La Thailandia dice “SI” alla nuova Costituzione

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21 Agosto 2007

BANGKOK: La popolazione Thailandese ha approvato la nuova Carta Costituzionale promossa dal Consiglio Nazionale per la Sicurezza, organismo creato ad hoc dalla giunta militare insediatasi immediatamente dopo l’allontanamento di Thaksin il 19 Settembre 2006 con il compito di svecchiare la Costituzione e correggere alcuni meccanismi che hanno legittimato l’operato dell’ex Primo Ministro. Questo risultato apre le porte alle elezioni generali previste il 16 o 23 di Dicembre, dopo il compleanno del Re (5 Dicembre) e prima della fine del 2007, perfettamente in linea con le promesse fatte dal capo del CNS Generale Sonthi all’indomani del colpo di stato da lui promosso.

Dopo lo spoglio di oltre il 95% delle schede del Referendum Costituzionale — che ricordiamo non era obbligatorio e non prevedeva un quorum – si sono contati oltre il 58% di voti a favore, il 42% a sfavore, un’ affluenza alle urne pari a circa il 60% della popolazione votante (45 milioni di persone). I thailandesi hanno votato chiaramente ‘No" nel Nord Est, vasta regione rurale chiamata Isaan e tradizionalmente roccaforte del partito deposto dal colpo di stato, ed in maniera massiccia "Si" nel Sud del Paese, travagliato da anni di scontri intestini di matrice religiosa, dove il voto ha avuto un significato politico per la urgente necessita’ di una maggior stabilita’ interna. Il resto del Regno ha approvato il Referendum il linea con il risultato finale: il Nord con oltre il 54%, il Centro e l’Area della Capitale con oltre il 65%. A Bangkok l’affluenza e’ stata modesta (solo il 53% di 4,15 milioni di votanti): i residenti hanno tradito le aspettative del Governo – che un mese fa aveva dichiarato oggi festa nazionale per facilitare il voto dei fuori sede consentendo loro un rientro agevolato — abbandonando una capitale affollata di turisti Europei e approffitando di un week end di tempo bello, inaspettato nella stagione delle pioggie.

La comunita’ di imprenditori ed investitori del Paese ha votato compatta per il "SI" guardando in maniera piu’ ottimistica verso la scadenza delle prossime elezioni, giudicando quello di ieri un passo decisivo per la stabilita’ del Paese e auspicando ad un ritorno alla normalita’ del business e alla fiducia degli investitori internazionali.

In effetti l’impressione generale del dopo voto e’ propio quella di un ritorno al sereno dopo mesi di instabilita’ e incertezze.

Votanti: 45 Milioni

Periodo di Voto: 8am – 16pm

Sezioni Elettorali: 87,000

Modalità: Maggioranza Semplice

Lezioni dal Referendum

Il voto del Referendum è stato una prima assoluta per la popolazione Thailandese: infatti, pur essendo sempre stato previsto in tutte costituzioni a cominciare dalla prima versione del 1949 fino a quella temporanea in vigore fino ad ieri, il referendum costituzionale non è mai stato indetto prima.

Il referendum è stato fin da subito soggetto a critiche a causa del poco tempo lasciato a disposizione dei votanti (meno di un mese) per analizzare la bozza della costituzione: l’approvazione della Constitution Drafting Assembly (CDA) è infatti avvenuta il 6 luglio, ed alla fine dello stesso mese è cominciata la distribuzione delle copie nelle case dei cittadini Thailandesi.

Il governo ed il Council for National Security (CNS) hanno lanciato una campagna per spingere i votanti a supportare la nuova costituzione. Al contrario, la coalizione pro-Thaksin, guidata dai Thai Rak Thai MPs, fedeli al primo ministro deposto, e dal United Front of Democracy against Dictatorship (UDD), insieme ad altri alleati inaspettati, molti dei quali un anno fa combattevano contro il regime Thaksin, ha promosso una campagna per convincere i votanti a respingere la nuova costituzione scritta da esperti designati da una giunta militare responsabile dell’ abolizione della costituzione del 1997, e quindi inaccetabile.

Un piccolo rebus per la popolazione Thailandese appunto un po’ a digiuno di Democrazia e soprattutto non culturalmente preparata a giudicare su aspetti cosi’ delicati della cosa pubblica tanto che — per dirla tutta — in alcuni comprovati casi per un pugno di euro si e’ potuto comprare il voto di alcuni cittadini che evidentemente erano piu’ preoccupati di sbarcare il lunario che di mettere il proprio naso tra le righe di un manuale inodore recapitato in fretta e furia ai domicili di tutti i cittadini.

La complessità dei contenuti e dei cambiamenti proposti nel nuovo draft della costituzione, infatti, avrebbe meritato un tempo piu’ lungo per poter essere analizzata e capita dalla popolazione in quanto scritta da esperti legali e di difficile comprensione. Si sarebbe auspicato anche un maggior dibattito sui temi affrontati e appunto sulle modifiche proposte che ad oggi risultano ancora poco chiare. Sulla stampa internazionale l’evento e’ stato coperto solo nell’ultima settimana e – dobbiamo dire — quei Paesi (soprattutto Europei ma in genere di matrice occidentale) che all’indomani del colpo di Stato avevano – giustamente — allarmato il mondo intero affermando che la Democrazia dell’intera regione ASEAN era in pericolo non si sono visti, ne sentiti. A volte ci si sorprende come i Paesi del vecchio continente — tra i principali partner commerciali del Paese – si preoccupino solo di fare profitti con le economie emergenti non trasferendo invece la propria conoscenza ed esperienza in fatto di Democrazia, indubbiamente un bene preziosissimo e senza prezzo.

La Thailandia ha scelto "Si" in nome della stabilita’ economica, politica e soprattutto sociale anche se il risultato non e’ stato propriamente netto come il Generale Sonthi auspicava (oltre il 70% dei voti) e come ci si dovrebbe aspettare quando si prendono decisioni di questa portata: "non mi importa dei numeri, il punto e’ che questa e’ una vittoria del processo democratico" ha commentato in una maniera che suona un po’ befferda.

A giudicare dalla geografia del voto, il Paese resta comunque diviso sulle posizioni di due anni fa quando il processo di instabilita’ interna ha cominciato la sua escalation. Cio’ che emerge unanime — invece – e’ la volonta’ di un Paese intero di andare al piu’ presto alle libere e democratiche elezioni che consentano sia di eleggere un governo legittimamente votato dal popolo sia di voltare pagina permettendo alla Thailandia di riprendere lo sviluppo democratico di cui ha bisogno. Speriamo quindi che il sole torni a splendere sul Democracy Document, terminato di costruire nel 1939 su disegno dell’architetto Italiano Corrado Feroci in commemorazione della fine della Monarchia Assoluta in Thailandia e che rappresenta da allora una pietra miliare della vita politica del Paese.

Luca Vianelli

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