La domanda di petrolio dall’Asia raddoppierà entro il 2030.

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26 Marzo 2007

BANGKOK: Nei prossimi venticinque anni, i paesi asiatici raddoppieranno la propria richiesta di petrolio e nel corso del 2007 contribuiranno nella misura dell’85% all’incremento globale della domanda di greggio.

Sono queste alcune delle principali considerazioni emerse nell’ambito della conferenza sull’energia tenutasi a Bangkok lo scorso martedì e sponsorizzata dall’OPEC (Organisation of Petroleum Exporting Countries).

"Le percentuali medie più elevate di incremento della domanda di petrolio nei prossimi venticinque anni saranno riconducibili al continente asiatico, considerando che la richiesta di greggio proveniente da Cina e Sud-Est Asiatico sarà superiore al doppio della domanda media globale, che oggi si assesta intorno all’1,4%", ha riferito Mohamed Bin Dhaen Alhami, Ministro dell’energia degli Emirati Arabi Uniti, nel discorso di apertura di fronte alle delegazioni dei paesi partecipanti alla conferenza.

"Analizzando la situazione in una prospettiva differente", ha aggiunto Alhami, "possiamo notare come la Cina ed il Sud-Est Asiatico nel 2005 abbiano contribuito congiuntamente alla domanda globale di petrolio nella misura del 17%: secondo le nostre stime tale percentuale si innalzerà almeno fino al 29% nel 2030".

La conferenza di Bangkok ha costituito il primo di numerosi incontri che i rappresentanti dell’OPEC hanno pianificato nel territorio asiatico: lo scopo dichiarato dell’organizzazione è quello di avviare uno stretto dialogo con i governi dei paesi orientali per un’efficace gestione della distribuzione del petrolio in un mercato in continua espansione come quello orientale.

"L’OPEC ritiene che un costruttivo dialogo multilaterale rappresenti la condizione essenziale per lo sviluppo efficiente ed ordinato dell’industria petrolifera, da cui possano trarre beneficio allo stesso modo sia i produttori che i consumatori; in tale contesto è fondamentale da parte nostra prestare particolare attenzione ai bisogni specifici propri delle economie emergenti", ha affermato Hasan M. Qabazard, direttore del settore ricerca dell’OPEC.

I rappresentanti dell’OPEC hanno avviato già a partire dallo scorso anno un dialogo serrato con la Cina, hanno recentemente organizzato diversi seminari sul tema dell’energia nel Sud-Est Asiatico e prenderanno parte il prossimo mese ad una conferenza organizzata a Bali, in Indonesia, dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA).

Il deciso interesse per l’Asia da parte dei produttori di petrolio rappresenta l’inevitabile conseguenza della crescita economica del continente, le cui risorse petrolifere risultano essere estremamente limitate.

"Per quest’anno ci attendiamo un incremento della domanda globale di petrolio di circa 1.3 milioni di barili, l’85% dei quali sarà destinato ai paesi asiatici", ha aggiunto Qabazard.

L’OPEC stima di poter incrementare la propria offerta complessiva di petrolio dagli attuali 30 milioni di barili al giorno a 49 milioni di barili al giorno nel 2030.

In questo scenario, i rappresentanti dell’OPEC non attribuiscono molto rilievo agli sforzi che i governi asiatici stanno effettuando per promuovere l’utilizzo di risorse energetiche alternative quali l’etanolo ed altri biocombustibili.

"Oggi si fa un gran parlare di biocombustibili", ha concluso Qabazard, "ma nonostante il sostegno economico offerto da numerosi governi, la produzione totale di biocombustibili è intorno agli 800.000 barili al giorno, contro gli 85 milioni di barili al giorno di offerta globale di petrolio. La produzione di biocombustibili è destinata a raddoppiare entro il 2020, ma si tratterebbe di numeri ancora molto limitati, per cui siamo certi che sarà ancora il petrolio ha giocare il ruolo principale sui mercati mondiali".

Fabio Grandin