La Tailandia guarda al dopo crisi: emerge il bisogno di una nuova “vision”

a cura di: Paolo Cacciato

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Bangkok dal nostro inviato.

Corriere Asia ha partecipato al “Thailand’s Investment Environment: Looking Forward”, Forum organizzato da World Bank, Asia Development Bank, e numerose associazioni tra cui The Federation of Thai Industries ed il Joint Foreign Chamber of Commerce Committee ed introdotto da un discorso di apertura del Primo Ministro Tailandese Abhisit Veejjajiva. Quello appena iniziato sara’ l’ultimo trimestre con crescita del PIL negativa e il Q4 ’09 sara’ finalmente il primo positivo (+1,8%) dopo l’annus horribilis. Gli economisti si interrogano sul ruolo del Paese nel dopo crisi, quando tutto non sara’ piu’ come prima: Corriere Asia lo svela ai suoi lettori.

 

 

Nel guardare le curve dell’andamento degli indici economici dell’ultimo anno in Thailandia proiettate da tutti i relatori – senza eccezioni – vengono i brividi e si prova un senso di disagio da vertigini appena allievato dal recente appiattimento e accenno all’inversione di tendenza. La caduta libera degli ultimi 9 mesi sembra finalmente terminata e con la previsione del Q4 complessivamente la figura che ne risulta e’ quella di un lungo uncino al quale sono appese tutte le speranze di ripresa di questa ex tigre asiatica.

 

L’export della Tailandia nel 2008 e’ stato responsabile per oltre il 70% della crescita del PIL: e’ inevitabile quindi che nel corso del 2009 – quando i mercati di sbocco USA, UE e Giappone hanno smesso di fare ordinativi – il Regno sia entrato in una forte fase di recessione con crescita negativa. I tradizionali settori trainanti dell’export – elettronica, automotive e agro industriale – hanno faticato tantissimo nel contenere il tracollo, ed il crollo degli arrivi nel settore del turismo – colpito seriamente anche dai problemi politici e di stabilita’ interna e affetto dalla recente piaga dell’influenza suina – ha peggiorato ulteriormente il quadro generale.

 

Il motore altamente rodato della crescita del Paese si e’ ingolfato proprio quando viaggiava a pieno regime perche’ i fattori esterni  – ordinativi, investimenti diretti, e turisti – sono tutti insieme e con una  sincronia letale venuti a mancare evidenziando la debolezza del sistema Tailandia  che – a posteriori – oggi viene da piu’ parti criticato. Ora e’ facile dire che la domanda interna deve crescere di importanza e contribuire in maniera maggiore al PIL, quando negli ultimi venti anni tutti gli sforzi si sono concentrati nell’aumento della capacita’ produttiva industriale per supportare la crescente domanda da tutto il mondo. In sintesi qui in terra di Siam si e’ seguita la corrente e cavalcato l’onda fin quando si e’ potuto per poi ritrovarsi improvvisamente in una fase di forte risacca in cui tutto e’ tornato indietro come molti anni fa: a Gennaio 2009 la capacita’ produttiva industriale utilizzata e’ arrivata quasi a toccare 50%, cioe’ la meta’ di quella installata.

 

Ora che lo scivolone e’ quasi finito il Paese si deve interrogare sul futuro e riflettere sugli errori del passato guardandosi allo specchio con l’obiettivo di vedere qualche cosa che ancora non c’e’: la Thailandia del dopo crisi. Manca ancora la vision che metta tutti d’accordo sulla nuova identita’ di questo Paese che deve trovare il suo nuovo ruolo nello scacchiere asiatico, sostenuto da Cina e India (verso i quali si deve re-indirizzare l’export) e minacciato da Vietnam e Indonesia, che potrebbero togliergli spazio e ossigeno.

 

Ci sono tuttavia alcune certezze che sembrano inamovibili: la centralita’ geografica della Thailandia nel cuore dell’Asia, quasi un baricentro tra India e Cina, e’ certamente un vantaggio strategico territoriale che l’Indonesia, per esempio, non puo’ vantare; la leadership riconosciuta dagli stati della regione del Mekong (Lao, Cambogia e sud della Cina) che necessitano di uno sbocco logistico via mare con il porto industriale di Laem Chabang (unico nell’area ad alta batimetria) e via aerea con l’aeroporto Suvarnabumi (la cui espansione e’ gia’ stata approvata) oggi sulla carta la fanno preferire al Vietnam; la destinazione turistica preferita dell’area che – nonostante l’harakiri degli ultimi mesi – continua ad essere la Thailandia, considerata ancora la terra del sorriso (ci si augura ancora per molto).

 

La priorita’ numero uno quindi si chiama logistica, l’area in cui il Governo deve lavorare ed investire massicciamente per recuperare il tempo perduto con anni di immobilismo: i corridoi nord-sud ed est ovest per linee ferroviare moderne e treni ad alta velocita’, il porto Industriale di Ranong (a ovest sotto il confine con il Myanmar) che attraverso un collegamento intermodale con il porto di Laem Chabang (a est) dovrebbe bypassare Singapore (e accorciare i tempi di trasporto di una settimana).

L’altra priorita’ (sempre numero uno) si chiama liberalizzazione dei servizi, con l’implemetazione della riforma attesa da un decennio del Foreign Business Act, e la conseguente decisa apertura del Paese ad una nuova ondata di investimenti questa volta non piu’ in capacita’ produttiva ma in capacita’ intellettuale. 

Luca Vianelli

www.mda.co.th 

 

Paolo Cacciato

Paolo Cacciato

Coordinatore del Business Focus China e Far East e Docente di Marketing Strategy sui Mercati dell'Asia Orientale nei Master in Internazionalizzazione di Impresa del Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano, sinologo e nippologo specializzato in mediazione linguistica e interculturale applicata ai processi di business development. Presidente di Asian Studies Group ©, centro studi specialistico con sedi principali in Milano Roma Padova Torino; dirige in Italia il C.U.P.I. Centro per l'Unione delle Prospettive Internazionali, già consulente d' impresa per diversi gruppi italiani, coordina ADM-EA Consulting, studio specializzato in internazionalizzazione su Cina Giappone e Corea con sede principale a Milano e desk operativi in Kobe, Shanghai, Seoul.

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