L’India apre alle Università straniere

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19 Settembre 2006

NUOVA DELI: Ogni anno gli studenti indiani spendono 4 miliardi di dollari per l’istruzione di grado superiore. Molti di loro sono costretti a trasferirsi negli altri continenti per completare nelle più prestigiose Università i propri studi e la propria formazione. Le nazioni che maggiormente beneficiano di questa "invasione" asiatica sono gli Stati Uniti, seguiti dall’Inghilterra, dal Canada, dalla Nuova Zelanda e dall’Australia. I soli studenti indiani, insieme a quelli cinesi, costituiscono il 20% degli studenti stranieri in giro per i campus del mondo.

Per fermare questa emorragia di professionalità che si va a formare all’estero (e che spesso rimane negli stessi paesi ospitanti), gli analisti hanno proposto una serie di proposte eterogenee. C’è chi suggerisce una riforma interna del sistema universitario, a partire dal ruolo e dagli stipendi degli insegnanti. Ma c’è anche chi pensa che la soluzione migliore sia affidare parte del sistema universitario ed educativo locale a delle scuole di specializzazione straniere.

D’altro canto, stando a una recente ricerca McKinsey, emigrare all’estero durante gli studi sembra essere uno dei pochi strumenti in mano agli studenti indiani per poter accedere a un lavoro qualificante. Lo studio dimostra che, sebbene l’India produca un’ampia gamma di laureati, essi sarebbero inadatti a lavorare nelle compagnie multinazionali.

Per l’analisi, solamente il 25% degli ingegneri indiani, ad esempio, sarebbe pronto ad essere occupato in una grossa azienda internazionale. Il dato è evidentemente ancor più preoccupante se lo si affianca ad altri studi che denotano come sempre più spesso le aziende estere che investono nel subcontinente collochino nelle proprie filiali locali personale straniero, e sempre meno quello indigeno.

Intervistati sull’argomento, gli stessi rettori delle principali università indiane non si sono mostrati contrari all’idea che le università più importanti del mondo si stabiliscano nel Paese, affinché, nel lungo termine, una simile concorrenza possa avere un impatto positivo sul processo formativo dei giovani indiani.

Roberto Rais