Jakarta: pianificazione economica e infrastrutture sono il motore anti-crisi dell’Indonesia

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Uno dei fattori che determina la ripresa, nei momenti di crisi economica nelle varie fasi storiche, è la programmazione. Prima ancora della crisi finanziaria globale degli ultimi anni, l’Indonesia, alla fine degli anni ’90, fu colpita, insieme ad altri paesi asiatici da una crisi economica che paralizzò l’intera Regione. A seguito della recessione, Jakarta decise che era prioritario controllare e ridurre il debito pubblico e trovare un nuovo volano per la ripresa economica.
 
Le autorità indonesiane hanno in particolare programmato una strategia di sviluppo, con un piano di infrastrutture progettate per il quinquennio 2010-14. Ogni anno, sono infatti state stanziate circa il 30% delle risorse economiche del Paese per tale programma di sviluppo. Oltre a ciò, un numero consistente di risorse provengono dagli investimenti privati, con un piano di incentivi e agevolazioni fiscali senza precedenti.

Data la rilevante carenza infrastrutturale, l’Indonesia si pone come priorità e come punto di partenza il finanziamento per la realizzazione di nuove infrastrutture o l’ammodernamento di quelle già esistenti. Questa strategia di pianificazione e’ finalizzata ad aumentare il livello di competitiva’ di Jakarta nell’intera regione Asia Pacific.

Come dichiarato dal presidente Susilo Bambang Yudhoyono, “l’Indonesia è uno dei Paesi più appetibili per gli investitori istituzionali”.
Tra i punti di forza vi è certamente quello di essere un paese ricco di materie prime e gli investitori stranieri, tra cui molte aziende italiane, hanno intuito l’opportunità e stanno investendo, in particolare, nel settore estrattivo e minerario. Il Paese dispone infatti in grande quantità di giacimenti di gas naturale, soprattutto nell’isola di Sumatra.

Altro elemento a favore del continuo flusso di investimenti esteri è la presenza di molti giacimenti di petrolio, di stagno (di cui l’Indonesia e’ il maggiore esportatore al mondo), d’oro e di rame; tra le piu’ grandi miniere del mondo vi e’ infatti Tampagapura, nella provincia di Papua.

L’Indonesia è, inoltre, un grande produttore di riso, tè, caffè, gomma, tabacco, canna da zucchero, soia e legname; la pesca e l’allevamento di bovini e suini, nonostante il Paese sia di maggioranza mussulmana, sono fiorenti. Infine, con le sue 17.508 isole, tra cui Giava, con 132.000 km² e 114.000.000 abitanti, l’Indonesia è il più grande arcipelago al mondo.

Vi sono tuttavia dei punti di debolezza. Infatti se  da una parte la situazione economica si è stabilizzata e tende a crescere e svilupparsi con indici statistici da record, nel Paese è presente una forte sperequazione sociale e un altissimo livello di corruzione.

I maggiori partner commerciali dell’Indonesia sono il Giappone, Singapore e gli Stati Uniti. In tutto il 2010, come emerge dai report piu’ recenti, il tasso di crescita dell’economia indonesiana è stato del 6,1% (nel 2009 era al 4,9%), grazie soprattutto alle esportazione ed agli investimenti. L’Indonesia si è mostrata meno esposta alla crifi finanziaria rispetto agli altri paesi asiatici. Secondo le le stime, la crescita reale del PIL a termine del 2011 supererà il 6%.
Il pacchetto massivo di agevolazioni e incentivi stanziati dal governo negli anni pregressi, contribuisce alla crescita degli investimenti privati e allo sviluppo del Paese.

Gli sforzi per incoraggiare gli investimenti nelle infrastrutture e un nuovo pacchetto di misure della Banca di Indonesia, per stimolare i prestiti bancari, hanno rinforzato gli investimenti nel settore privato. Essi costituiranno il principale motore dello sviluppo nel prossimo triennio.

Dalla crisi asiatica degli anni ‘90 alla recessione del 2009 l’Indonesia ha puntato ad una pianificazione economica e allo sviluppo di infrastrutture che oggi guidano la ripresa del Paese come protagonista tra le economie emergenti nell’area asiatica.
Lorenzo Riccardi – Dottore commercialista, Shanghai
lr@rsa-tax.com – RsA Asia

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