La Corea si difende dall’internet mobbing

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16 Marzo 2007

SEOUL: Tra i paesi con maggiore diffusione della connettività mobile e fissa, La Corea, paese simbolo della connettività e della banda larga, nonché della diffusione della telefonia mobile, è tra i primi a fare i conti con un lato oscuro della socialità telematica dai connotati del tutto nuovi.

In particolare le autorità temono la diffusione del mobbing via Internet, che a volte si traduce in azioni di gruppo verso particolari soggetti, ad esempio persone in vista, personaggi televisivi e via dicendo. Offese, ingiurie ma soprattutto minacce, persino di morte, stando a quanto riferisce la cronaca. Nell’ultimo anno, la Commissione coreana su Internet ha ricevuto un numero di segnalazioni di questo genere di aggressioni via Internet, che è triplicato rispetto all’anno precedente. Preoccupa, ad esempio, la disseminazione anonima online di dati personali, comprensivi di dettagli come indirizzi di residenza o numeri di carte di credito

In Corea i commissariati già ospitano delle unità dedicate specificamente al crimine telematico, minacce comprese, ma ora Seoul ritiene che non basti più, visto il crescere dei casi e una prima soluzione è la restrizione delle libertà on line. Con l’inizio del 2007 diventa effettivo il giro di vite sulle attività di rete in Corea del Sud. Entro breve, i siti caratterizzati dal maggior traffico dovranno prevedere l’obbligo per i visitatori di postare commenti usando i loro nomi reali. Addio al nick per i portali web e quelli delle organizzazioni di stato, il tutto per difendere, dicono, la privacy e l’onorabilità dei soggetti a rischio anche in rete. Ma non mancano le polemiche.

I suoi promotori chiamano le nuove misure "Sistema dei nomi reali su Internet", misure pensate per tenere facilmente traccia dell’identità dei navigatori che intervengono in discussioni pubbliche o rispondono ad un articolo pubblicamente accessibile. Un sistema che viene considerato necessario per contrastare con maggior efficacia fenomeni come il bullismo cibernetico, problema molto sentito nel paese dei nativi digitali.

La nuova legislazione, emendata e approvata in via definitiva il 22 dicembre scorso, prevede che i fornitori di servizi che registrano più di 100mila visitatori al giorno adottino un sistema di controllo delle identità degli utenti autori dei post: interessati, oltre ai siti web, anche tutti i portali gestiti da organizzazioni e agenzie statali locali e nazionali.

Alla quota di "100mila visitatori al giorno" come definizione di popolarità si è arrivati dopo ampie discussioni: il minimo iniziale era di 300mila (200mila per i siti di informazione) ma è poi stato ridotto. Qualora l’utente non fornisca il suo nome reale, il ministro dell’informazione potrebbe obbligare i provider a fornire i suoi dati. E gli stessi dovranno obbedire, in caso contrario rischieranno sanzioni pecuniarie pesantissime.

Com’è facile immaginare, la novità sta sollevando l’indignazione di esperti di settore, gruppi di difesa dei diritti civili ed alcuni esponenti politici. È in pericolo la libertà di espressione, dicono in coro, e i diritti degli utenti della rete. Per di più, denuncia il deputato You Seung-hee, la norma incoraggerà gli operatori a cancellare le informazioni di accesso con maggiore facilità, per evitare di dover rispondere dei dati eventualmente conservati.

Angelo Toscano