La Cina e la sua sfida con l’ambiente tra Joint Venture e summit di Copenaghen

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COPENAGHEN – La Cina negli ultimi anni si è dimostrata un attore fondamentale a livello mondiale per quel che concerne l’impatto ambientale; diverse sono state le occasioni in cui il gigante asiatico ha mostrato impegno e preoccupazione su questa tematica, nonostante ciò possa destare alcuni sospetti da parte di chi invece ha sempre tenuto sott’occhio la sua situazione economica e i relativi grandi passi in avanti.

 

Alquanto evidente è infatti la contraddizione tra l’immenso sviluppo che sta avvolgendo il paese e le emissioni di carbonio o il dilagante effetto serra registrati in questi ultimi tempi. Benché sia vero che la Cina è uno dei paesi più inquinanti (e ciò è dovuto maggiormente alle sue notevoli dimensioni), sono però altrettanto degni di nota gli ultimi incontri che si sono tenuti per risolvere il problema e specialmente alcune dichiarazioni in merito, tutte almeno in parte rassicuranti. Il summit che si sta tenendo a Copenaghen, ad esempio, è testimonianza rilevante dell’importanza che gli imprenditori cinesi attribuiscono attualmente all’argomento.

 

Tra i tanti, l’intervento di Wang Shi, presidente dell’impresa immobiliare Vanke, si è distinto per lo spiccato interesse e l’intento di coinvolgere più personalità all’interno di un piano che vede come elemento centrale, oltre che la collaborazione, soprattutto anche l’analisi di modelli alternativi per non aumentare le emissioni di gas nell’ambiente. Il discorso da lui letto al summit rappresentava le opinioni congiunte di 200 membri provenienti da varie organizzazioni, come la SEE (Entrepreneurs and Ecology), China Entrepreneur Club, China Entrepreneurs Forum, China Urban Realty Association e la Chinese Business Delegation. Non solo, ma conteneva anche richiami a idee quali, primo fra tutti, lo sviluppo sostenibile e la correlata cooperazione con i partners mondiali.

 

Al di fuori di ciò che è stato trattato a Copenaghen, è bene sottolineare anche i risultati della tedesca Siemens che, in relazione allo sviluppo di nuovi prodotti basati su tecnologie che rispettino l’ambiente, è arrivata a firmare ben 293 milioni di dollari con la Cina. Non per niente il dirigente Peter Loscher afferma che se tale strategia orientata a scopo ambientale ha funzionato durante il periodo di recessione economica, naturalmente non si vede il motivo di un fallimento, anzi il futuro si prospetta abbastanza florido e in particolar modo caratterizzato da espansione sempre più su territorio asiatico.

 

Matteo Belardinelli

 

ASG Research Staff

 

Ricerca, negoziazione e mediazione culturale sull’Asia Orientale – www.asianstudiesgroup.net

Matteo Belardinelli

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