L’esperienza imprenditoriale: Antonio Cumini, nel segno del lusso alla conquista della Thailandia

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3 Ottobre 2007

Il Mandarin Oriental Hotel di Bangkok, l’albergo di lusso per antonomasia della capitale, al calar del sole si popola di distinti turisti e uomini d’affari che si danno appuntamento per estraniarsi dalla caotica e trafficata metropoli thailandese: la vista delle chiatte che lentamente vengono trainate controcorrente, l’accendersi di mille luci che si riflettono sull’acqua mentre una leggerissima brezza sale dal fiume insieme agli ottimi cocktails di frutta esotica riescono infatti a catapultarti in un’altra dimensione, anche solo per qualche lunghissimo minuto. E’ in questa atmosfera che ho incontrato per la prima volta Antonio Cumini, il giovane imprenditore che 5 anni fa ha deciso di cambiare vita, lasciandosi alle spalle le luci della ribalta e indossando i guanti ed il grembiule del mastro calzolaio.

CA — Sig. Cumini cosa la ha spinta a cambiare la sua vita cosi’ radicalmente?

AC — Subito dopo essermi diplomato al conservatorio di Venezia ho incominciato a girare il mondo facendo concerti per pianoforte, la mia passione fin dall’infanzia: una vita fatta di serate di gala, tra luccichii e successo, devo dire un’esperienza molto bella e appagante. Ma lentamente coltivavo il desiderio di cambiare e di dimostrare a me stesso di essere in grado di poter fare qualche cosa di diverso. Mi si e’ presentata l’occasione di rilevare un’azienda artigianale nel settore calzaturiero ed insieme di realizzare l’idea di creare una scarpa completamente nuova nel concetto e nelle performance. Era arrivato per me il momento di chiudere lo spartito.

CA — Come ha fatto in cosi’ poco tempo a maturare competenze prettamente tecniche e manageriali?

AC — All’inizio e’ stata molto dura: su mia espressa richiesta ho cominciato dal basso lavorando per 12 ore al giorno su ogni macchinario delle fasi della preparazione della tomaia e assemblaggio componenti arrivando, attraverso la ripetezione del gesto fino all’esasperazione, ad appropriarmi dei segreti del processo produttivo delle scarpa, delle tempistiche di lavorazione della singole fasi e soprattutto a conquistare la fiducia dei miei preziosi collaboratori. Al termine della prima settimana avrei voluto mollare tutto: ora posso dire di possedere le maestranze della lavorazione e aver maturato la giusta visione imprenditorilale necessarie per fare bene il mio lavoro.

CA – Come e’ nato il brand JP Hiton e quale e’ il suo posizionamento nel panorama della scarpa sportiva?

AC — JP Hiton (John Paul Hiton) deriva dal nome del mastro calzolaio inglese che oltre 2 secoli fa per primo ideo’ la cucitura a doppio ritorto applicata, per le sue caratteristiche di resistenza, agli stivali militari. Il concetto innovativo e’ stato quello di creare una scarpa sportiva da golf con anima Inglese e cuore Italiano, fatta completamente a mano, impiegando l’eccellenza dei materiali e della lavorazione e ottenendo i migliori risultati in termini di performance e vestibilita’. Si tratta di un prodotto di lusso e di nicchia che colma un’esigenza concreta: possedere una scarpa che possa essere impiegata sul green con il massimo della prestazione e comfort e nel club con un’eleganza e ricercatezza uniche. Soprattutto pensato per la donna, sempre attenta ad avere il giusto stile in ogni situazione.

CA — Chi e’ il cliente ideale di JP Hiton?

AC — E’ il giocatore appassionato di golf, uomo o donna, che sente l’esigenza di calzare un prodotto che offra alte prestazioni tecniche, che sia elegante e che soprattutto faccia la differenza nello stile. Le calzature di JP Hiton infatti possono essere personalizzate con iniziali e loghi (per esempio di un torneo o di un club) consentendo il massimo della distinzione e originalita’.

CA — Quali sono i mercati su cui puntate?

AC — Sono i Paesi in cui il gioco del golf, diffuso e praticato tutto l’anno, e l’economia, in forte espansione per crescita interna, trovano il giusto equilibrio con una piccola percentuale della popolazione che ha una forte capacita’ di spesa oltre che di apprezzamento dello stile e del Made in Italy: questo e’ il nostro target. Dopo Europa e Stati Uniti oggi l’Asia e’ l’area del mondo piu’ attraente.

CA — Quale e’ la vostra strategia di espansione in Asia?

CA — Abbiamo deciso di sponsorizzare con le nostre scarpe il Royal Trophy, il torneo di Golf piu’ prestigioso dell’ Asia (nel 2008 alla terza edizione) che si tiene vicino a Bangkok a meta’ Gennaio e in cui un team europeo e uno asiatico, composto di 8 campioni piu’ un capitano ciascuno, si sfidano per 3 giorni difendendo i colori del proprio continente. Per noi un’occasione unica di incontrare clienti Giapponesi, Koreani oltre che naturalmente Thailandesi e presentare il nostro prodotto in una kermesse che l’anno scorso ha richiamato oltre trenta mila persone, molte delle quali europee. Una vetrina prestigiosa che ci aiutera’ a penetrare i nuovi mercati Asiatici e a consolidare quello Europeo: il tutto nello stesso evento! C’e’ anche il prestigio di sponsorizzare un evento direttamente voluto dalla casa Reale Thailandese oltre che di vestire 18 campioni internazionali con un modello di JP Hiton che stiamo mettendo a punto in questi giorni. Ci siamo affidati alla consulenza di una societa’ Italiana, MDA Consulting, con sedi a Milano e Bangkok, appunto.

Lasciata l’atmosfera magica dell’Oriental e ormai seduto in una carrozza frigorifero dello Sky Train ripensavo al fatto che la scarpa JP Hiton viene presa in mano 125 volte prima di essere completata: queste mani appartengono a una decina di artigiani ciascuno dei quali ha sviluppato negli anni una competenza specifica della lavorazione. Una forza e passione senza eguali. Le stesse – ne sono sicuro – con cui Antonio era solito premere i tasti del pianoforte mentre suonava J.S. Bach, il suo preferito. E gia’ forse cullava l’idea di cambiare vita e fare l’imprenditore: oggi la sua ultima creazione made in Italy porta i colori dell’ebano e dell’avorio.

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  • Hiton Sport Luxury website – http://www.hitonsport.com

Luca Vianelli