Itinerario di viaggio: Approdo a Bangalore

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Itinerario di viaggio: Approdo a Bangalore

25 Aprile 2007

BANGALORE: Chi arriva a Bangalore dall’Europa lo fa di solito con gli occhi arrossati dal sonno e la prima impressione della città non è sempre delle migliori.

Le rotte principali che collegano l’Italia alla capitale informatica del sud dell’India sono percorse di sera e l’orario d’arrivo in città è di solito tra la mezzanotte e le due di notte, se poi si considerano i tempi per il controllo passaporto ed il ritiro bagagli, di norma si arriva in hotel intorno alle due o alle tre del mattino.

Di certo non è una accoglienza calorosa quella che la città dei ‘fagioli bolliti’, dal cui termine la leggenda vuole che derivi il nome, riserva ai tanti occidentali che ogni giorno bussano alla sua porta.

All’uscita dell’aeroporto la calca dei tassisti è paragonabile a quella del Cairo ed il vociare continuo fa pensare più ad un giorno di mercato che all’uscita di un aeroporto internazionale. Molti stranieri rimangono allibiti da questa diversità e cercano di tirare le fila tra quanto si aspettavano di trovare e quello che in realtà si trovano a vivere.

Di certo la diversità di accoglienza e di servizi tra Francoforte o Charles de Goulle è impressionante rispetto agli attuali servizi offerti dall’ Hindustan International Airpot di Bangalore, ma come spesso accade la prima impressione non è la più adatta a dare un’immagine esatta della città.

Un nuovo aeroporto internazionale, il Bangalore International Airport Ltd. (BIAL), è in costruzione e sarà funzionante nel giro di alcuni anni (le ultime dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell’Aviazione Civile, Mr. Shri Praful Patel, datavano la fine dei lavori al 2 Aprile 2008).

Lo scopo dichiarato del nuovo scalo aeroportuale sarà quello di dare alla città un respiro internazionale, più adatto ad accogliere quanti si recano nella Silicon Valley dell’informatica.

L’India sta cambiando e Bangalore è l’esemplificazione più chiara di questo cambiamento, il vecchio ed il nuovo si scontrano e convivono per le strade della città, che alterna carri trainati da buoi a fiammanti macchine straniere. Con più di 6 milioni di abitanti (censiti), B’lore, l’abbreviazione più spesso usata per Bangalore, sforna una quantità incredibile di professionisti dell’informatica e di diplomati.

Il numero degli ingegneri e dei tecnici è in aumento impressionante, ma ancora non basta a soddisfare la richiesta delle numerose software house straniere che a Bangalore hanno aperto le loro filiali. Aziende come Infosys, Hp, Cisco affollano con offerte di lavoro le pagine del Thimes of India alla ricerca di ingegneri e programmatori da far rientrare nelle fila dei nuovi assunti. La Microsoft, periodicamente, indice dei concorsi tra gli studenti locali e chi riesce a vincerli si ritrova a volare per gli Stati Uniti con un biglietto in mano, una borsa di studio e la certezza di una vita migliore.

Nel sud del paese, inoltre, l’intermediazione delle agenzie di selezione non ha ancora assunto gli aspetti impressionanti che ha raggiunto in Europa, ed ancora oggi l’incontro tra domanda ed offerta del mondo del lavoro avviene con l’invito lanciato dalle pagine dei giornali ‘walk an interview’ (presentati per un colloquio), dove gli interessati, curriculum alla mano, devono andare di persona per proporre la propria candidatura senza l’intermediazione di nessuna agenzia di selezione.

Certo, vista la forte domanda di professionisti sempre più specializzati, anche l’offerta si è dovuta adeguare e la concorrenza tra i candidati è spietata. Bangalore sforna ogni anno la nuova Bio – Intellighenzia del futuro e per fare questo è diventata la sede di Università prestigiose, in città si tengono Master di eccellenza dove si entra solo dopo selezioni durissime. Gli studenti arrivano da tutto il sud est asiatico e alcuni anche dall’Europa per partecipare alle selezioni e sognare un giorno di poter far parte di quella nuova classe dirigente che guadagna cifre da capogiro e che veste all’occidentale.

Per strada, l’ammirazione per tutto quanto è straniero la si percepisce dagli sguardi dei ragazzi e delle ragazze, che letteralmente spogliano con gli occhi i turisti di passaggio per carpire le nuove tendenze della moda d’oltre oceano.

Allora, per venire incontro alle nuove esigenze anche i negozi sono cambiati e lo shopping del sabato pomeriggio diventa una calca compatta di corpi che si muove a ondate tra le vie di Brigade Road e MG Road. I centri commerciali dove trovare ormai di tutto sono ogni anno più numerosi, anche se fortunatamente, non si è ancora dimenticato il forte legame con la tradizione. E così finisce che all’interno di uno dei mall più imponenti di Bangalore, il Forum, i negozi di sari siano più numerosi di quelli che vendono abiti all’occidentale, e che i film più seguiti nelle avveniristiche sale cinematografiche siano i musical di Bolliwood, piuttosto che i tanto declamati successi hollywoodiani.

Ma la velocità di crescita di Bangalore è inversamente proporzionale alla povertà della sua classe media, e a fronte di ristoranti internazionali dove si cena con 2.000 Rupie (35,00 Euro), al di fuori dei circuiti del lusso, lo stipendio medio di un cameriere è di 150 Rupie al giorno (2,50 Euro). Un operaio, in città, guadagna in media 12.000 Rupie al mese (210,00 Euro), ed un ingegnere dopo un anno di lavoro, di rado arriva a prendere più di 35.000 Rupie (614,00 Euro).

Certo, sono lontani i tempi in cui le classi più povere, gli intoccabili, spazzavano camminando all’indietro per cancellare le orme del loro passaggio, tenevano la testa china per evitare di incrociare lo sguardo dei loro padroni e facevano attenzione a non contaminarne il cammino dei Bramini con la loro ombra, ma il sistema delle classi non è scomparso, piuttosto ha assunto aspetti diversi. Gli intoccabili sono oggi quanti arrivano dalla campagna, i contadini senza terra, sono quelli che puliscono gli escrementi degli innumerevoli animali che vagano per le strade, sono lustrascarpe e venditori ambulanti, quanti defraudati dei loro beni e di tutti i diritti vivono in tende di plastica nella periferia della città e lavorano per pulire le strade a 4 rupie all’ora. I paria sono i bambini di strada che chiedono l’elemosina ai semafori delle strade e che con i loro sguardi riescono a spezzare anche i cuori più duri.

Bangalore è tutto questo e molto altro ancora, è il rumore e l’odore acre dei generatori per strada che entrano in funzione ogni volta che l’energia elettrica ha un black out, la corsa pazza delle auto allo scattare del verde ai semafori, le donne con il sari e le bambine con le trecce nere che vanno a scuola.

E’ la pazienza delle attese interminabili e dei sorrisi della gente per strada, è lo smog che rende l’aria irrespirabile e le aquile ed i falchi che ne solcano il cielo.

Sembra incredibile, ma nella città del progresso dove chi si ferma è perduto volano ancora le aquile e il cielo è solcato dai falchi, a ricordarci ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che siamo pur sempre in India, grazie al cielo.

Mercedes Lopez

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