La provocazione. India e USA in crisi sull’accordo nucleare? La Cina ne è ben felice!

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28 Agosto 2007

In Cina poco o nulla si è fatto per nascondere, negli scorsi giorni, una certa soddisfazione per le improvvise complicazioni che l’India e gli Stati Uniti hanno trovato nella loro personalissima corsa al primato nucleare, cosa che avrebbe minato ogni possibilità di Pechino di diventare il leader mondiale nel settore. Più che complicazioni, tuttavia, occorrerebbe definirle come dei veri e propri diverbi mal celati, con uno scambio di battute di molteplice interpretazione.

A tal proposito particolarmente pungente è stata l’analisi del People’s Daily e del giornale in lingua cinese Global Times. Secondo quest’ultimo l’accordo tra India e Stati Uniti in campo nucleare non ha fatto nient’altro che creare sensibili turbolenze all’interno della società del subcontinente, alimentando un movimento oppositorio trasversale che potrebbe portare addirittura al rovesciamento della posizione da Premier di Manmohan Singh.

Difficile d’altronde nascondere un discreto malcontento che regna non solo nell’opposizione al governo di Singh, quanto nello schieramento di Sinistra, dove alcuni leader – riflettono dalle parti di Pechino – sono ancora espressamente attaccati a quel "marxismo cinese" che avrebbero preferito continuare a sventolare come bandiera politica e ideologica.

Secondo il Global Times, quindi, che ha dedicato una delle sue copertine proprio alla faccenda che descriviamo in queste righe, il governo indiano dovrebbe fare una scelta tutt’altro che semplice: da una parte continuare a lavorare (peraltro in condizioni non certo sempre più facili) per la conclusione dell’intesa con gli Stati Uniti in campo nucleare andando in contro a nuove e più forti contestazioni che minerebbero le finora solide basi su cui il Premier si è poggiato; d’altra parte abbandonare il progetto con il partner d’oltre oceano, soluzione che sarebbe senza dubbio preferita dalla vicina Cina; con il rischio, però, che quest’ultima scelta possa provocare un certo malcontento a Washington, dove qualcuno ha diplomaticamente avvertito le autorità indiane di non continuare alcun test nucleare fino alla conclusione degli accordi.

Contrari al patto quindi, oltre che la parte più radicale della Sinistra indiana e la maggioranza dell’opposizione al governo Singh, anche le autorità cinesi: il Ministro degli Esteri qualche giorno fa ha dichiarato la sua aperta opposizione alla potenziale intesa che legherebbe l’India agli Stati Uniti, evidenziando una certa incoerenza tra la recente tendenza nucleare del subcontinente e il Trattato di Non Proliferazione più volte ricordato.

Che dietro questo campagna politico-mediatica da parte della Cina si nasconda un certo timore per quanto accadrà oltre confine in campo nucleare pare ormai cosa certa: mai prima d’ora i giornali si erano accaniti così tanto contro la gestione politica indiana, andando addirittura a ipotizzare una crisi di governo in cambio della prosecuzione dei negoziati con gli Stati Uniti. Ma le critiche più feroci da parte del Partito Comunista sono proprio nei confronti di questi ultimi: secondo quanto riporta il People’s Daily "gli Stati Uniti stanno usando l’India come un mezzo per i loro schemi strategici globali", disponendo delle ambizioni nucleare di New Delhi a proprio piacimento e cogliendo così l’occasione di creare un nuovo alleato asiatico per fronteggiare il rapido sviluppo cinese.

Insomma, secondo i giornali cinesi la società indiana sarebbe pronta a rovesciare il proprio governo proprio perchè dopo l’euforia iniziale suscitata dall’accordo, ha finalmente compreso di esser stata presa in giro dagli Stati Uniti con un patto dai mezzi e dai fini poco trasparenti. Nelle prossime settimane si saprà qualcosa di più sulla continuazione dei rapporti tra India e Stati Uniti nel delicato settore. E la stampa cinese, c’è da scommetterci, si farà trovare pronta.

Roberto Rais