La sfida dei vini cinesi

5 Giugno 2006

HONG KONG: Coloro che criticano la bassa qualità del vino cinese a volte dimenticano un particolare: la minaccia che rappresenta la competitività del vino cinese nell’industria globale del vino.

Coloro che scherzano sulla strana abitudine dei cinesi di mescolare il vino con coca cola o 7-up non capiscono che ormai la Cina sta diventando il maggiore consumatore e produttore di vino in Asia.

In risposta alle accuse contro la scarsa qualità del vino cinese, Bai Zhisheng, presidente della Hong Kong Dynasty Fine Wines ha dichiarato:" Quanto al vino bianco, la Cina si sta adeguando agli standard internazionali, ma per il vino rosso abbiamo ancora molta strada da fare".

La società cinese sta progettando di migliorare la qualità del proprio vino grazie all’esperienza francese. Bai, infatti, sottolinea che la Dynasty è nata proprio come joint venture con il produttore francese del Cognac, Remy Martin, nel 1980, all’indomani della nascita della moderna industria cinese del vino. D’altronde, ricorda Bai, l’industria cinese del vino ha solo un quarto di secolo.

"I cinesi hanno la capacità di produrre grandi quantità di vino ad un buon rapporto qualità-prezzo, come nel caso di altri prodotti, quali il tessile" sostiene Bernard Tan, un commerciante di vino a Singapore che aggiunge "Presto, i vini cinesi diventeranno talmente competitivi da arrivare a costituire una minaccia per i vini di medio-bassa qualità di Paesi quali Francia, Australia e Nuova Zelanda". A Singapore, una bottiglia di vino si vende per meno di 100 dollari mentre una bottiglia di vino australiano di media qualità costa circa 200 dollari e una di vino francese di alta qualità dai 1000 ai 5000 dollari.

Il mercato del vino in Asia è gigantesco e ormai tutti vogliono farvi parte", sottolinea Tan.

Secondo una ricerca di mercato, si prevede che il consumo del vino in Cina crescerà del 45.8%, dal 2000 al 2010, pari a 9.2 milioni di ettolitri di vino, ovvero il 4% del consumo mondiale.

La Cina ha prodotto 3.7 milioni di ettolitri di vino nel 2004, ma la Francia resta il maggiore esportatore di vino in Asia.

Lo scorso anno il mercato del vino in Cina ha raggiunto quota 400mila tonnellate, contro il mercato della birra pari a 30 milioni di tonnellate e quello del liquore tradizionale locale, il Moutai, a 5 milioni di tonnellate. Dieci anni fa il mercato del vino cinese cresceva del 5% annuo, ma negli ultimi anni è cresciuto del 15%, grazie soprattutto all’aumento dei redditi dei cittadini.

Lo scorso anno il turnover della Dynasty è salito a quota 17.8%, pari a 947.5 milioni di dollari, mentre il profitto netto è arrivato al 7.9%, 179 milioni di dollari . La società mira a crescere fino a 70mila tonnellate il prossimo anno, e 80mila entro il 2020. La maggior parte del vino prodotto dalla Dynasty è stato venduto in Cina, con meno dell’1% esportato.

L’aumento nella produzione del vino in Cina è un fattore cruciale in quanto incentiverà la richiesta interna.

"Quando un mercato diventa un produttore di vino, crea una base di consumo locale, una clientela che impara a conoscere ed apprezzare il vino, includendolo nella propria dieta e distinguendone la qualità. E’ così che un mercato si espande", dichiara Tan.

Ylenia Rosati