La riflessione: Cina, un’autostrada sull’Everest tra business e politica.

21 Giugno 2007

PECHINO: La Cina ha deciso di asfaltare e munire di guard-rail la strada che collega la cittadina di Tingri in Tibet (sotto controllo cinese) al Campo Base dell’Everest.

Con 180 chilometri d’asfalto a 5000 metri d’altezza, sarà l’autostrada più alta del mondo.

I lavori dovrebbero cominciare lunedì 25 e sono già stati stanziati 150 milioni di yuan, circa 15 milioni di Euro, cifra modesta per gli attuali standard di Pechino.

Le autorità sperano di poter inaugurare l’autostrada già tra quattro mesi, per renderla accessibile al teodoforo che in vista di Pechino 2008 porterà la torcia nel punto più alto della storia dei Giochi.

La fiamma attraverserà i cinque continenti, da Olimpia alla Cina, percorrendo 137.000 km in 130 giorni.

Pechino vede i Giochi Olimpici come la migliore vetrina possibile per legittimare agli occhi dell’Occidente il proprio status di potenza economica, e si è ormai lanciata in una corsa all’edilizia senza pari, adoperandosi per dar vita a nuove infrastrutture, servizi e stadi.

Come il "Nido d’uccello", l’impressionante stadio Olimpico di Pechino, 100.000 posti a sedere sovrastati da una fitta intelaiatura di metallo. O come il centro acquatico che sorgerà poco distante, ricoperto da una membrana progettata per disperdere la luce e per regolare autonomamente la temperatura interna.

A cadenza quasi settimanale si aprono cantieri e spuntano nuovi palazzi, non solo siti olimpici, ma anche la nuova Opera House o il ristrutturato quartier generale della CCTV, la tv di stato.

Un nuovo corso architettonico palesemente in sintonia con l’Occidente, ma che ha poco da spartire con lo stile e la tradizione della città.

Al momento la ragion economica suona più forte di quella storica.

L’autostrada sull’Everest renderà la montagna più accessibile a tutti, e Pechino conta già i soldi della preventivata affluenza turistica di massa.

In più c’è la questione tibetana.

Corsie e guard-rail si presentano come una decisa sottolineatura della legittimità del controllo cinese sul Tibet.

Il piccolo stato, annesso poco felicemente alla Cina da Mao nel ’50, sta vivendo un boom economico strettamente legato all’affluenza dei turisti. Per la Repubblica Popolare la strada gioca un ruolo importante nella politica di sinizzazione del Tibet, processo pratico per rendere meno ostica la querelle territoriale.

Tra business e politica, dalle pendici dell’Everest si diramano sentieri che portano all’Olimpiade e alla questione tibetana. Pechino deve solo sperare siano vie meno tortuose della striscia d’asfalto che da lunedì si snoderà tra i pendii dell’Himalaya.

Nicola Ricciardi