L’arco

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L’arco

28 Giugno 2007

Titolo originale: Hwal

Nazione: Corea del Sud, Giappone

Anno: 2005

Genere: Drammatico

Durata: 90′

Regia: Kim Ki-duk

Sito ufficiale:

Cast: Han Yeo-reum, Seo Si-jeok, Jeon Gook-hwan, Jeon Seong-hwang

Produzione: Kim Ki-duk

Distribuzione: Mikado

Data di uscita: 04 Novembre 2005 (cinema)

Un anziano pescatore vive su di una barca in mezzo al mare con una ragazza che ha rapito quando aveva 6 anni, con l’intento di sposarla quand’ella ne avrà compiuti 17. L’affetto che lo lega a lei è immenso, così la colma di attenzioni e scaccia con furore chiunque, tra i pescatori che ospita ogni tanto sulla barca, tenti di avvicinarsi a lei. La sua infallibile arma è un arco, che funge talvolta anche da strumento musicale. I due appaiono felici insieme e lei gli è molto legata, fino a quando non giunge sulla barca un giovane pescatore e i due si innamorano…

Il film presenta tutte le tipiche caratteristiche del cinema di Kim Ki-duk: dialoghi quasi assenti (del tutto fra i protagonisti), musica dolcissima ma anche intensa e sconvolgente, giochi di sguardi, sorrisi, importanza nei gesti, scene ed elementi simbolici e spesso enigmatici per noi Occidentali: le stupende scene in cui i due predicono il futuro, mentre lei si dondola sull’altalena di fronte al Buddha dipinto sullo scafo; oppure lo stesso arco, che funge essenzialmente da strumento di comunicazione fra i due, tramite la musica, oppure da arma di difesa del loro mondo contro gli estranei; la cerimonia nuziale, con gli sfarzosi costumi; le galline che il vecchio porta sulla barca.

Ma ha un elemento in più: il mare. Se in Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera l’acqua, in quanto lago, costituiva alla fine anch’essa un elemento circoscritto, qui essa è infinita, onnipresente: costituisce, assieme alla barca, l’unico vero scenario, l’unico sfondo. Non soltanto i protagonisti, ma anche noi ci troviamo in mezzo al mare per tutta la durata della pellicola, e questo ha sicuramente un effetto spaesante, alienante per lo spettatore: un gesto di coraggio da parte di Kim Ki-duk. Vi è un continuo ipnotizzante gioco e contrasto di colori, fra l’azzurro del mare e quello del cielo, tra il rosso dell’alba e quello del tramonto, all’orizzonte. Il sole è talvolta accecante, talvolta assente, mentre l’acqua sembra quasi comunicare paura, quiete, riflessione, amarezza, pace e disperazione, a seconda degli stati d’animo dei protagonisti: vi è, ad esempio, una scena notturna di tempesta che, forse per le luci spettrali, l’abbondanza di colori scuri e i rumori assordanti, ho trovato particolarmente violenta e spaventosa: l’acqua si infrange nera sullo scafo con boati terrificanti; poche sequenze dopo, una mite giornata soleggiata.

Per questo si è trattato di un lavoro di difficile realizzazione, in quanto le scene sono state tutte girate su di una barca, in mare aperto, in poco più di due settimane.

Ancora una volta, un’insolita coppia isolata e lontana dal resto del mondo, in un proprio piccolo universo idilliaco: questo film non può non ricordare Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera, dove un anziano monaco viveva assieme ad un bambino su di un tempio galleggiante. Ancora una volta, quindi, l’acqua come elemento isolante e la terra come mondo realmente "esterno" e sconosciuto. Ancora una volta, dall’esterno proviene l’elemento di disturbo della quite prima, e di sconvolgimento poi. Solo che lì il monaco, simbolo di saggezza ed equilibrio, cercava di insegnare al piccolo le cose del mondo, mentre qui l’anziano pescatore è un semplice essere umano divorato costantemente dalla gelosia e dal timore che la ragazza si allontani, che desidera soltanto tenerla lontana da tutto e da tutti, nell’illusione dorata che lei lo amerà e che accetterà di diventare sua moglie. Infatti, quando si accorge del legame fra i due giovani ed avverte l’inevitabilità del distacco di lei, reagisce dapprima con la rabbia più incontrollabile, poi con la disperazione. Quando i due progettano poi di fuggire, tenta di togliersi la vita.

Ma lei sarà per sempre legata a lui, se non da un vero amore coniugale, sicuramente da quello figliale e le scene in cui, pentita, torna per prendersi cura di lui, commuovono per la delicatezza e l’innocenza dei gesti e degli sguardi.

Quello del vecchio pescatore è un amore impossibile, ed egli se ne rende presto conto. Nonostante ella abbia accettato di sposarlo e la cerimonia sia stata compiuta con dovizia, sceglierà di lasciarla per sempre alla vita che le appartiene.

Ritroviamo infine la bellissima e strepitosa Han Yeo-reum, già splendida interprete di Vasumitra ne La Samaritana, la quale, con i suoi sorrisi irreali ed i suoi sguardi talvolta ingenui ed innocenti, talvolta profondi e saggi, ci incanta fin dall’inizio, senza che quasi si riesca ad identificarne la personalità: è sicuramente il personaggio più inafferrabile ed enigmatico del film.

Emanuele Breda

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