MediaEast: l’International Sourcing secondo Alessandro Delladio

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24 Settembre 2007

L’Intervista: Alessandro Delladio e l’International Sourcing in Asia.

Sembra l’altro ieri, ma sono passati almeno 30 anni da quando gli imprenditori italiani iniziarono a muovere i primi timidi passi verso l’Europa dell’Est, alla ricerca di "nuove opportunità" alias manodopera a basso costo. Romania, Bulgaria, Moldavia, Jugoslavia e poi a sud in Turchia, per finire al Nord Africa. Quelli che inizialmente erano viaggi pionieristici, alla ricerca di nuove aziende cui affidare parte della produzione (tessili in prima linea) o dove acquistare merci a basso costo, divennero in breve le vie del primo esodo industriale, in seguito chiamato delocalizzazione. Una strategia che in breve si diffuse tra le imprese italiane, innescando la corsa all’oro che decretò il successo di tanti, tantissimi imprenditori e uomini d’affari particolarmente audaci. Così, per anni molte imprese italiane hanno esportato il Made in Italy (spesso fatto in Romania), rendendo universale un’idea di stile tuttora riconosciuta come sinonimo di qualità. Il primo sentore di quel fenomeno oggi noto come internazionalizzazione? Forse. Fatto sta, i tempi sono poi cambiati e molti imprenditori hanno conosciuto la scarsa competitività, e fatto i conti con l’arretratezza ancor prima di imparare il termine ‘globalizzazione’. Ebbene si, dall’oggi al domani le 2 settimane necessarie all’azienda moldava per consegnare la merce iniziarono a non bastare, se rapportate agli 8 giorni impiegati dagli operai cinesi. Poi 7 giorni di camion per varcare il confine tricolore, inadeguati rispetto alla celere via aerea che in 2 giorni unisce l’azienda del Guangdong al magazzino in Italia. Per non parlare del costo della manodopera, fino al 30% più basso in Asia. Così, mentre i nostri vicini europei già masticavano il mandarino (e non parliamo del frutto), le nostre imprese annaspavano in scia, cercando di capire cosa stesse accadendo.

Da questo periodo, comunemente denominato "crisi", hanno avuto vita nuove strategie di mercato, che videro risvegliarsi l’intuito e l’agilità proprie dell’imprenditoria italiana. Mentre le società più strutturate, fatti armi e bagagli ora operano direttamente a Shanghai, Mumbai e dintorni, anche le Pmi stanno vivendo il loro flirt con l’Asia, grazie all’international sourcing. Un fenomeno di grande attualità, che ha visto svilupparsi apposite società di servizi per la piccola e media imprenditoria italiana, capaci di riscuotere un successo sorprendente. È il caso di Mediatex Srl, giovane azienda trevigiana che ha saputo cogliere la sfida, ideando MediaEast, un servizio di international sourcing "estremamente orientato al prodotto" e operante proprio in Asia. Per capirne di più, Corriere Asia ha intervistato l’amministratore della società Alessandro Delladio.

CORRIERE ASIA: International sourcing è un termine ancora poco conosciuto, ma il concetto è già stato recepito da molte imprenditori. Ci spiega di cosa si tratta?

ALESSANDRO DELLADIO: talvolta si tende a confondere il sourcing con il buying (l’attività dell’ufficio acquisti ndr), in realtà il primo è un’evoluzione del classico concetto di approvvigionamento. Si tratta di un’attività di globalizzazione degli acquisti che richiede una visione d’insieme dei mercati internazionali, e la creazione di nuove sinergie con la controparte rispetto al vecchio B2B. Basti pensare che qualcuno si è rivolto a noi con idee imprenditoriali brillanti, business plan elaborati e capitali a disposizione, senza avere la minima idea di quali siano i reali prezzi di mercato cui stanno per rivolgersi, magari con un nuovo prodotto.

C.A.: Perché International Sourcing proprio in Asia? E dove?

A.D.: In Asia perché ormai da 16 anni ci lavoriamo. Nel tempo e con l’esperienza abbiamo sviluppato un efficace network di contatti, soprattutto in Cina, estendendolo poi in India, Bangladesh e Sudest Asiatico. I miei clienti chiedono competitività e qualità, e non credo che potrei riuscirci altrove.

