La Cina riafferma il suo controllo sui media

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26 Giugno 2006

PECHINO: La Cina sta considerando l’applicazione di multe per le agenzie d’informazione che riportano le notizie sugli stati di emergenza del Paese senza l’autorizzazione del Governo.

La bozza di legge multerebbe anche coloro che riferiscono "illegalmente" la gestione delle situazioni di emergenza, sostiene il quotidiano Beijing News. Le agenzie governative già controllano il flusso informativo sugli stati di emergenza, e i tentativi non autorizzati di riferire tali incidenti hanno condotto a lunghe detenzioni con l’accusa di spionaggio e rivelazione di segreti di Stato. Ma la Cina, già famosa per la lunga serie di blackout per coprire incidenti e disastri, ha presentato la bozza come un mezzo per migliorare la trasparenza informativa.

La nuova legge, qualora applicata, riaffermerebbe il ruolo del Governo nel controllo delle informazioni. La proposta di legge riguarda "eventi improvvisi" e di "sicurezza sociale", come rivolte, disastri naturali e lo scoppio di epidemie quali SARS e aviaria.

La Cina ha una lunga storia d’incidenti del genere, e i blackout informativi sono stati in questi anni regolarmente imposti dai dipartimenti di propaganda, preoccupati degli effetti delle notizie sull’immagine del Partito al potere.

La morte di 85mila persone nella provincia centrale dello Hunan nel 1975, quando crollarono le dighe a causa di un tifone, venne resa nota solo in un libro, pubblicato nel 1998, sui peggiori disastri del 20esimo secolo in Cina. Lo scorso novembre, le autorità locali nella provincia nord-orientale di Jilin, non sono riuscite per diversi giorni a riportare la notizia di un versamento tossico nel fiume Sonhua. Harbin, una città di 9 milioni di abitanti nella provincia dello Heilongjiang, è stata costretta a chiudere tutti i rifornimenti pubblici di acqua per almeno una settimana.

Ylenia Rosati