L’intervista: Ponticiello e Scrivo in un libro per capire meglio il Giappone “pop”

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27 Luglio 2007

Roberta Ponticiello e Susanna Scrivo sono le giovani curatrici del libro"Con gli occhi a mandorla sguardo sul Giappone dei cartoon e dei fumetti", recensito oggi sul nostro magazine, uscito nel 2005 e già alla seconda edizione. Il libro, un’interessante raccolta di saggi scritti da studiosi cresciuti durante gli anni dell’invasione dei cartoon giapponesi in Italia, vuole sfatare miti e fraintendimenti sul paese del Sol Levante diffusisi durante quegli anni e mai più chiariti. Il libro presenta inoltre interessanti descrizioni della società nipponica, spiegando alcuni elementi culturali che appaiono negli anime e nei manga e che possono essere incomprensibili a chi non conosca a fondo la società giapponese.

Corriere Asia ha intervistato Roberta Ponticiello e Susanna Scrivo per conoscere più a fondo le motivazioni e gli obbiettivi che hanno spinto queste due appassionate di manga e anime giapponesi ad imbarcarsi in un progetto così complesso, riunendo sotto un unico titolo saggi scritti da ben tredici autori e che affrontano argomenti quanto mai disparati.

Corriere Asia: Come è nata l’idea di scrivere con gli occhi a mandorla?

Susanna Scrivo: Roberta ed io, accomunate da una profonda passione per anime a manga, ci siamo casualmente conosciute all’università. Insieme abbiamo pensato che sarebbe stato interessante provare a raccogliere una serie di saggi volti a estirpare i pregiudizi che, per lungo tempo, hanno relegato manga e anime a "opere per l’infanzia di serie B". Così, dopo aver selezionato le tematiche su cui più ci premeva confrontarci, abbiamo contattato le persone che ritenevamo più autorevoli a trattare i temi scelti, gli autori che hanno collaborato alla realizzazione di Con gli occhi a mandorla.

Corriere Asia: Con gli occhi a mandorla è già alla seconda edizione, rivelandosi un libro per un’audience diversificata. Voi a chi lo consigliereste?

Roberta Ponticiello: Probabilmente l’approccio diretto, scientifico, ma allo stesso tempo discorsivo e – speriamo – piacevole, ad argomenti di vario interesse riguardanti la cultura giapponese, ha fatto sì che "Con gli occhi a mandorla" abbia incuriosito sia il pubblico che muove i primi passi all’interno della cultura dei manga e degli anime, sia il pubblico meno ingenuo. L’obiettivo che ci eravamo prefissate era quello di poter estirpare qualche pregiudizio e suscitare un nuovo interesse nella cultura giapponese così come la si vede dai cartoon e dai fumetti. Il nostro augurio è che il libro abbia raggiunto quest’obiettivo nei lettori della prima edizione, e che ancora colpisca nel segno con quelli della seconda!

Corriere Asia: Nel saggio della Ponticello si analizza l’ingresso nella programmazione televisiva italiana degli anime giapponesi dagli anni ’70 e l’accoglienza del pubblico. Oggigiorno lei crede che gli anime in Italia siano realmente proposti e quindi compresi per quello che sono, ossia un prodotto non necessariamente destinato ad un pubblico di bambini?

Roberta Ponticiello: Io credo che la situazione sia decisamente migliorata, anche se non risolta.

Il pubblico di oggi e’ tendenzialmente più consapevole di quello degli anni 70-80, non solo rispetto alla percezione dei programmi d’animazione ma più in generale all’utilizzo della tv. D’altra parte gli "adulti" di oggi altro non sono che i bambini cresciuti in quegli anni con la televisione.

Purtroppo persistono ancora molti pregiudizi nei confronti dell’animazione nipponica, e spero che operazioni come la nostra possano agevolare la comprensione di tutti i malintesi originati tanto dalle inevitabili differenze culturali quanto dalla difficoltà, piuttosto diffusa, nel credere che questo tipo di produzioni (che li si voglia chiamare cartoon, cartone animato, disegno animato o anime…) siano rivolte ad un pubblico ben piu’ vasto, colto e maturo di quello infantile.

Non escludo però che un aiuto in questa direzione possa provenire anche dal favore che le recenti e numerose produzioni americane destinate ad un pubblico adulto (dai Simpson a Shrek) raccolgono quanto meno in occidente.

Corriere Asia: Nel saggio della Scrivo, si analizza l’ambiguità inerente all’identità di genere presente in molta della produzione pop giapponese. Secondo lei, è questo uno degli aspetti della cultura del Sol Levante più fraintesi da noi occidentali?

Susanna Scrivo: I taboo sessuali sono una prerogativa della cultura occidentale, e questo indubbiamente rende sospetta ogni opera che, in qualche modo, li infranga mostrandoci una realtà più aperta e forse più libera della nostra. Detto questo, non credo che questo sia l’unico aspetto della cultura giapponese travisato in Occidente: un altro esempio molto caro ai detrattori di anime e manga è, certamente, quello dell’uso della violenza in opere rivolte a un pubblico di minori. Max Ciotola, nel suo saggio dal grande valore scientifico, dimostra che questo non è altro che un pregiudizio di chi, spesso, non conosce nemmeno il contenuto degli stessi anime criticati.

Corriere Asia: Adesso cosa avete in cantiere per il futuro?

Susanna Scrivo: Sto preparando un nuovo libro per Tunué, sul fumetto a tematica GLBT.

Roberta Ponticiello: Devo confessare che ancora non mi sono ripresa dopo lo sforzo per portare a termine Con gli occhi a mandorla… A parte gli scherzi, sono molto concentrata sul mio lavoro quotidiano e, pur senza abbandonare la mia passione per l’animazione, non ho in mente altri progetti editoriali, almeno per il momento…

Ameriga Giannone