L’intervista: Sergio Sgambato, ritorno al futuro alla Camera di Commercio Indo-Italiana.

3 Settembre 2007

MUMBAI: A 40 anni dalla fondazione, la Camera di Commercio Indo-Italiana sta attraversando un periodo di grande splendore. Un successo meritato, ottenuto in parte come riflesso della progressiva affermazione internazionale dell’India, in parte perché stanno maturando i frutti del ‘buon karma’ seminato con lavoro di qualità. Certo, l’economia indiana ormai è un fenomeno riconosciuto, maturo e in grado di far sentire il proprio peso nel mercato globale, influenzando anche l’attenzione per la Camera. Tuttavia, senza l’impegno del proprio ‘capitale umano’, il gruppo presieduto da Narinder Nayar non sarebbe mai arrivato a tanto. 400 iniziative realizzate ogni anno, gestite dai 12 desk operativi nella sede di Mumbai, vero cuore pulsante del sodalizio, dove opera uno staff motivato e con le idee chiare guidato da Sergio Sgambato, segretario generale succeduto nel 2006 al brillante Andrea Bonardi. A dire il vero, più che un nuovo arrivo quello di Sgambato è stato un ritorno sulla scena di Mumbai, che ha ripercorso per i lettori di Corriere Asia.

Emanuele Confortin: Lei era stato segretario generale per 9 anni, dal 1992 al 2001. Cosa l’ha spinta a tornare alla Camera dopo più di 5 anni di lontananza?

Sergio Sgambato: Ho scelto di cogliere un’altra sfida, di tornare in un mercato di primo piano, dove si respirano entusiasmo e voglia di crescere. Ero ad un punto in cui o mi stabilivo definitivamente in Italia, oppure mi rimettevo in gioco. Fortunatamente avevo già lavorato in India, quindi non ho fatto un salto nel buio, anche grazie a solide relazioni costituite a suo tempo a Mumbai, professionali e sociali, che hanno reso ancor più piacevole il ritorno.

E.C. Immagino che al suo rientro abbia trovato dei cambiamenti. Che impressioni ha avuto?

S.S. Mi ha fatto piacere notare come alcuni segnali percepiti nel passato si fossero manifestati. Parlo dell’apertura del mercato interno, conseguenza di una nuova politica di liberalizzazione. Parlo anche di una concreta propensione al consumo da parte degli indiani, effetto del crescente benessere che sta interessando soprattutto la classe media. Di certo però, mi ha colpito molto il fatto di respirare aria nuova, una sicurezza psicologica dovuta alla consapevolezza che l’India ce la sta facendo, che è in grado di cogliere le sfide della globalizzazione e di interpretare un ruolo da protagonista.

E.C. E il crescente successo riscosso dalle attività della Camera a cosa è dovuto?

S.S. Le ragioni sono diverse, ma posso individuarne due in particolare. Innanzitutto imprese ed istituzioni italiane hanno finalmente realizzato l’importanza del mercato indiano, cui è conseguito un interesse crescente per il nostro lavoro. In secondo luogo molti si rivolgono a noi perché siamo penetrati nel sistema India con una forte rete di relazioni, consolidate nel tempo grazie al lavoro del nostro presidente Nayar.

E.C. Quali sono i servizi più richiesti dall’Italia?

S.S. Le imprese che ci contattano non si limitano più a chiedere, come un tempo, semplici liste di nominativi. Ora arrivano con le idee chiare, spesso dicendo "voglio fare 1, 2, 3 e 4 .." e noi dobbiamo essere in grado di aiutarli, offrendo qualità e specializzazione.

E.C. Si parla spesso di esportare il Made in Italy in India. Quali sono secondo lei le strategie più indicate?

S.S. Per le produzioni industriali è possibile rivolgersi a degli agenti che già operano sul territorio, in grado quindi di fornire dei contatti. Diversamente, per i prodotti di consumo l’approccio è più complesso. In questo caso le reti di vendita vanno costruite ex novo. Magari partendo con l’apertura di un ufficio di rappresentanza da affidare alla persona giusta, che conosca il mercato indiano e che sappia anche assecondare le aspettative della casa madre Italiana. Non ritengo una scelta vincente quella di rivolgersi ad un importatore, in quanto finirebbe inevitabilmente per alzare troppo i prezzi inibendo la creazione del mercato.

E.C. E i vostri eventi annuali? Ci sono novità per Namasté India? E per Festa Italiana 2007?

S.S. A fine settembre saremo in Italia con Namasté India. È prevista la partecipazione di almeno quaranta imprenditori indiani, in particolare dei settori industriale, infrastrutture e food processing. Si tratterà di un evento itinerante, nel corso del quale la delegazione approderà a Firenze, Modena, Milano, Torino, Vicenza, Verona e aree della Romagna, dove saranno organizzati momenti di incontro per valorizzare le eccellenze territoriali.

A dicembre tornerà Festa Italiana, il cui programma attualmente è in fase di perfezionamento. Come è noto si tratta dell’evento clou per la promozione del Made in Italy in India. Da quest’anno però, sarà orientato in due direzioni. Continuerà ad essere una vetrina di prestigio per il life style italiano, ma punterà anche sulle produzioni industriali ed ingegneristiche del nostro paese.

E.C. Quali le novità per il futuro?

S.S. Come accennato, andremo a valorizzare sempre di più ingegneria, meccanica, produzioni industriali e food processing. Settori fortemente sviluppati in Italia, ma poco conosciuti fuori dai confini. Cercheremo poi di attivare nuove relazioni anche nelle città indiane di II fascia, come Hyderabad, Pune, Ludhiana e altre ancora, iniziando proprio con Festa Italiana 2007. Infine, creeremo nuove sinergie con le altre istituzioni italiane in India, come Ice e Ambasciata, con lo scopo comune di rafforzare le relazioni bilaterali tra i due Paesi.

Emanuele Confortin

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