La recensione: Daremo Shiranai – Nessuno sa.

La recensione: Daremo Shiranai – Nessuno sa.26 Aprile 2007Anno di uscita: 2004
Durata: 141 minuti
Nazione: Giappone
Genere: Drammatico
Regia: Hirokazu Koreeda
Sceneggiatura: Hirokazu Koreeda
Fotografia: Yutaka Yamasaki
Colonna Sonora: Titi Matsumura Gonzalez Mikami
Produzione: Bandai Visual / Cine Qua Non Films / Engine Film
Yûya Yagira … Akira Fukushima
Ayu Kitaura … Kyoko
Hiei Kimura … Shigeru
Momoko Shimizu … Yuki
Hanae Kan … Saki

Nel giugno del 1988 il proprietario di un appartamento in affitto a Tokyo, sospettando che vi abitassero solo dei bambini, non avendo più visto la loro madre, chiamò la polizia. Furono trovate due bambine, di 7 e 3 anni, in condizioni di grave malnutrizione, e il corpo di un bambino appena nato, nascosto in un sacchetto di plastica. Più tardi fu rinvenuto il fratello più grande, di 14 anni.

La loro madre non li aveva mai iscritti all’anagrafe, tutti figli di un padre diverso, li aveva abbandonati 9 mesi prima per andare a vivere col suo nuovo fidanzato in un’altra città, dopo aver lasciato loro circa 50.000 yen. In aprile, un amico del ragazzo, che aveva preso a frequentare la loro casa, fu preso da un attacco di collera nei confronti della sorellina più piccola e la colpì violentemente fino ad ucciderla. Assieme ad un altro amico, il fratello andò poi a seppellire il corpo di quest’ultima in una foresta, dopo averlo chiuso in un sacco.

Qualcuno forse ricorderà l’accaduto, definito come “Il caso dei quattro bambini abbandonati di Nishi-Sugamo”, sebbene sia stato ben coperto dai media giapponesi all’epoca. I nomi dei bambini non furono mai rivelati e la madre lesse per caso la notizia sui giornali: dopodiché si rivolse personalmente alla polizia.

È del 2004 il film “Nessuno sa” (“Dare mo shiranai”) del regista giapponese Koreeda Hirokazu (già autore di “Distance”, Palma d’Oro a Cannes nel 2001, “Maboroshi no hikari”, Golden Osella a Venezia nel 1995 e “After Life”), in cui troviamo riproposta la vicenda, sebbene con un’interpretazione assolutamente personale delle dinamiche psicologiche dei personaggi, come dichiarato apertamente ad inizio pellicola.

La signora Keiko Fukushima (interpretata dalla bravissima cantante-attrice-modella You) si è appena trasferita nel suo nuovo appartamento con il figlio dodicenne Akira (Yuya Yagira). I due si presentano subito al padrone di casa e lei spiega che suo marito è spesso all’estero per lavoro, quindi sarà sola col figlio per la maggior parte del tempo.

Poco dopo, una scena agghiacciante: madre e figlio aprono una valigia e ne fanno uscire due bambini, Shigeru (Hiei Kimura) e Yuki (Momoko Shimizu), i due fratellini più piccoli. Infine, Akira si reca alla stazione a prendere sua sorella Kyoko (Ayu Kitaura), di poco più giovane di lui. I bambini hanno ciascuno un padre diverso e non sono mai stati iscritti all’anagrafe: pertanto, Akira e Kyoko non possono andare a scuola e nessuno, a parte Akira, ha il permesso di uscire di casa, neanche sul balcone. Quella sera, a cena, la mamma fa ripassare a loro le solite regole di comportamento, aggiungendo che se Shigeru fa baccano, gli altri lo dovranno chiudere nella valigia.

I bambini vivono serenamente per alcuni giorni: mentre la mamma sta fuori tutto il giorno “per lavoro”, Akira va a fare la spesa e Kyoko si occupa di fare il bucato, ben attenta a non farsi vedere.

Il pomeriggio, la mamma comunica ad Akira che si è innamorata di una persona. “Di nuovo?” chiede lui con indifferenza. “Questa è la volta buona” risponde lei.

Una mattina, però, Akira trova dei soldi ed un biglietto sul tavolo, in cui sua madre gli comunica che starà via per un po’, chiedendogli di prendersi cura dei suoi fratelli. I bambini riescono a cavarsela da soli e continuano a rispettare diligentemente le regole, ma i soldi scarseggiano ed Akira è costretto a rivolgersi al padre di Yuki, chiedendogli aiuto. Ma non ottiene grande successo.

Dopo un mese la mamma ritorna, portando dei regali per loro, ma non riceve una calda accoglienza da parte dei due più grandi, i quali sono provati e sospettosi dopo un’esperienza di abbandono di quel tipo. Entrambi chiedono più volte di essere mandati a scuola, ma “i bambini senza padre vengono presi in giro dagli altri compagni. E poi non c’è nessun bisogno di andarci”. Pochissimo tempo dopo, lei riparte di nuovo, dopo un litigio con il figlio. Questa volta i soldi sono ancora di meno. Il tempo passa, Akirae fa amicizia con due coetanei, che porta a casa sua. Poco dopo, i quattro rimangono senza luce né acqua né gas né telefono, e cominciano a frequentare il parco vicino, dove conoscono la timida Saki (Hanae Kan) che diventa loro amica. Ma il suo tentativo di aiutarli guadagnando dei soldi fa allontanare improvvisamente Akira da lei, fino a quando avviene la tragedia: Yuki cade da una sedia e muore. A casa ci sono solo Kyoko e Shigeru, totalmente incapaci di comprendere la gravità dell’accaduto. Attendono Akira fino a sera per dirgli che “Yuki è caduta e non si è più mossa”. A questo punto Akira va a chiamare Saki e, dopo aver chiuso il corpo di Yuki nella famosa valigia, la portano all’aeroporto di Haneda (lei avrebbe tanto voluto vedere gli aerei) e lì la seppelliscono.

