L’opinione: spirito olimpico a rischio con la guerra mediatica Cina e Resto del Mondo

9 Aprile 2008

Che quelle di Pechino fossero destinate a passare alla storia come le Olimpiadi delle polemiche era chiaro sin dal principio. Colpa delle ‘solite’ accuse rivolte al più controverso dei governi comunisti.

Questioni quali libertà di stampa, censura, controllo violento sulle minoranze, eliminazione politica e fisica degli oppositori, sfruttamento del lavoro, diritti umani, politica estera spregiudicata e totale mancanza di trasparenza sulle questioni interne, sono alcuni dei temi che stanno incendiando le contestazioni di questi giorni.

Tuttavia, non molti si sarebbero aspettati un livello di partecipazione tale in tutto il mondo, con il caso Tibet a traino di un informe Cavallo di Troia, nel quale si confondono le 5 manette che scimmiottano lo stemma olimpico, proposte da Reporters Senza Frontiere, poi Amnesty International e i diritti umani, quindi Human Rights in China, Human Right Watch e tante altre ong coinvolte nella bagarre. Lo scopo di tali polemiche è quello di ribadire le indubbie responsabilità di Pechino, costringendo i leader dei governi occidentali a passare oltre la dipendenza economica che li incatena al Dragone, e prendere una posizione decisa e magari unanime nei confronti di Hu Jintao, Wen Jiabao e compagni. A giocare un ruolo centrale in questa difficile fase, sono i media occidentali, i quali sembra abbiano ingaggiato uno scontro a distanza con quelli cinesi controllati dal Governo. La posta in palio è quanto mai alta: il controllo sull’opinione pubblica mondiale, che vede cinesi da una parte e resto del mondo dall’altra.

Con queste premesse, mentre in Europa e Usa spiccano impressionanti titoloni a tutta pagina che celebrano gli estintori di Parigi, in Cina media e agenzie di stampa (quindi il Governo), continuano ad indottrinare un terzo della popolazione mondiale sui tentativi di sabotaggio al viaggio della fiaccola, perpetrarti, stando a quanto si legge, da tibetani e simpatizzanti. Ecco che dando un’occhiata all’home page della Xinhua, nella sezione destinata ai fatti politici figurano titoli quali "Ufficiale dei Giochi di Pechino condanna con forza l’intralcio della corsa della torcia a Parigi", trasformando in modo inequivocabile la celebrazione dello sport in una questione di Stato.

Stessa storia su china.org.cn, dove una foto di cinesi sorridenti bardati con i colori della Cina sventolano stendardi di Pechino 2008, mentre sotto segue un pezzo in linea con il taglio della Xinhua. La crociata mediatica procede poi verso la demolizione del Dalai Lama, proponendo delle prove che accerterebbero il suo collaborazionismo con Mao Zhedong prima dell’occupazione.

Continua così una duplice caccia alle streghe, con i cinesi da un lato che non perdono occasione a demonizzare gli attivisti tibetani e a confondere le acque in patria, preservando a loro modo la stabilità interna, e dall’altro i giornalisti occidentali, pronti a ribattere con testimonianze, racconti e statistiche scovate in un mare di informazioni sempre più annacquate, le quali tuttavia riflettono la realtà dei fatti. Mentre la partita a pingpong Cina – Resto del Mondo prosegue, non resta che domandarsi cosa rimarrà delle Olimpiadi e degli ideali sportivi al termine di questi mesi di flagello.

Emanuele Confortin