La sindrome cinese

a cura di:

Archiviato in: in
23 Maggio 2006

PECHINO: Una visita al sito di costruzione dello Stadio Nazionale a Pechino è quasi come assistere alla realizzazione della Grande Muraglia nel 21esimo secolo.

7.000 operai si muovono come un esercito in squadroni, mentre gru alte più di 300 piedi sono sospese in aria, sollevando pezzi di metallo di 350 tonnellate per formare una rete di acciaio intrecciato. Le 24 colonne principali sono gigantesche, 1.000 tonnellate l’una, oltre il peso di quelle di un normale stadio, e disposte secondo quello che sembra essere un disegno casuale.

"Tutti pensano che si tratti della più notevole opera architettonica mai realizzata", dichiara Jacques Herzog, "Assistere alla costruzione di questo capolavoro dell’avanguardia in Cina sfida ogni previsione. Eppure questo gioiello architettonico non potrebbe essere realizzato da nessun’altra parte se non qui".

Per gli architetti, la Cina è la terra dei sogni. Le statistiche della costruzioni sono allettanti. I cinesi consumano 54.7% del cemento e il 31.6% dell’acciaio prodotto al mondo.

Gli architetti stranieri sono spinti in Cina dall’abbondanza delle opportunità economiche. Tuttavia, Herzog & de Meuron, la società svizzera che ha disegnato lo stadio, non ha bisogno di cercarsi delle occasioni per fare business, ha infatti più lavoro di quanto sia in grado di gestire.

Ciò che attira le società straniere in Cina è l’apertura a progetti audaci, che vengono attribuiti all’assenza di timidezza e inibizione del popolo cinese.

"Ognuno è incoraggiato a realizzare i disegni più stravaganti. I cinesi non hanno dei veri e propri confini tra il buono e il cattivo gusto, tra ciò che è minimalista ed espressivo. Lo Stadio di Pechino è l’ulteriore prova che niente può scioccarli", sottolinea Herzog. Dopo l’annuncio che i Giochi Olimpici si sarebbero tenuti a Pechino, le autorità della città, incoraggiate dal Governo, hanno deciso che era ora di mostrare il progresso materiale della società cinese, da cui è seguita un’ondata euforica di progetti architettonici.

La maggior parte delle costruzioni recenti a Pechino sono banali, fatta eccezione per pochi progetti, quali il quartier generale della CCTV (la televisione nazionale) disegnata dalla società di Rem Koolhaas, OMA, insieme allo Stadio Nazionale di Herzog e de Meuron.

Le Olimpiadi hanno galvanizzato l’impulso cinese di impressionare il mondo, con qualsiasi mezzo a disposizione. Tuttavia, questi architetti stranieri si trovano spesso trascinati da forze che non avrebbero mai potuto anticipare o comprendere. Perfino l’identità dei committenti a volte resta un mistero.

D’altronde, dovunque nel mondo, non solo in Cina, la realizzazione di un progetto è una scommessa soggetta a forze esterne incontrollabili: il budget diminuisce, il programma cambia, il disegno della costruzione viene alterato, il cliente si ritira. Se poi si pensa ad una nazione come la Cina, uno stato autoritario che sta cercando di incentivare l’iniziativa capitalista senza però rinunciare al controllo governativo, imprevisti del genere accadono spesso. Così succede che se una società come Herzog & de Meuron originariamente aveva sei progetti, nell’arco di sei mesi li ha visti ridotti solo a due, lo stadio a Pechino e un minuscolo padiglione.

La Cina è quindi anche la terra della disillusione, non solo dei sogni.

L’avventura cinese di Herzog & de Meuron, come quella di molti altri architetti in Cina, è quindi contraddistinta da due strade che a volte si incontrano, "il processo costruttivo" da una parte e quello "politico strategico" dall’altra. In qualsiasi momento un progetto potrebbe scivolargli via fra le dita e svanire senza sapere perché.

Ylenia Rosati