Questo film tenero e sensibile ricorda molto un documentario per certe inquadrature lente e silenziose di elementi che sembrano solo dettagli e che poi, con un occhio attento, si scoprono essere pieni di significati, come il lungo e ansioso sguardo di Akira rivolto alla valigia, quando ancora questa si trova nel furgone dell’impresa traslochi e prima che si sappia chi c’è dentro, il pianoforte giocattolo di Kyoko (soltanto più tardi scopriremo che lei desidera tanto imparare a suonarlo), l’orsetto peluche di Yuki (che rivedremo poi alla fine, accanto a lei, quando viene riposta nella valigia), le scatolette di Apollo Choco che piacciono tanto a quest’ultima (nella realtà, era Yuya Yagira, l’attore che interpreta Akira, a portarle sempre sul set durante le riprese, cosa che ha indotto il regista ad inserirle nel film), i suoi disegni (più avanti saranno i fogli delle bollette scadute ad essere ricoperte di disegni colorati), la mano di Kyoko, poco dopo la partenza della mamma, priva dello smalto che lei le aveva dato il giorno prima, le scale che i quattro salgono continuamente, fino ad arrivare alla scena in cui viene seppellita Yuki: qui, la valigia, Akira e Saki si trovano adagiati per terra e sopra ciascuno di loro lampeggiano delle luci in lontananza. Colpisce anche l’inquadratura finale in cui Akira, sul treno, viene colpito in pieno volto da un forte raggio di sole, mentre si sente la canzone di fondo “Sto crescendo”. Questo perché il film risente molto dell’attività di documentarista che Koreeda svolse nei primi anni ’90, agli esordi della sua carriera (segnaliamo “However…”, documentario sul suicido di un funzionario governativo, “Lessons from a Calf” che documenta un’insolita esperienza che vide come protagonisti alcuni bambini delle elementari e “August without Him”, un documentario su di un malato di AIDS).

Anche se “Nessuno sa” contiene numerose modifiche rispetto alla vicenda realmente accaduta, è un film che veramente “documenta” la vita drammatica di quattro bambini che si trovano improvvisamente soli e che, di fatto, non hanno mai conosciuto il mondo esterno: all’inizio essi cercano di comportarsi secondo le loro abitudini e sconcerta ancora di più come Yuki e Shigeru, i due più piccoli, vivano serenamente una situazione così anomala, con una madre così irresponsabile. Entrambi ridono, giocano, si divertono al pensiero di essere chiusi per ore in una valigia e sono felici quando lei torna a casa e parla con loro. Soltanto dopo si rivelano ovviamente incapaci di mantenere un atteggiamento innaturale, di reclusione, imposto loro originariamente: escono di casa, si fanno vedere senza problemi, stringono amicizia, mentre, contemporaneamente, la struttura famigliare sulla quale si erano retti fino allora va in frantumi. Ma se prima lo spettatore aveva la chiara sensazione che fossero i protagonisti ad essere l’elemento anormale, successivamente è la società intorno a loro, il mondo esterno a comportarsi in modo anomalo: ormai la loro situazione è palese in tutta la sua assurdità, eppure “nessuno sa”, nessuno si accorge di niente, l’anomalia è del tutto ignorata: i bambini continuano ad essere gli emarginati, anche se ora si comportano esattamente come tutti i bambini del mondo.

Il mondo degli adulti non è stato in grado di prendersi cura dei bambini, i quali sono stati oggettivamente abbandonati dai loro genitori: sembrerebbe un chiaro messaggio di denuncia alla società attuale. Ma, anche se questa interpretazione fosse corretta, passa in secondo piano rispetto alla palese reale intenzione del regista, perfettamente riuscita, di analizzare con occhio insieme attento e distaccato (Koreeda ha parlato della necessità di mantenere una certa distanza dai suoi protagonisti, ricordando che, quando si abbraccia stretto qualcuno, non si riesce più a vedere dove lui stia guardando) la realtà sorprendentemente tenera e così piena di risorse del mondo dei bambini, i quali sono in grado di comprendere ciò che spesso gli adulti ignorano.

Il film ha ricevuto i seguenti premi e riconoscimenti:

Blue Ribbon awards 2005;
Cannes film festival 2004;
Flanders International Film festival 2004;
Hochi film awards 2004;
Cinema Junpo awards 2005;
Mainichi film concours 2005;
Santa Fe film festival 2004;
Yokohama film festival 2005.

Inoltre, l’attore Yuya Yagira (Akira) ha vinto il premio come miglior attore al Festival di Cannes nel 2004.
L’attrice You (Keiko Fukushima), già celebrità televisiva in Giappone, è stata insignita del premio di miglior attrice non protagonista alla Japanese Academy Awards nel 2005

Emanuele Breda

Redazione

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