Litigare o acquisire: come si può trarre profitto dalla concorrenza sleale.

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2 Aprile 2007

PECHINO: Si può trarre profitto dal subire sistematici atti di concorrenza sleale? E’ un enigma che in Cina sembra in certi casi avere una sorprendente risposta positiva.

Una grande azienda multinazionale ha deciso nei giorni scorsi di procedere alla valutazione e probabilmente all’acquisizione di una piccola azienda cinese che aveva basato il suo business esclusivamente sulla cd. concorrenza parassitaria, cioè l’imitazione pedissequa non solo del marchio o del prodotto, ma di tutta la struttura organizzativa d’impresa, del marketing e della comunicazione.

Insomma un vero e proprio clone in versione cinese.

Il problema, inizialmente tollerato, era divenuto scottante quando l’azienda clone, infinitamente più piccola della multinazionale europea, ma ben organizzata ed aggressiva, aveva iniziato ad esportare i prodotti clone in Europa, con conseguenti problemi di confusione nel principale mercato dell’azienda europea.

In Cina, la multinazionale non ha nessuno stabilimento produttivo, ma solo una struttura di marketing e vendita. Tutto viene realizzato, ancora oggi, in Europa. Ma il mercato interno cinese appare sempre più interessante e con margini di crescita e di profitto significativi.

Dunque, due erano le possibilità che si profilavano per la multinazionale europea: agire in via giudiziale nei confronti della società cinese, per concorrenza sleale, ovvero valutarne e proporre l’acquisizione, risolvendo in questo modo anche l’esigenza produttiva.

La prima ipotesi, costosa e con tempi abbastanza lunghi, rischiava di portare ad un risultato parziale. Dopo alcuni mesi la sentenza di condanna avrebbe forse fatto chiudere i battenti alla società cinese, che avrebbe però riaperto, pochi giorni dopo, poco distante e con altro nome. Si sarebbe, dunque, forse vinta una battaglia ma non la guerra!

La seconda ipotesi era invece acquisire l’azienda cinese, con personale già addestrato rispetto allo prodotto che si intendeva realizzare e con un sistema di produzione tanto similare da richiedere pochi accorgimenti per rendere, in poco tempo, l’azienda target a tutti gli effetti una branch della casa madre europea.

Questa è la strada che è stata scelta quasi immediatamente, e con intelligenza, dal management della multinazionale europea.

Ciò evita i lunghi tempi connessi da un progetto "green field" e segna un’interessante svolta nell’atteggiamento delle grandi imprese multinazionali nei confronti delle piccole imprese cloni cinesi.

Unica vera controindicazione dell’operazione è la necessaria e delicata attività di due diligence nei confronti della azienda target cinese e per cui occorrerà procedere con molta prudenza.

In ogni caso questa soluzione bonaria, si coniuga perfettamente con l’approccio cinese alla strenua ricerca di un equilibrio dell’interesse delle parti contrapposte ed inoltre evita inutili e dispendiose azioni giudiziarie, nonché le difficoltà i tempi ed i costi connessi ad un progetto produttivo "green field".

Giovanni Pisacane

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