La Borsa di Londra corre verso Calcutta

a cura di:

Archiviato in: in
31 Maggio 2007

KOLKATA: Su Corriere Asia, con cadenza settimanale, seguiamo con passione l’andamento della più nota borsa dell’India, la Bombay (Mumbai) Stock Exchange, o BSE, commentando il trend del suo indice più noto, il Sensex.

Ma in India esiste anche un’altra borsa in grado di conquistare l’attenzione degli investitori nazionali e — come in questo caso — internazionali: è la Calcutta Stock Exchange (o CSE). Calcutta — Kolkata, è una delle città più famose dell’India; situata nella parte nord-orientale del Paese, gioca un ruolo importantissimo nel destino del mercato dei capitali della nazione, fungendo da perno per gli affari dell’intera regione.

La CSE, dicono le statistiche, è attualmente la seconda borsa del Paese, e su di essa hanno messo gli occhi diversi investitori stranieri, gran parte dei quali sono proprio europei. Tra di essi, le mire più insistenti paiono essere quelle britanniche, favorite in questo da un invisibile legame mai spezzato dai tempi dell’indipendenza raggiunta dall’India il secolo scorso.

Una delegazione britannica ("di elevato livello", si legge sui quotidiani indiani) ha fatto visita alla metropoli del subcontinente con un ambizioso progetto in mente: rinnovare la CSE, riorganizzarla con capitali stranieri e procedere immediatamente a un suo ammodernamento graduale. La visita britannica giunge quindi a conferma della grande attenzione europea riservata ai servizi finanziari del Bengala occidentale, a volte trascurati per far spazio alle altre regioni indiane forse più promettenti.

Il sogno inglese è ovviamente realizzabile a condizione che esistano alcuni elementi: su tutti quello di più incerta realizzazione sembra convincere le autorità del Paese a permettere l’arrivo di una partecipazione straniera nella CSE, e consentire la piena operatività dei brokers esteri nei mercati finanziari della regione. Operazione di convincimento non certo agevole, in una nazione piuttosto orgogliosa di ciò che avviene nei propri confini: tuttavia lo Stato del Bengala occidentale (e la sua economia in primis) rispetto agli altri Stati indiani sarà probabilmente interessato da una delle più grandi opere di liberalizzazione dei prossimi anni, che non potrà che passare anche attraverso il dare un nuovo look alla oramai "vecchia" CSE.

In questo compito, gli inglesi sembrano poter avere la meglio sugli altri concorrenti internazionali: moltissime sono infatti le imprese che a Londra e dintorni vorrebbero entrare ad operare nel settore dei servizi finanziari del Bengala occidentale. Inoltre Gran Bretagna e India sono legate a doppio filo da un legame finanziario quasi indissolubile: il Regno Unito è ai primi posti come Paese "investito" dall’India, e lo stesso si può dire invertendo i ruoli in questo rapporto.

Logico quindi pensare a un futuro ancora più ravvicinato tra le due nazioni. Tuttavia occorrerà prima stabilire le regole del gioco, e solo dopo sviluppare eventuali investimenti. Attualmente è invero difficile trovare i margini per una collaborazione tra la London Stock Exchange (LSE) e quella di Calcutta, ma niente può escludere che la LSE, dopo le riforme che potrebbero favorire la collaborazione tra le due borse, possa attivamente entrare a far parte di quella indiana.

Roberto Rais

Siamo a lavoro sul nuovo Corriere Asia!

Ricevi una notifica quando sarà Online
Ok voglio ricevere la notifica :) 
close-link