L’analisi: Chen Guidi, Wu Chuntao – Può la barca affondare l’acqua?

L’analisi: Chen Guidi, Wu Chuntao – Può la barca affondare l’acqua?

18 Aprile 2007

Tassa "per il maiale in vita" e tassa "per l’uccisione del maiale", cauzione "per la fedeltà reciproca" e "imposta verde" per gli eventuali "danni ecologici causati dal banchetto nuziale". Queste sono solo alcune delle assurde tasse che gravano sui contadini cinesi. Dei grandi numeri economici della Cina si sa, così come siamo vagamente a conoscenza del verificarsi di rivolte nelle campagne. Mai prima d’ora, avevamo però potuto seguire i fatti nel dettaglio, leggere storie vere, al di là dei numeri.

18 Aprile 2007

Chen Guidi, Wu Chuntao – Può la barca affondare l’acqua? Vita dei contadini

cinesi – Marsilio (Gli specchi della memoria)

prefazione di F. Rampini

traduzione di E. Buonanno, pp. 240

Euro 15,00

isbn: 8831791664

Titolo originale: Zhongguo Nongmin Diaocha

Tassa "per il maiale in vita" e tassa "per l’uccisione del maiale", cauzione "per la fedeltà reciproca" e "imposta verde" per gli eventuali "danni ecologici causati dal banchetto nuziale". Queste sono solo alcune delle assurde tasse che gravano sui contadini cinesi.

Dei grandi numeri economici della Cina si sa, così come siamo vagamente a conoscenza del verificarsi di rivolte nelle campagne. Mai prima d’ora, avevamo però potuto seguire i fatti nel dettaglio, leggere storie vere, al di là dei numeri.

Lo fanno Chen Guidi e Wu Chuntao, marito e moglie, giornalisti e scrittori. Il loro best-seller "Può la barca affondare l’acqua?" è uscito in Italia per Marsilio.

E’ una lettura fondamentale per chiunque si occupi di Cina, interessante per tutti.

Non è un romanzo, non c’è stile ricercato, è un’inchiesta giornalistica dove parlano i fatti. Si dà parola a qualcuno di quegli 800 milioni che generalmente appaiono solo in quanto massa statistica.

Chen e Wu sono di famiglia contadina, originari rispettivamente delle province dell’Anhui e dell’Hunan.

Nel 2000 partono per un’inchiesta di tre anni, proprio nell’Anhui, che gireranno in lungo e in largo arrivando fino ai villaggi più remoti, con tutti i mezzi disponibili.

Il quadro che emerge è sconvolgente: i contadini vengono sistematicamente taglieggiati da funzionari locali che si arricchiscono alle loro spalle e, se cercano di far conoscere la situazione al livello superiore della scala burocratica, rischiano addirittura di essere uccisi per rappresaglia. E’ per esempio questo il caso del villaggio di Zhang (capitolo secondo), dove nel 1998 il vice-capo villaggio massacra a colpi di coltello e mannaia, spalleggiato da alcuni suoi familiari, quattro membri della comunità incaricati di indagare sulla gestione delle finanze comunali.

Le due burocrazie parallele, quella del Partito e quella dello Stato, appaiono chiaramente per quello che sono: un vero e proprio comitato d’affari che storna parte delle risorse per il proprio interesse. Difficile o reticente è il controllo dall’altro, impossibile quello dal basso.

Ma al di là dei soprusi particolari, la miseria dei contadini ha ragioni anche più strutturali.

E’ l’esito alla rovescia delle riforme denghiane che, viste dalla città, hanno costruito il boom dell’ormai seconda potenza economica mondiale; viste dalle campagne, si traducono in uno sfruttamento prolungato.

In dieci anni, tra il 1990 e il 2000, il totale delle tasse che gravano sui contadini è quintuplicato, da 8,7 a 45,6 miliardi di yuan. Nel 2000, il carico fiscale medio, nelle aree rurali, si aggirava attorno ai 146 yuan a testa, ben quattro volte quello imposto ai residenti nelle aree urbane (in media, 37 yuan). Tutto questo, a fronte di un reddito dei cittadini che era mediamente sei volte quello dei contadini.

In questo senso, molto istruttiva è la "Breve storia del carico fiscale dei contadini cinesi", all’interno del penultimo capitolo. E’ un’interpretazione di tutte le riforme che hanno riguardato le campagne – dalla nascita della Repubblica Popolare in poi – alla luce di una chiave interpretativa difficile da confutare: i contadini hanno finanziato la crescita dell’economia cinese. Non solo: hanno anche pagato caro gli errori della nomenklatura, come nel caso del Grande Balzo in avanti (1958), quando l’industrializzazione forzata della Cina e la creazione delle comuni agrarie fece letteralmente morire di fame 30 milioni di contadini.

Il libro di Chen e Wu ha avuto una storia avventurosa. Pubblicato in Cina alla fine del 2003, ha avuto un successo immediato e una notevole diffusione a ogni livello della società cinese. Gli autori sono diventati personaggi da talk show fino a quando, improvvisamente, la scure della censura si è abbattuta sulle verità troppo scomode della loro inchiesta. "Può la barca affondare l’acqua?" è stato ritirato dalla circolazione e, ciò nonostante, ha venduto 8 milioni di copie in edizione clandestina.

Nelle campagne cinesi si vendono carretti interi di cipolle per 2 yuan (20 centesimi di Euro) e i contadini che le coltivano non si permettono di mangiarne neanche una per non rinunciare all’infinitesima parte di un già magro guadagno. Poi, per arrotondare, vendono anche il proprio sangue.

Come diceva l’imperatore Taizong (dinastia Tang), citato da un anziano funzionario pulito e parecchio indignato, "l’acqua sostiene la barca; l’acqua può anche affondare la barca".

Quasi tutte le dinastie cinesi sono cadute dopo una rivolta agraria e l’establishment odierno lo sa benissimo. La "società armoniosa" di Hu Jintao non è tanto un’opzione politica, quanto una necessità inderogabile: sia per i contadini, sia per chi li governa.

Gabriele Battaglia