Paese, salito al terzo posto in Europa per investimenti in ambito solare. Stando alle analisi di mercato realizzate da Riemann Investment Holdings e diffuse da Shgenglong Pv-Tech — uno dei più importanti esportatori cinesi di moduli fotovoltaici, con 550 dipendenti e una produttività quotidiana di 1000 moduli a marchio Long Energy –, la domanda globale di fotovoltaico è destinata a crescere, passando dai 5 GW attuali, a 22 GW nel 2012, con un incremento in Italia del 126%, pari all’8% della richiesta totale (attualmente il 2% circa). Inevitabile il progressivo aumento dell’offerta, in particolare cinese, la cui crescita dovrebbe superare il 70% entro dicembre 2012, tale da poter rispondere alle esigenze dei principali mercati europei, in cima alla lista della domanda, seguiti da Nord America e a breve distanza dall’Asia, sempre più attenta al mercato del fotovoltaico, in particolare in Giappone (+43%) e Corea (+85%), ma anche Cina e India (rispettivamente +70% e +44%).

Tornando all’Italia, il boom in atto ha innescato un sistema di iper-competizione sui prezzi, che gli addetti ai lavori spesso descrivono come "simile ad un gioco in borsa". Inevitabile l’affermarsi anche in questo caso dei prodotti più a buon mercato, se pur di qualità e in linea con le direttive europee, in buona parte realizzati in Estremo Oriente. Ma come si fa a scegliere un fornitore cinese affidabile, in grado di offrire moduli di qualità, districandosi in un labirinto di offerte e ‘vicoli ciechi’? "La selezione di un fornitore dipende da molte variabili — spiega Alessandro Delladio, amministratore di Mediatex srl, società trevigiana specializzata nel sourcing del fotovoltaico in Cina –, da considerare nel loro insieme e non singolarmente. Si parte dalle materie prime, con il silicio grezzo in primis, elemento costoso ma fondamentale per ottenere una resa elevata e quindi livelli accettabili di qualità". Dopo anni di leadership produttiva da parte di Germania, Giappone, Usa e Korea, da tempo i produttori cinesi hanno maturato un importante know how anche nella lavorazione del silicio, concentrando così le proprie strategie di approvvigionamento soprattutto verso il mercato interno. "La scelta di silicio di qualità non basta tuttavia a garantire una produzione di livello — continua Delladio –, ma bisogna valutare anche le fasi di trasformazione dello stesso in lingotti, la raffinatura e il taglio per la creazione dei ‘waffer’, dai quali si ricaverà la cella, ovvero l’elemento cui spetta il compito di catturare e incanalare i raggi solari. Solo le società più strutturate riescono a gestire tutte queste fasi al loro interno, e di sicuro possono garantire affidabilità maggiore rispetto a chi acquista i diversi componenti da altri produttori. Ultimo ma non per importanza, è sempre necessario indagare le modalità di gestione dei rifiuti adottate dai fornitori, in quanto dietro le energie ‘pulite’ si nascondono spesso gravi episodi di contaminazione ambientale". Cruciale dunque scegliere un partner all’altezza, soprattutto in vista, come dicevamo, dell’aumento dell’offerta, destinata a confondere ulteriormente le acque, ma anche ad abbattere i prezzi. Entro 4 anni, infatti, i costi di produzione in Cina saranno ridotti del 60%, in particolare grazie al ridimensionamento del costo del silicio (-80%) e all’ottimizzazione delle procedure di assemblaggio (-50%).

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Emanuele Confortin

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