L’Intervista: Il design italiano in India punta sui global retailers.

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PADOVA: Continua a ritmo serrato la crociata delle imprese italiane alla conquista del mercato indiano. Spinte dai numeri impressionanti di un’economia matura — sebbene il potenziale non sia ancora all’apice –, si moltiplicano gli investimenti stranieri soprattutto nelle aree urbane. È qui che si annidano milioni di giovani indiani, istruiti, attenti a mode e bisogni d’oltre confine, e cosa più importante, in grado di alimentare un mercato immenso grazie alla crescente capacità di acquisto. Metropoli come New Delhi, Bangalore, Chennai e Mumbai, sono il luogo di incontro della millenaria cultura indiana con il resto del mondo, dove si innescano i rapidi cambiamenti in corso, anche a livello commerciale. Ecco che dai bazar dei villaggi interni, gli indiani si riversano nei boulevard dello shopping, come Marine Drive a Mumbai, o Connaught Place a New Delhi, mentre poco lontano iniziano a sorgere nuovi centri commerciali contesi dai maggiori global retailer stranieri. In questi moderni complessi pieni di luci sfavillanti, arredi avveniristici e pavimenti in marmo, dovrebbero affluire gli attuali 70 milioni di indiani con un reddito superiore ai 18.000 dollari (entro il 2011 il loro numero passerà a 140 milioni). Sebbene questo processo sia agli inizi, stando ai dati disponibili, attualmente in India il retail organizzato origina 300 miliardi di rupie (pari a 7,5 miliardi di dollari), cifra che dovrebbe triplicare entro il 2010. A dar manforte a questo processo, il numero impressionante di giovani indiani, fruitori tipo dei grandi centri di consumo: entro il 2010 si arriverà a 600 milioni di consumatori, in gran parte di età compresa tra i 20 e 30 anni, il cui numero è tuttavia destinato a crescere entro il 2015, quando ci saranno 550 milioni di ragazzi non ancora ventenni.

Con queste premesse, sono già molte le imprese italiane e straniere al lavoro in india per elaborare strategie commerciali efficaci. Si tratta soprattutto di global retailer, che stanno pianificando la diffusione dei propri corner o l’apertura di negozi monomarca, spesso appoggiandosi a partner e importatori locali. In vista di questo boom commerciale, l’India è ormai nelle mire anche di imprese di servizio, alcune delle quali puntano a dare forma e colori ai nuovi templi del consumismo asiatico. È il caso della ditta SGF (Store Fixtures Group Spa), società padovana fondata nel 1980, che si occupa della realizzazione di arredamenti e allestimenti interni per negozi e grandi compagnie di distribuzione. Forte delle esperienze maturate a Dubai e nell’area del Golfo, nel 2006 è nata SGF India pvt ltd, società interamente controllata dal gruppo di Padova, che dalla sede di Mumbai sta diffondendo con successo il design italiano. Per saperne di più, noi di Corriere Asia abbiamo incontrato il fondatore e amministratore delegato dott. Luciano Cauzzo.

Emanuele Confortin: dott. Cauzzo, come è strutturata la vostra società e qual è l’attività core?

Dott. Luciano Cauzzo: la nascita di SGF risale al 1980 come impresa individuale, divenuta poi società per azioni. Attualmente il gruppo ha gli uffici direzionali e lo stabilimento produttivo a Padova, dove in un’area di 15.000 metri quadrati operano 60 persone, che seguono ogni fase del lavoro, dalla progettazione a contatto con il cliente all’inaugurazione del centro vendita, passando per fase creativa, produzione e installazione. Per darle un’idea dei volumi produttivi, lo scorso anno abbiamo lavorato 60.000 metri quadrati di pannelli in legno e 170 tonnellate di metallo, pari a 45.000 metri quadrati di spazi espositivi su 150 negozi in tutto il mondo. Il nostro core business è un obbiettivo: diventare partner tecnici dei più importanti global retailer italiani e stranieri.

