La Cina adotta codice di condotta contro la tortura

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27 Luglio 2006

PECHINO : La Cina ha adottato ieri un codice di condotta per la polizia, che vieta per la prima volta esplicitamente l’uso della tortura durante gli interrogatori dei sospetti.

La Procura popolare ha stabilito questi nuovi regolamenti che mettono, nero su bianco, che le dichiarazioni ottenute attraverso la tortura, la raccolta di prove tramite mezzi violenti o l’abusare dei detenuti vanno contro il regolamento, precisa l’agenzia ufficiale Nuova Cina.

Il codice precisa, allo stesso tempo, che per tortura s’intende "picchiare, far soffrire di fame e di freddo, esporre i detenuti a dure condizioni climatiche, ferire gravemente i sospetti ed usare la tortura, sia direttamente o indirettamente."

Le leggi precedenti vietano solo alla polizia e alla giustizia di ricorrere a dei "mezzi brutali" per ottenere delle dichiarazioni, senza fornire dettagli ulteriori.

A marzo, dopo una visita in Cina, il commissario speciale dell’Onu, Manfred Nowak, aveva criticato l’uso esteso della tortura in Cina e denunciato il ricorso troppo sistematico a testimonianze estorte con la forza nel sistema giudiziario cinese.

Questo sistema è stato la causa di numerosi errori giudiziari spettacolari, come il caso di She Xianglin, torturato e condannato a 11 anni di prigione per aver nascosto la morte della moglie negli anni’ 90, liberato lo scorso anno dopo che la moglie è riapparsa. Era scappata per sposare un altro uomo.

Il codice di condotta adottato mercoledì vieta anche altri abusi dell’amministrazione, quali la concessione illegale di permessi di sfruttamento forestale o la vendita di terreni a prezzi di favore.

Ylenia Rosati

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