La Cina e la passione per l’astronomia

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14 Luglio 2006

SHANGHAI: Il successo di una mostra organizzata recentemente in un museo statunitense, "I cieli del drago", ci riporta all’ossessione della Cina per l’astronomia.

Organizzato dal Nanjing Museum e dal Cahbot Space and Science Center a Oakland (California) la mostra è un tuffo nella storica passione cinese per l’astronomia.

Mentre in Occidente molti pensano che l’osservazione della volta celeste risalga al 1500, grazie a geni quali Copernico e Galileo, dall’altra parte del mondo le osservazioni astronomiche vanno avanti da oltre 2.000 anni.

"Ogni cosa ruotava attorno all’imperatore nella Cina antica. L’Imperatore era la forza cosmica che manteneva l’universo in equilibrio", sostiene il responsabile del planetario del museo che aggiunge, "Il nome della mostra prende spunto proprio da questo, dato che i draghi sono le creature mitologiche associate all’imperatore e allo studio del cielo. Noi oggi pensiamo alla scienza come a qualcosa per tutti, uno strumento di illuminazione, ma in Cina era uno strumento dello Stato."

In Cina la conoscenza astronomica era veramente una questione di vita o di morte. Gli imperatori potevano usare le previsioni cosmiche, come comete ed eclissi, per impressionare i dignitari che venivano da terre lontane. I buoni astronomi potevano scalare la piramide della burocrazia .

La Cina oggi vuole affermarsi scientificamente, come sta già facendo economicamente, e per questo sta investendo soldi e talenti nell’ambito scientifico, soprattutto nella fisica, con un aumento del 17% nel suo budget negli ultimi anni. Sta inoltre cercando di aumentare le spese nella ricerca, fino al 2.5% del suo prodotto interno lordo. Al confronto gli Stati Uniti spendono solo il 2% nella ricerca, riferisce la Fondazione Scientifica Nazionale.

Ylenia Rosati

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