Manodopera qualificata: la sfida per Cina e India

2 Agosto 2006

HONG KONG: A nessuno sorprende ormai la crescita inarrestabile di Cina e India. Dopo tutto, il boom economico di questi due colossi occupa

regolarmente le prime pagine dei giornali locali e internazionali.

Tuttavia, sia la Cina che l’India devono affrontare le conseguenze demografiche di quest’espansione. Hanno entrambe una popolazione di

miliardi di persone ma scarseggiano di professionisti.

Le attuali sfide per la Cina, sovrappopolazione e disoccupazione, si trasformeranno nell’arco di un decennio in altri problemi: meno posti di

lavoro e un popolo di anziani con pochi bambini. La Cina, infatti, potrebbe essere la prima nazione ad invecchiare prima di poter raggiungere

lo status di paese sviluppato. La Banca Mondiale stima che entro il 2020 il Colosso asiatico affronterà una forte carenza di manodopera qualificata.

Secondo uno studio condotto recentemente da Nasscom-McKinsey, in Cina mancherebbero professionisti, personale in grado di usare macchinari speciali, e persino manager. Nonostante un tasso di alfabetizzazione del 95%, il livello di istruzione è ancora basso in Cina, dovuto

in parte alla mancanza di scuole in grado di fornire insegnamenti teorici e pratici allo stesso tempo, mentre l’attenzione di genitori e studenti è

tutta rivolta al superamento dei test d’ingresso alle università più prestigiose del paese.

L’India sembra invece avvantaggiata in termini di età, con metà della popolazione al di sotto dei 25 anni. Tuttavia, il Subcontinente condivide le stesse problematiche della Cina, ovvero l’assenza di manodopera sufficientemente istruita e qualificata.

Apparentemente, le statistiche di entrambi i Paesi sembrano ottimistiche: in Cina si laureano circa 1.7 milioni di studenti ogni anno, di cui

350mila ingegneri, contro i 3milioni laureati dell’India, di cui 440mila ingegneri. Ma questi numeri non dicono tutta la verità.

Secondo lo studio McKinsey solo il 10-25% di questi laureati sono assunti da multinazionali, e questo solo in parte per capacità linguistiche non

sufficienti. Il problema è, piuttosto, culturale.

I giovani qui sono motivati a studiare, ma quello che imparano è principalmente teorico. Inoltre, la laurea è vista come una sorta di trofeo, il

biglietto da visita per acquisire uno status privilegiato. Ma questi trofei valgono ben poco sul posto di lavoro.

Cina e India si ritrovano quindi con neo-laureati che diventano manger prima di avere 30 anni, ma con una scarsa esperienza nella gestione e nella comunicazione.

Ci sono però segni di cambiamento. In India la Commissione sull’educazione nazionale, formata lo scorso anno dal premier Manmohan Singh, sta lavorando in collaborazione con istituti educativi ed il settore privato per introdurre un training pratico nel sistema educativo, la chiave per

assicurare una crescita economica a lungo termine.

Ylenia Rosati