L’India sarà il secondo mercato auto del mondo

23 Aprile 2007

NEW DELHI: A prevederlo è Rick Wagoner, top executive della General Motors: crescita economica ed espansione della middle class le due determinanti principali per i dati di vendita; manodopera a basso costo e tecnologia altamente efficiente le due caratteristiche fondamentali di produzione.

I produttori di autoveicoli possono continuare a gioire: secondo gli analisti i costi di manodopera del subcontinente sono tra i più bassi del mondo, e continueranno ad esserlo ancora a lungo. Inoltre, altri fattori di competitività non strettamente legati alle risorse materiali, continueranno ad essere presenti nel Paese nei prossimi anni, confermando la convenienza a produrre all’interno dei confini nazionali.

La novità giunge invece dai dati relativi alle previsioni "a valle": secondo Rick Wagoner, top executive di una delle principali aziende del settore al mondo, General Motors, l’India dovrebbe diventare in meno di dieci anni il secondo più grande mercato delle automobili. Maggiori determinanti dovrebbero essere la continua crescita economica del Paese e l’altrettanto rapida e decisa espansione della middle class indiana.

Parole che pesanti, quelle di Wagoner, che pesano ancor di più se annunciate dinanzi a una platea così ricca, all’interno di un meeting cui hanno partecipato i rappresentanti della CII (Confederation of Indian Industry), della SIAM (Society of Indian Automobile Manufacturers), della ACMA (Automotive Components Manufacturer’s Association) e della AMCHAM (American Chamber of Commerce).

Wagoner ha inoltre dichiarato che nel prossimo decennio i mercati emergenti della regione asiatica che si affaccia sul Pacifico conteranno per quasi il 70% delle intere vendite globali del settore, e che ben tre dei cinque mercati di auto a crescita più elevata del Pianeta si trovano in tale zona: quasi inutile ribadire che l’India sarà uno di questi.

Il top executive di GM ha inoltre incontrato il Primo Ministro indiano Manmohan Singh, che si è detto soddisfatto dell’intenzione dell’azienda di partecipare pienamente alla crescita economica indiana, contribuendo all’alimentazione del settore. D’altro canto Wagoner ha ammesso che per i piani strategici della General Motors l’India è uno dei Paesi più importanti del mondo.

GM opera in India già da quindici anni, producendo un’ampia gamma di autoveicoli con un buon grado di innovazione. A testimonianza di ciò presto General Motors lancerà sul mercato la Chevy Spark, una macchina che per gli esperti dovrebbe essere simile a una versione avanzata e modernizzata della Daewoo Matiz.

Come si è già avuto modo di dire non è certamente la sola manodopera ad essere l’unica risorsa del Paese a disposizione dei produttori automobilistici: Wagoner ha sottolineato l’importanza estrema dell’esistenza di un’immensa capacità intellettuale. Anche per questo motivo la compagnia ha deciso di stabilire un proprio centro tecnologico nel polo di Bangalore, sede dove lavorano circa 800 ingegneri specializzati ed edificio che, per le sue peculiarità innovative, è pari a soli altri sei stabilimenti della compagnia nel resto del globo.

Wagoner, definendo l’esperienza indiana come uno dei "gioielli" più importanti della GM, ha infine dichiarato che General Motors ha imparato molto bene sul campo indiano la lezione offerta dalla globalizzazione: produrre per le specificità locali, ritagliare le attività per il mercato e le caratteristiche del subcontinente, offrire prodotti studiati e realizzati specificatamente per le necessità, le volontà e i desideri dei consumatori del Paese.

Roberto Rais