“Gli italiani devono collaborare”

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22 Dicembre 2006

PECHINO: Sorprende leggere su un sito web cinese la storia del panettone. Yanshilong.com racconta di come il famoso "pane dolce" italiano fu inventato alla corte di Ludovico il Moro. L’azienda, che ha sede a Pechino, distribuisce prodotti di importazione, fra i quali il panettone La Torinese e il cioccolato Caffarel. A illustrare il business è il General Manager, Huang Diping.

Corriere Asia: Quando è nata l’idea di importare panettoni italiani?

Huang Diping: Nel 2004 ho percepito la potenzialità di crescita di questo mercato in Cina: con l’aumento del benessere e dell’interesse per le tradizioni e la qualità straniere, sono certo che i prodotti alimentari italiani avranno una sempre maggiore diffusione.

Corriere Asia: Come ha mosso i primi passi in questo mercato?

Huang Diping: Un amico italiano con esperienza nel settore mi ha messo in contatto con una trentina di aziende alimentari della provincia di Torino. Si tratta di marchi ancora poco conosciuti all’estero ma di ottima qualità, che avrebbero un sicuro successo in Cina. Alla fine però siamo riusciti a realizzare soltanto una piccola parte del nostro obiettivo.

Corriere Asia: E’ stata una scelta o una necessità?

Huang Diping: Avremmo voluto importare in Cina i prodotti di tutte queste aziende, ma purtroppo siamo stati costretti ad arrenderci alle difficoltà logistiche. L’ostacolo maggiore era organizzare le spedizioni, considerati il numero esiguo di ordini, le piccole dimensioni delle aziende ed essendo noi sprovvisti di un ufficio in Italia.

Corriere Asia: A chi vi siete rivolti per cercare sostegno?

Huang Diping: Inizialmente ci siamo affidati a uno spedizioniere, che oltre a richiedere un grosso investimento non era in grado di sbrigare le procedure burocratiche. Abbiamo quindi chiesto l’appoggio della Camera di Commercio Italiana in Cina con sede a Pechino, dalla quale non abbiamo ricevuto l’aiuto sperato. Sebbene siamo una piccola azienda con trenta dipendenti, riteniamo di avere grosse potenzialità di sviluppo, ma è necessaria la collaborazione delle istituzioni italiane.

Corriere Asia: Come è ora la situazione?

Huang Diping: Per il momento abbiamo "sospeso" la collaborazione con i potenziali partner di Torino, nell’attesa di individuare un’azienda o un’istituzione in grado di aiutarci a organizzare questo business, al quale rimaniamo fortemente interessati.

Corriere Asia: Qual è l’atteggiamento dei potenziali partner italiani?

Huang Diping: Sono entusiasti ma poco concreti. Le aziende con le quali eravamo in contatto si sono fatte intimorire da problematiche risolvibili. E pensare che avevamo ottenuto perfino l’appoggio dell’associazione internazionale no profit italiana Slow Food, un’ulteriore conferma del crescente interesse per l’esportazione in Cina di prodotti alimentari italiani genuini.

Corriere Asia: Quali sono gli ostacoli principali?

Huang Diping: Illusi dall’utopia di un mercato "di un miliardo di consumatori", i produttori italiani rimangono delusi dalla quantità esigua degli ordini. Non si rendono conto che, soprattutto nel settore alimentare, servono tempo e pazienza per educare i consumatori cinesi ai prodotti stranieri di qualità. Il problema deriva dalla scarsa conoscenza del mercato e della cultura cinesi. Così accade di dover rinunciare a lavorare sia con le grosse aziende, che si rifiutano di esportare quantità limitate di merci, sia con le piccole, che non sono in grado di gestire gli aspetti burocratici.

Corriere Asia: Come prosegue il rapporto con La Torinese e Caffarel?

Huang Diping: La collaborazione con questi due marchi è stata un successo. Importiamo 9.000 panettoni all’anno e prodotti di cioccolato per un valore totale di circa 100.000 euro, che distribuiamo nelle maggiori città della Cina nord-orientale, come Pechino, Tianjin, Dalian e Harbin. Non si tratta di grosse cifre, ma decisamente significative per chi conosce il settore e i suoi tempi di sviluppo.

Corriere Asia: Vi aiutate con la pubblicità?

Huang Diping: Finora no. Considerati i risultati raggiunti senza l’ausilio di campagne pubblicitarie, la potenzialità di crescita del mercato appare ancora più evidente. Le importazioni stanno già crescendo del 20% l’anno.

Corriere Asia: Come vi fate quindi conoscere dai clienti?

Huang Diping: Attraverso i contatti personali. Abbiamo molti clienti affezionati, che conoscono la qualità dei nostri prodotti e ritornano da noi tutti gli anni. Per il 50% si tratta di aziende, che in occasione delle festività regalano ai propri dipendenti prelibatezze gastronomiche italiane. Per esempio, una società nostra cliente acquista regolarmente ogni anno trecento panettoni.

Corriere Asia: Come sono i prezzi?

Huang Diping: I prezzi dei nostri prodotti variano da circa 300 a 800 yuan — da 30 a 80 euro, sono destinati pertanto alle classi agiate. Li distribuiamo infatti nei supermercati di lusso, come lo Scitech di Pechino.

Corriere Asia: Avete molti competitori?

Huang Diping: Per il momento pochi, soprattutto per quanto riguarda i panettoni natalizi. La maggior parte delle aziende che ha tentato di avviare questo business è stata costretta a rinunciarvi a causa dei problemi sopraccitati. Noi non abbiamo intenzione di desistere, perché siamo già a buon punto e certi del futuro successo.

Corriere Asia: I prodotti gastronomici italiani piacciono perché rappresentano uno status symbol o per il gusto?

Huang Diping: Per entrambi i motivi. Chiaramente sono un prodotto di lusso e rappresentano uno status symbol, per questo vengono spesso offerti in dono anche in circostanze ufficiali. Ma molti clienti, dopo avere assaggiato un panettone italiano, hanno commentato: "In Cina non riusciremo mai a riprodurre lo stesso gusto". Questo significa che i cinesi cominciano ad acquistare, oltre al brand, la vera qualità.

Corriere Asia: Avete organizzato attività di scambio con i partner italiani?

Huang Diping: Lo scorso anno cinque di loro sono venuti a Pechino. Purtroppo, anche in quell’occasione, non siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi desiderati per le difficoltà di organizzazione e linguistiche. Ripeto che le aziende medio piccole hanno l’assoluta necessità, ancor prima di avviare un business, di lavorare sulla comunicazione. Io non sono stato in Italia: accetterò il caloroso invito dei miei partner solo quando avremo raggiunto un migliore traguardo. Allora potrò partire a "testa alta" per gustare appieno le eccellenze del vostro Paese.

Marzia De Giuli

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