Medaglia d’oro ai i bio-ingegneri cinesi.

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12 Maggio 2008

BOSTON: A Boston un team di ingegneri della Peking University vincono l’IGEM.

IGEM o Intenational Genetically Engineered Machine Competition, è l’acronimo per indicare dispositivi biologici partendo da parti già definite, componenti elementari formati da geni (sequenze di DNA), promotori (sequenze di nucleotidi), terminatori, congiunzioni ecc. Oppure veri e propri componenti integrati già testati sul campo introdotte sempre in questi dispositivi biotecnologici; ogni anno sempre più componenti vengono aggiunti per ampliare la ricerca (per maggiori informazioni Registry of Standard Biological part

Mentre tutto il mondo osservava i preparativi di Pechino per le olimpiadi estive, a Boston un gruppo di delegati di ingegneri stavano presentando il loro progetto, un bio-dispositivo per la precisione, insieme ad altri 54 team di partecipanti proveniente da 19 diversi Paesi nel Mondo.

Lo scopo del progetto è quello di utilizzare questi componenti in modo da scrivere un programma genetico, che esseri viventi quali i batteri, eseguono come delle vere e proprie macchine.

La similitudine è quella di vedere le componenti elettroniche come geni, proteine triplette di nucleotidi per realizzare dei veri e proprio chip, ed effettuare la programmazione attraverso questi geni.

È noto dalla bibliografia che gli esseri viventi seguono un programma definito dal loro genoma,rappresentante il programma basilare alle funzioni vitali della propria esistenza. In questo caso l’idea è quella di utilizzare componenti standardizzati, componenti (che ho recentemente descritto) per creare delle bio-macchine, le quali eseguono l’istruzione che noi inseriamo nel loro genoma. Quindi anche la possibilità di riparare malattie genetiche sin dallo stato primordiale, oppure in esseri in età adulta, individuando ed effettuando riparazioni a livello cellulare.

Il progetto del team dei Bio-ingegneri di Beijing consiste in un semplice batterio a cui sono stati inseriti due geni, uno che esprime la codifica del colore rosso, l’altro del verde. A seconda dell’input inserito cambia colore, ma la cosa stupefacente è la capacità di "memorizzare" lo stato in cui si trova: attraverso lo stesso identico stimolo, il batterio cambia il proprio colore a partire dallo stato precedente, da rosso a verde e viceversa.

L’applicazione pratica è ancora da definire, ma ci sarebbero numerosi interessanti campi di utilizzo, sostituendo il gene della colorazione con una particolare funzione, ad esempio quella di eliminare o produrre glucosio, in soggetti iper o ipo glicemici. Oppure potrebbe entrare in simbiosi con l’uomo ed eliminare il glucosio in eccesso nei diabetici. Altri team hanno presentato dei batteri addetti al trasportato di ossigeno, assumendo le funzioni svolte dai globuli rossi; soluzione stessa che può essere applicata per la produzione di organi artificiali dalla Tissue Engineering, col compito di alimentare con l’ossigeno lo Scaffold. Un altro team ha modificato un batterio ai fini della produzione di butano, combustile candidabile come futuro bio-combustibile.

E tanti altri progetti interessanti, che ogni anno bio-ingegneri di tutto il mondo presentano a questa concorso. Queste bio-macchine, sono prodotte e sperimentate concretamente non solo al calcolatore, ma hanno anche un riscontro reale e fisico del loro operato. Naturalmente come in ogni progetto in cantiere, si devono valutare i rapporti di costo ed efficienza della macchina: solitamente nei microrganismi otteniamo il massimo dell’efficienza rispetto alle macchine macroscopiche.

Ci auguriamo che con questo ed altri progetti da parte di ingegneri e progettisti cinesi, facciano decadere lo stereotipo dei cinesi capaci solo di "copiare".

Fonte Ufficiale: IGEM

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