Lingue e Business: Itochu investe in formazione per sbarcare in Cina

a cura di: Paolo Cacciato

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TOKYO: E’ di stamani la notizia che evidenzia l’interesse di una delle trading company più importanti del Giappone non solo per l’appetibilità del mercato cinese in termini di import e export, ma anche per tutto ciò che concerne le modalità necessarie a favorire questo coinvolgimento di interessi, prima fra tutte la formazione linguistica.

E’ per questo che una delle società di uno dei Paesi fra i più conservatori al mondo per quanto concerne business culture e negoziazione commerciale, da sempre condotta e valorizzata fra esponenti giapponesi  in madrepatria e referenti altrettanto giapponesi all’estero, ha deciso di esporsi in una linea di marketing strategy più netta che faccia dell’utilizzo della lingua cinese oltre che inglese un ponte di mediazione eccellente per avvicinare il gigante asiatico nell’anno della Tigre.

E’ quanto si augura il neo presidente della Itochu Corp. Masahiro Okafuji nel suo programma strategico per il rilancio del tessile sul mercato giapponese in stretta partnership con produzione cinese. Per fare ciò, spiega Okafuji, un approccio virtuoso che riconosca la cultura e la lingua della controparte è fondamentale, così come pare altrettanto utile elevare il livello di padronanza della lingua inglese, sotto certi aspetti ancora oggi ostica all’utenza giapponese, che di fatto sembra attecchire con più facilità e pregnanza fra il management cinese.

Trattasi sicuramente di una sfida alla potenzialità del management giapponese e di voglia di mettersi in gioco. L’interesse della trading, molto forte sulla commercializzazione di prodotti tessili, coinvolge anche il settore del food (basti pensare alla catena Yoshinoya famosissima in Giappone e che offre donburi con carne di manzo a prezzi davvero da fast food) e della distribuzione alimentare (gruppo Family Mart). Il tutto per un giro di affari solo per la commercializzazione del tessile che ha toccato i 218 milioni di euro nello scorso anno, segnando un aumento dei profitti di ben 105 milioni di euro in meno di cinque anni.

Il neo presidente ha perciò assicurato forti investimenti per la formazione del management esistente e una maggior attenzione nella selezione di nuove leve fra le file del marketing che dovranno realmente possedere un’attitudine internazionale al modo di fare business, nonché molto orientate al panorama asiatico. Ciò sottolinea la presa di coscienza da parte di una delle primissime potenze economiche al mondo, quale si riafferma il Giappone, nel considerare un dialogo commerciale che focalizzi una dimensione multilaterale e non più bilaterale fra le nazioni dell’east Asia.

Per le imprese nostrane, fortemente coinvolte in termini di export con il Giappone su settore alimentare ma anche manifatturiero non resta che prendere atto di una trasformazione dell’assetto commerciale e della cultura negoziale che ne deriva e valutare forse quanto elementi di formazione, di conoscenza specialistica di un mercato in termini non solo numerici e profittuali ma anche culturali.

Paolo Cacciato

Paolo Cacciato

Coordinatore del Business Focus China e Far East e Docente di Marketing Strategy sui Mercati dell’Asia Orientale nei Master in Internazionalizzazione di Impresa del Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano, sinologo e nippologo specializzato in mediazione linguistica e interculturale applicata ai processi di business development. Presidente di Asian Studies Group ©, centro studi specialistico con sedi principali in Milano Roma Padova Torino; dirige in Italia il C.U.P.I. Centro per l’Unione delle Prospettive Internazionali, già consulente d’ impresa per diversi gruppi italiani, coordina ADM-EA Consulting, studio specializzato in internazionalizzazione su Cina Giappone e Corea con sede principale a Milano e desk operativi in Kobe, Shanghai, Seoul.