C.A.: Chi è il cliente tipo che si rivolge a MediaEast?

A.D.: Sono soprattutto piccole e medie imprese, guidate da persone in possesso di grande know how in termini di prodotto, intraprendenti ed entusiasti, ma che hanno grosse difficoltà ad abbattere i costi, quindi ad essere competitivi. Noi siamo un anello di giunzione tra la loro realtà localizzata e i mercati internazionali.

C.A.: Allora possiamo dire che il sourcing aiuta le Pmi ad internazionalizzarsi?

A.D.: Certo, è il più adatto in quanto orientato al prodotto, e il più immediato, in quanto accedono a questi mercati in tempi rapidi, rispetto agli anni di esperienza e qualche batosta indispensabili per riuscirci in autonomia.

C.A.: Perché un’azienda ha più vantaggi nel rivolgersi a voi piuttosto che organizzarsi da sola?

A.D.: Intanto deve valutare se avrebbe un effettivo vantaggio di costi-benefici. Ovvero, noi abbiamo un costo proporzionato al volume di affari generato e l’azienda non deve creare un ufficio import apposito fin da subito, in quanto servirebbero comunque anni per renderlo efficace. In seconda istanza, le aziende preferiscono rivolgersi a noi, oltre che per la nostra professionalità, anche per destinare le somme altrimenti necessarie per la struttura interna, ad attività di ricerca e sviluppo in Italia o nell’allargamento della rete di vendita.

C.A.: Mi sembra di capire che c’è un costo per l’azienda solo a risultato ottenuto?

A.D.: Esatto. La ricerca in Asia è un nostro rischio, sarà poi il cliente a valutare la soluzione che gli proponiamo. Una volta soddisfatte le aspettative si inizia a produrre, e noi percepiamo un provvigione sul fatturato generato.

C.A.: Quali sono i settori in cui lavorate maggiormente?

A.D.: La nostra società è caratterizzata da una grande flessibilità, con un nocciolo organizzativo unico e tre divisioni, composte da tecnici preparati in termini di prodotto. La nostra attività storica è il tessile di alta qualità, poi è nato il ramo dei beni di consumo durevoli in particolare nei settori metalmeccanico, edile e arredamento. Infine, trovandoci nell’area dello Sport System di Montebelluna, la capitale mondiale del prodotto sportivo, abbiamo sviluppato un settore parallelo al primo, ma specializzato nell’abbigliamento e accessorio tecnico per lo sport, in particolare outdoor e ciclismo.

C.A.: Molte imprese tentano di approcciare l’Asia, la Cina in particolare ma rimangono scottate, in quanto scelgono partner sbagliati o non riescono a gestire il rapporto. Come se lo spiega?

A.D.: Il nostro know how maggiore è la capacità di selezionare a dovere le aziende asiatiche, non solo attraverso i numeri, ma soprattutto attraverso un rapporto personale, di fiducia che sviluppiamo con la controparte. Lo dimostra il fatto che dopo anni, stiamo ancora lavorando con gli stessi partner di un tempo, in un clima di stima reciproca.

C.A.: Nel caso ci fosse un contenzioso, magari in Cina, perché qualcosa è andato storto, lei come si muoverebbe?

A.D.: Va detto che prevenire è meglio che curare, ecco perché le fondamenta per il successo si basano su un’attenta selezione del partner asiatico. Segue quindi un elaborato processo di controllo del prodotto, che inizia con la campionatura e arriva all’ispezione finale. Nel peggiore dei casi, collaboriamo con diversi studi legali italiani che operano anche in Cina, dove negli ultimi anni il governo ha innalzato il livello di tutela per gli investitori stranieri anche in fase di contenzioso.

C.A.: Cosa vede nel futuro della sua attività?

A.D.: Senza dubbio intensificheremo la nostra presenza in India. Inoltre stiamo già lavorando per offrire un servizio di export e aiutare i nostri clienti a vendere proprio in Asia.

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  • Sito ufficiale dell’azienda – http://www.mediaeast.it

Emanuele Confortin