Luci e ombre dei “nuovi ricchi cinesi”

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EP46

 SHANGHAI: Gli esperti lo confermano: negli ultimi cinque anni, il numero di cittadini cinesi con reddito decisamente sopra la media è cresciuto in maniera a dir poco esponenziale, Tradotto in cifre, questo dato è ancor più sorprendente: se, nel 2004, solo un centinaio di persone poteva vantare un patrimonio pari a oltre un miliardo di yuan (100 milioni di euro circa), nell’arco di cinque anni lo stesso status è stato raggiunto da altri 900 individui. Troppi, forse. Ecco perché, sempre nel 2009, secondo quanto riportato nella nota rivista Forbes, la soglia necessaria per classificarsi tra i primi 400 nababbi della Repubblica popolare, perfettamente in linea con l’inarrestabile progresso dei nostri tempi, è passata in un batter d’occhio da 1,22 a 2,05 miliardi di yuan. Un altro “grande balzo in avanti”, per dirla con le parole di un celebre “timoniere” che rimase saldamente alla guida del suo gigantesco vascello dal ’49 al ’76.

 

 

Sembra sia passato un secolo da quel trentennio, di cui anche un manager ormai affermato come Wu Jiayuan non esita a ricordare la durezza: “Sono cresciuto in una zona rurale (circostante la città di Daye, nella provincia centrale dello Hubei) e, fin dalla più tenera età, non ho avuto vita facile”. Non tutti, però, sembrano altrettanto memori delle molte difficoltà attraversate prima di giungere al tanto agognato e “glorioso” successo, forse perché troppo impegnati, come un certo signor Chen,  a organizzare feste da sballo per amici e colleghi di lavoro in una delle tante case di proprietà.

 

Storie di questo genere dimostrano che il bene immobile per eccellenza è diventato il primo degli status symbol che distinguono i facoltosi dai meno abbienti: secondo un recente sondaggio comparso sul Quotidiano della Lega della Gioventù Comunista di Pechino (Beijing Youth Daily),  la maggior parte dei “Paperoni” della capitale nonché di Shanghai possiede almeno tre case, in linea con la consolidata convinzione che gli immobili rappresentino, per chi se li può permettere, uno fra i modi in assoluto più sicuri per far fruttare il proprio capitale.  

 

L’eco di questa vera e propria “febbre da tetto” non poteva non farsi sentire anche al di là dei confini nazionali: non sorprende, dunque, che Deutsche Bank abbia in programma di ampliare la propria rete di servizi in favore di una così ricca clientela.

 

Ma, come si suol dire, “non è tutto oro quello che luccica”: il boom di case e patrimoni riguarda solo Pechino, Shanghai e alcune province costiere del Paese (Shandong, Jiangsu, Zhejiang e  Guangdong) e, tra l’altro, non incontra il favore della gente comune, convinta che simili fortune derivino da comportamenti non esattamente irreprensibili, a livello tanto individuale quanto sociale. Il problema va ben oltre semplici dichiarazioni di risentimento: da atti di vandalismo ai danni di Porsche e Lamborghini (preferibilmente rosse) fino a rapimenti e uccisioni che non hanno risparmiato neppure i più giovani rampolli di famiglie benestanti, vere e proprie “galline dalle uova d’oro” per individui resi senza scrupoli dal clima di miseria, emarginazione e disperazione in cui versano. Il divario fra ricchi e poveri in Cina, insomma, non accenna a restringersi e, quasi sempre, a farne le spese sono vittime innocenti. Mentre questa piaga sociale si fa sempre più profonda, c’è chi, non potendo – o non volendo  – fare nulla per cambiare la situazione, preferisce distrarsi, oziando nella sua nuova “casa al mare” sull’ambitissima isola di Hainan (nel Mar Cinese Meridionale) piuttosto che in una stazione sciistica della Svizzera, meta di tendenza fra i nuovi ricchi del “Paese di Mezzo”.  Ognuno è libero di scegliere, è vero, ma pochi, purtroppo, sono consapevoli degli effetti che determinate scelte di vita producono nel lungo periodo. 

 

Francesco Imparato

Asian Studies Group – Gruppo di ricerca

 

Francesco Imparato

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