La crisi annunciata del sistema pensionistico cinese

27 Marzo 2007

PECHINO: Mia suocera è andata in pensione a 55 anni una ventina d’anni fa ed adesso

prende l’equivalente di circa 150 Euro al mese di pensione come ex medico.

L’ospedale presso cui lavorava le ha assegnato un appartamento di 30 metri

quadri a prezzo agevolato. Non è male come pensione, e tirando un po’ la

cinghia potrebbe anche bastarle per vivere escludendo imprevisti come

malattie od altro, anche se il crescente costo della vita in Cina fa sì che

non ci sia molto da scialare.

Molti altri cinquantenni hanno di fronte a se un panorama molto diverso, e

molti sono costretti, una volta raggiunta l’età pensionabile, a cercare un

lavoro che consenta di integrare una pensione che non è sufficiente tenuto

conto che nel frattempo è molto cambiata la struttura familiare cinese.

Infatti quelli che adesso hanno cinquant’anni sono coloro che hanno vissuto

l’introduzione nel 1980 della politica del figlio unico, e quindi dovranno

convivere con un ridotto sostegno da parte della propria prole, che nella

famiglia tradizionale cinese era quella che maggiormente contribuiva ad una

vecchiaia serena.

Secondo le ultime statistiche, la fascia di popolazione di ultrasessantenni

sta crescendo in Cina più che in ogni altro paese, ed il numbero dei

pensionati è destinato a raddoppiare nel periodo dal 2005 al 2015, a meno

che non vengano prese misure quali per esempio il cambio dell’età

pensionabile, che nel caso della classe operaia urbana è di 50 anni per le

donne e 55 per gli uomini, mentre per altre categorie professionali o

governamentali è di 55 e 60 anni rispettivamente.

Ma il problema a questo punto diventa politico, sia perchè l’aumento

dell’età pensionabile è un elemento molto delicato, e sia per la paura

esistente sui possibili impatti occupazionali nei giovani, che già adesso

trovano una situazione occupazionale critica anche nei giovani laureati.

D’altronde la maggior parte del peso del mantenimento dei pensionati

attualmente ricade su moltissime aziende statali, che subiscono una

pressione sempre maggiore a risanare i propri conti, e che fanno sempre più

fatica ad ottenere credito dalle banche che, se una volta automaticamente

concedevano finanziamenti a tali aziende senza troppo curarsi del loro conto

economico, sono a loro volta sotto pressione per migliorare i loro crediti

inesigibili.

Nonostante che il problema sia riconosciuto, al momento la dirigenza sta

adottando delle msure più che altro cosmetiche, non osando affrontare in

misura radicale il problema. E così vengono create lotterie, oppure

ricalcolati i criteri di determinazione della pensione, senza però osare,

almeno per il momento, affrontare il tabù dell’innalzamento dell’età

pensionistica, oppure l’altro tabù, la politica del figlio unico.

E d’altronde per capire quanto l’età pensionistica sia difficilmente

rivedibile si può capire dal diverso atteggiamento che hanno i cinesi nei

confronti dell’avanzare dell’età. Mentre in Italia ed in Occidente un

diffuso giovanilismo fa sì che un quarantenne tenda a considerarsi al

massimo una persona matura, nella Cina moderna dopo i quaranta si usa

definirsi vecchi, e nel linguaggio aziendale si usano delle forme di

rispetto come il "lao" (anziano, vecchio, esperto) prima del cognome già dai

35 anni.

E sebbene le discussioni tra gli esperti e gli opinion maker siano accese,

il dibattito raramente sale alle luci della ribalta del grande pubblico,

segno che non esiste ancora un consenso generalizzato sulle possibili

soluzioni.

Marco Wong