E.C.: qual è segreto del vostro successo?

D.L.C.: il fatto di mettere a disposizione dei clienti la nostra esperienza in termini di design, tecnologie e ricerca materiali, per creare spazi di vendita fortemente connotati e stimolanti, che rendano l’acquisto del consumatore una gratificante esperienza multisensoriale. Pur non trattandosi della nostra attività principale, offriamo anche consulenza e assistenza sul visual merchandising.

E.C.: attualmente avete clienti distribuiti su 20 Paesi, in Europa, Nord Africa e Medio Oriente, ma state puntando particolarmente sull’India. Ci spiega le ragioni di questa scelta?

D.L.C.: le prospettive di crescita del mercato indiano sono senza eguali. Qui stanno nascendo numerosi centri commerciali, e nel solo biennio 2007-2008 si stima l’apertura di 10 milioni di metri quadrati di nuovi shopping center di qualità, che ovviamente hanno bisogno di arredi e design adeguati. Non bisogna dimenticare che l’India è la più grande democrazia del pianeta, dove vige un’etica aziendale di scuola britannica. Inoltre, i giovani hanno accesso ad un livello di istruzione molto elevato, che assieme alla diffusione della lingua inglese rendono l’India un paese cosmopolita e molto attento agli stimoli esterni. È così che nel 2006 abbiamo fondato SGF India, a Mumbai, dove attualmente operano 2 manager italiani affiancati da 4 giovani laureati indiani.

E.C.: quali sono le principali difficoltà incontrate?

D.L.C.: trattando un prodotto interamente realizzato in Italia, ci siamo trovati in difficoltà con i prezzi, anche perché la rupia è piuttosto debole se paragonata all’euro. Poi abbiamo sofferto la mancanza di programmazione e i paletti dati dai tempi di consegna richiesti. Pensi che alcuni clienti pretendono l’installazione a 10-15 giorni dall’ordine. A questo si aggiungono i dazi, talvolta scoraggianti. Tuttavia i risultati stanno arrivando, anche grazie alla crescente fiducia nei nostri confronti.

E.C.: pressione sui prezzi, tempi di consegna e dazi doganali. Come vi state muovendo per dribblare questi ostacoli?

D.L.C.: un passo importante è stata la decisione di curare la produzione direttamente in loco, esclusivamente per questo mercato, avvalendoci di una rete di terzisti indiani, accuratamente selezionati e coordinati dal nostro personale di Mumbai. Devo anche dire che siamo rimasti molto sorpresi dalla loro competenza e dalla capacità di assecondare le nostre richieste. C’è anche da dire che abbiamo già preparato un progetto industriale ben dettagliato, che andremo a sviluppare con un partner indiano al momento opportuno, quando il nostro lavoro sarà maggiormente conosciuto. L’obbiettivo prioritario in India è offrire design italiano di alto livello anche in condizioni critiche, lasciandoci alle spalle tutti gli ostacoli.

E.C.: immagino che nella lista delle difficoltà figurino anche dei concorrenti agguerriti?

D.L.C.: consideriamo vere competitors una quindicina di aziende indiane discretamente organizzate, c’è anche qualche impresa straniera, ma il mercato è talmente grande che non dovrebbe esserci una reale competizione.

E.C.: chi sono i vostri clienti tipo?

D.L.C.: come dicevamo, stiamo puntando sui principali global retailers indiani che attualmente aprono negozi nelle aree maggiormente urbanizzate. Contiamo anche di collaborare con gli investitori stranieri e perché no, magari proprio con quelli italiani, sempre più numerosi in India.

E.C.: cosa si aspetta per il futuro dal mercato indiano?

D.L.C.: non ho dubbi, la crescita del retailing non può esistere a prescindere dallo sviluppo qualitativo e quantitativo dell’industria dell’arredo specializzato. Quindi sono convinto che l’India ci darà grandi soddisfazioni, anche perché siamo tra i primi ad aver colto questa sfida.

Emanuele Confortin