Luxury di seconda mano: la nuova frontiera del mercato cinese

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PECHINO: In una fase economica in cui il nostro sguardo è sempre più rivolto all’Oriente, ecco un’interessante e, soprattutto, recente inversione di tendenza: Lu Runwu, proprietaria di un negozio specializzato nella vendita al pubblico di beni di lusso “di seconda mano” che ha aperto i battenti a Pechino nel settembre dello scorso anno, ha infatti dichiarato di essere entrata in contatto con questa diffusa realtà commerciale nei suoi periodi di permanenza in Regno Unito, Italia e Svizzera.

Rain-Wow (Runwu) Consignment Co. Ltd: così suona, in inglese (con un curioso calco del nome della proprietaria), il “bizzarro” esercizio gestito dalla signora Lu, a meno di 10 km dal centro della capitale, all’altezza della 4th Ring Road. Al momento, i punti vendita sono già cinque, ma l’industriosa proprietaria conta di aprirne almeno altri 25, tutti rigorosamente a Pechino, entro la fine dell’anno. Se è vero, come recita un detto tradizionale cinese, che “il Cielo ricompensa chi lavora sodo”, la signora Lu si presenta, in tal senso, come una candidata dalle ottime qualità.

Alla domanda relativa ai pregi del suo business, l’imprenditrice ha risposto sottolineando che presenta vantaggi tanto dal lato della domanda (poiché è possibile acquistare borse e accessori griffati a prezzi decisamente ridotti) quanto da quello dell’offerta (per i “fornitori” è molto più lucroso immettere sul mercato i loro beni “d’annata” che non portarli, come si soleva dire, al Monte di Pietà). Certo è che, in tempi di crisi, non guasta trovare un buon compromesso tra esigenze di status sociale e di portafoglio; forse è anche per questo che la formula della signora Lu sembra essere destinata a funzionare. In altri termini, pur senza sbilanciarsi in previsioni eccessivamente ottimistiche, è possibile affermare che quello dei beni di lusso “di seconda mano” si presenta come un mercato ancora “giovane” e, di conseguenza, dalle grandi potenzialità – si pensi che, in capo a pochi mesi, la signora Lu è diventata la maggiore imprenditrice del settore nella “sola” Pechino.

 

Naturalmente, ogni cosa ha il suo prezzo, compreso il successo, come testimoniano le parole dell’infaticabile nuova leader del mercato del luxury di seconda mano: “Soffro di insonnia, perché non riesco mai a smettere di pensare”; e ancora: “Mi concedo raramente un po’ di relax in un salone di bellezza. A dire il vero, non mi rilasso granché. Niente shopping né cinema, figuriamoci fare sport”. Le uniche voci di spesa della manager di Rain-Wow Consignment, per altro non di poco conto, sembrano essere legate all’acquisto di auto sportive e al frenetico aggiornamento degli “accessori” (cellulari, borse e orologi rigorosamente di marca) al solo scopo di seguire la moda. Eppure, tutto questo flusso di ingenti liquidità e costosi “oggetti del desiderio” non è sufficiente ad appagarla.

 

“Non sono mai soddisfatta: voglio arricchirmi sempre di più, diventare sempre più forte”. La ragione della frenesia della signora Lu si comprende facendo luce sul suo passato: orfana di entrambi i genitori e maltrattata dalla famiglia di adozione, che la cacciò di casa a soli 15 anni; non fosse stato per l’aiuto di un insegnante che la portò con sé a Hong Kong negli anni Ottanta, chissà dove sarebbe ora. In breve, di alienazione (da estrema povertà) in alienazione (da eccesso di ricchezza): siamo ancora così sicuri che il “progresso a oltranza” sia l’unica forma di modernità possibile e, soprattutto, che “arricchirsi” sia davvero così “glorioso”?  

 

Francesco Imparato

Asian Studies Group, ricerca e mediazione sull’Asia orientale

Francesco Imparato

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