L’industria navale cinese limita quote straniere al 49%

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10 Novembre 2006

PECHINO: In base all’ultimo piano di sviluppo pubblicato dal governo cinese, i costruttori stranieri potranno fondare joint venture nel settore navale senza eccedere la quota massima del 49% e dotandole di un ufficio tecnico che dovrà assimilare il know-how importato dall’estero.

Con il nuovo programma, la Cina intende dare un forte impulso all’industria navale, sfruttandone le enormi potenzialità. Il paese è già terzo produttore mondiale, dopo Giappone e Sud Corea. Lo scorso anno l’output ha sorpassato i 12 milioni di tonnellate di portata lorda (dwt), pari a circa il 17% del mercato internazionale, e dovrebbe raggiungere i 17 milioni nel 2010. Solo nella prima metà di quest’anno, gli ordini totali sono arrivati a 16.08 milioni dwt, con un incremento del 113% rispetto allo stesso periodo del 2005, oltre il 70% dei quali destinati ai mercati esteri, in particolare Germania, Singapore, Isole Marshall, Malta, Australia, Giappone, Panama e Inghilterra.

Lo scorso anno gli investimenti stranieri nel settore hanno raggiunto i 220 milioni di dollari, registrando una crescita del 45% rispetto al 2004. Fra i principali obiettivi è quello di produrre in loco il 60% delle componenti, che sono attualmente per la maggior parte importate dall’estero. Per raggiungere tali importanti traguardi, la Cina sta accelerando la costruzione di tre nuovi grossi cantieri navali nell’area economica nord orientale Bohai Rim e sui delta del fiume Yangtze e del fiume delle Perle.

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