La fame di risorse della Cina cambia la mappa economica globale

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27 Giugno 2006

SHANGHAI: La fame di energia e risorse della Cina, necessarie a sostenere la sua economia in crescita, sta ridefinendo i mercati globali e le alleanze commerciali.

Questi rapporti di scambio diventeranno ancora più chiari domani, in occasione dell’inaugurazione da parte del Primo Ministro australiano John Howard, di un terminal di gas del valore di 29 miliardi di yuan (3.6 miliardi di dollari), nella città meridionale di Shenzhen.

Il terminal è stato realizzato per permettere trasferimenti di gas naturale dall’Australia, come parte di un contratto della durata di 25 anni e del valore di 18.3 miliardi di dollari americani. I benefici della crescita economia cinese per l’Australia vanno oltre il gas. La vendita di carbone australiano, di prodotti agricoli e altre risorse, hanno determinato un aumento del 46% nelle esportazioni lo scorso anno, pari a 11.8 miliardi di dollari.

La Cina è ora il secondo maggiore partner commerciale dell’Australia, dopo il Giappone. Preoccupata di stabilizzare la crescita della propria economia, la leadership cinese USA LA diplomazia, per assicurarsi rifornimenti di energia e materie prime dall’Africa alla Nuova Zelanda. Il Colosso asiatico è il maggiore consumatore di petrolio e gas, oltre che di acciaio, alluminio, cemento, rame, zinco e grano. I prezzi del greggio sono saliti oltre i 70 dollari al barile quest’anno, dai 25 dollari del 2002, anche a causa della richiesta cinese. Anche la richiesta di gas naturale della Cina prevede di salire del 26% nei prossimi 5 anni, mentre la domanda di greggio prevede di raddoppiare entro il 2025, fino a 14.2 milioni di barili al giorno, dagli attuali 7 milioni, secondo l’Agenzia dell’Informazione Energetica del governo americano.

Per far fronte alla crescente domanda, la Cina ha messo in moto delegazioni dirette verso nazioni ricche di risorse, siglando accordi di miliardi di dollari: ferro dal Brasile, rame dal Cile e greggio da altri paesi. Due settimane fa la Cina ha anche partecipato ad un meeting sulla sicurezza regionale che includeva alcuni dei maggiori fornitori di petrolio, tra cui Russia, Kazakhstan e Iran.

Le relazioni con i rifornitori di energia quali Iran, Myanmar e Sudan hanno provocato delle dure critiche da parte di Washington, secondo cui la caccia alle risorse di Pechino sta minacciando la sicurezza americana, creando degli squilibri nei mercati globali. Una critica a cui però non si è unita l’Australia, seppure storico alleato degli Usa.

Quasi metà delle esportazioni in Cina sono prodotti agricoli e altre risorse, e Canberra e Pechino stanno discutendo ora un accordo di libero commercio, qualcosa che Usa e Ue hanno finora rifiutato di fare.

Ylenia Rosati