La nuova Via della Seta

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7 Giugno 2006

NATHU-LA: Un soldato cinese si avvicina alla rete di filo spinato che separa il suo Paese dalla vecchia rivale indiana, lungo quello che una volta era considerato il più ‘sensibile’ dei confini tra i due Colossi asiatici. Ma quello che ha in mano non è un’arma, al contrario, sta facendo dei filmini da mostrare alla sua famiglia una volta tornato a casa. Poco lontano, dei bulldozer lungo entrambi i lati della linea di frontiera stanno scavando, non più per costruire delle fortificazioni militari bensì una strada, che collegherà i due vicini asiatici riaprendo così uno storico passaggio commerciale: il passo di Nathu-la.

Nuova Deli e Pechino progettano di riaprire il passo a giugno, (dopo oltre 40 anni), quale segno di un riavvicinamento tra i due Paesi, un tempo rivali e che in questa regione hanno combattuto la guerra Himalayana nel 1962.

Il passo, a 4.310 metri di altezza, sarà il nuovo centro di scambi commerciali tra il piccolo Stato indiano nord-orientale del Sikkim e il Tibet meridionale. Si tratta di un inizio modesto, ma molto promettente.

L’entusiasmo del Governo del Sikkim non è però del tutto condiviso da Nuova Deli, dove la leadership non può dimenticare la vecchia rivalità.

Gran parte dei 3.500 km di confine comune restano infatti contesi e le autorità indiane sostengono di non essere ancora pronte per ‘spalancare definitivamente le porte’ al loro vicino. Ciononostante, è in corso un graduale processo che potrebbe condurre un giorno alla riapertura della storica Via della Seta, dal porto indiano di Kolkata fino alla capitale tibetana di Lhasa.

Secondo uno studio commissionato dal Governo del Sikkim, si stima che entro il 2015 il commercio attraverso il passo di Nathu-la potrebbe raggiungere i 2.8 miliardi l’anno.

La stima è però ancora troppo ottimistica. È infatti difficile immaginare la stradina che per 56 km attraversa le colline coperte da foreste dalla capitale del Sikkim, Gangtok.

Dei magazzini sono stati costruiti lungo il percorso per sbrigare le solite formalità della dogana e dell’immigrazione, e un piccolo negozio a Sheratang, un gelido rifugio a 8 km sotto il passo.

Il Governo del Sikkim non ha ancora ottenuto l’approvazione di Nuova Deli per il suo progetto di costruire una nuova autostrada a due corsie, dal valore di 22 miliardi di rupie (500 milioni di dollari), da Nathu-la fino all’India occidentale, bypassando le strade ormai congestionate di Gangtok. Intanto, cresce la pressione dalla Cina che, insieme alla prosperità economica che vuole portare nel Paese, mira soprattutto ad estendere il controllo politico su questa vasta e a volte dimenticata regione occidentale.

Lhasa è a soli 520 km di strada da Nathu-la. I passi tra il Sikkim e il Tibet un tempo facevano parte della Via della Seta, una rete di sentieri che collegavano l’antico Catai con l’India, l’Asia occidentale e l’Europa. Riportata in auge durante l’occupazione britannica in India, ha assistito ad una ripresa del commercio attraverso Nathu-la solo dopo l’indipendenza nel 1947 e l’invasione cinese del Tibet nel 1950. Dieci anni dopo, oltre 1.000 muli e cavalli e 700 persone percorrevano ogni giorno quello stretto sentiero, attraverso il quale l’India importava lana, pelle di animali e code di yak in cambio di vestiti, benzina, tabacco, sapone, Rolex, e anche auto smontate, inclusa una per il Dalai Lama. I pagamenti arrivavano in sacchi di dollari d’argento cinesi.

Il commercio si interrupe improvvisamente nel 1962. Nel 1990, con la ripresa dei rapporti tra i due vicini asiatici, vennero anche costruiti due piccoli punti di scambio in fondo al confine occidentale, in attesa della riapertura del passo di Nathu-la, che giunse solo durante il viaggio del primo ministro Atal Mehari Vajpayee in Cina nel 2003.

Allo stesso tempo, la Cina annunciò di essere pronta a rinunciare al Sikkim, un ex regno buddista che si era unito all’India nel 1975. Questo piccolo Stato, importante strategicamente, ha però bisogno di rilanciare la sua economia, e la riapertura del passo di Nathu-la potrebbe rivelarsi un’ottima opportunità, anche per la prospettiva di un aumento nel flusso turistico. Le autorità sperano inoltre che il Sikkim possa trasformarsi nel centro di un circuito di pellegrinaggio buddista internazionale, dal Tibet alla Thailandia e dall’India al Nepal. Tuttavia, la comunità teme che uno sviluppo incontrollato possa portare ad un flusso di decine di migliaia di turisti e alla scomparsa della cultura delle minoranze locali, nonché all’emergere di nuove tendenze, quali alcolismo, prostituzione e AIDS.

Ylenia Rosati

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