La passione cinese per la borsa

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5 Marzo 2007

SHANGHAI: La borsa cinese in questi giorni è al centro delle attenzioni mondiali per aver contribuito a causare, con un drastico ribasso del 9% in un giorno solo, un’ondata di perdite su tutte le borse mondiali. L’evento non era del tutto imprevedibile, la borsa di Shanghai nel corso di quest’ultimo anno era stata caratterizzata da continui aumenti storici, e gli esperti si aspettavano una correzione ad un mercato anche troppo effervescente e che anche la dirigenza politica cinese stava cominciando ad osservare preoccupata.

Ma a parte i fondamentali economici dell’economia cinese e le caratteristiche del mercato borsistico cinese, l’esuberanza degli investitori del paese di mezzo è una peculiareità molto cinese. Avevo già avuto modo di osservare questo fenomeno la prima volta che andai a trovare dei miei zii a Taiwan negli anni ’80.

Durante il mio soggiorno nell’isola questo mio zio, un ufficiale dell’esercito nazionalista in pensione, mi portò a vedere la borsa di Taipei. Anche quello era un momento storico molto particolare, e mio zio mi spiegava che i rialzi di borsa avevano portato molte persone a lasciare il proprio lavoro per dedicarsi a tempo pieno agli investimenti azionistici. Lui stesso aveva investito una piccola somma, ed ogni giorno andava a vedere su un tabellone elettronico l’andamento dei titoli. Osservavo con curiosità lo sguardo rapito delle persone che affollavano quella sala, che non staccavano lo sguardo dal tabellone elettronico, e mi sembrava quasi di essere in un tempio pieno di devoti in preghiera.

In quel periodo la borsa ancora non esisteva nella Cina popolare, e le riforme economiche e l’apertura al mondo esterno introdotte da Deng Xiaoping non avevano ancora avuto modo di portare nel paese di mezzo uno dei simboli del capitalismo mondiale.

E sebbene Shanghai fosse conosciuta negli anni ’30 come il centro finanziario dell’Asia, la guerra mondiale e l’occupazione giapponese portarono ad una prima chiusura della sua borsa nel 1941.

Dopo la fine dell’occupazione questa venne riaperta nel 1946 ma la vittoria dell’esercito rivoluzionario ed il conseguente avvento del comunismo portarono di nuovo alla sua chiusura nel 1949. La borsa di Shanghai sarebbe stata di nuovo stabilita ed operativa solo alla fine del 1990, inizialmente con moltissimi vincoli che ne limitavano fortemente l’operatività (distinzione in A Shares e B Shares in RMB e US$, restrizioni sugli IPO Initial Public Offering ecc.). Questi vincoli sono stati progressivamente tolti nel corso degli anni e via via sono state introdotte regole di maggiore trasparenza ed obblighi informativi da parte delle aziende quotate in borsa nei confronti degli investitori. Ma per capire pienamente il recente boom del mercato borsistico cinese bisogna capire quella caratteristica oserei dire genetica del popolo cinese, che è la passione per il rischio e per l’azzardo che ebbi modo di vedere quella volta a Taiwan, nello sguardo degli investitori che seguivano i pannelli elettronici, e poi anche in molti altri come per esempio in mio cognato, che la sera, tornato dal lavoro, si studia l’andamento della borsa per preparare meglio la compravendita delle sue azioni.

E’ la stessa passione per il rischio, per la scommessa che è così simile al gioco d’azzardo e che riscontri nelle persone che dalla Cina vanno nei casinò di Macao. Solo comprendendo questo si può capire a fondo l’esuberanza degli investitori nel mercato borsistico cinese.

Marco Wong

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